Phil Schiller: “Fare un keynote può mettere a rischio la tua vita”

Il senior Vice President Worldwide Marketing di Apple parla della WWDC, dei preparativi per l'evento, dell'importanza di questo appuntmento e svela un curioso retroscena risalente al 1999.

Phil Schiller
Phil Schiller

Fare un keynote può essere pericoloso. Al punto che si rischia anche di spezzarsi il collo per le peripezie cui si è costretti. È questo uno dei curiosi e dei retroscena rivelati da Phil Schiller, Senior Vice President Worldwide Marketing di Apple, durante una intervista del podcast Accidental Tech con John Siracusa, Marco Arment e Casey Liss. Nella chiacchierata di circa un’ora, si è parlato della WWDC, l’annuale Worldwide Developers Conference – che quest’anno si terrà dal 3 al 7 giugno a San Jose presso il McEnery Convention Center, ciò che comporta e gli sforzi organizzativi di Apple.

L’evento annuale vede la partecipazione di 5000 sviluppatori di tutti i paesi del mondo, con migliaia di ingegneri Apple, per non parlare dei vari inviati dalla stampa, in altre parole il “Superbowl di Apple”, l’evento nel corso del quale vengono mostrate le prossime evoluzioni di iOS, macOS, watchOS, tvOS e in alcuni casi anche nuovo hardware.

Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della conferenza sviluppatori. Il dirigente di Apple ha partecipato a 28 conferenze, incluse quelle nel corso delle quali sono state presentate tecnologie quali QuickTime, Mac OS X e l’App Store, prodotti e servizi che spesso hanno richiesto anni di lavoro.

La scadenza annuale imposta da questo appuntamento, per quanto artificiosa, è dal punto di vista di Schiller, un elemento positivo che obbliga a lavorare con costanza e verso la stessa direzione.

Nel corso degli anni i preparativi sono cambiati, obbligati dall’immenso mercato di riferimento con il quale Apple ha ora a che fare. “Siamo passati da una singola piattaforma, a tante diverse”, ha spiegato Schiller, “con prodotti che si intersecano e ognuno dei quali ha le sue peculiarità”. “Quando lanci iOS, devi pensare che iOS è per iPhone, per iPad e anche la base di watchOS. È al centro anche dell’HomePod e consente di sfruttare dal Mac funzioni come Continuity. Tutte queste dipendenze sono estremamente importanti”.

Phil Schiller

“Con diversi mesi di anticipo”, ha continuato ancora Schiller, “sappiamo che le funzioni in arrivo ma dobbiamo avere una buona visione d’insieme e sufficiente fiducia nella nostra capacità di mostrare la maggior parte delle funzioni in versione beta. Ci sono poi funzioni di cui non possiamo parlare subito, perché legate a progetti in arrivo”.

Decine di team interni all’azienda si occupano delle interdipendenze, sulla stregua di “controllori del traffico aereo”, spiega ancora Schiller. “L’obiettivo è creare un prodotto di qualità. Non siamo perfetti, ma è quello il nostro scopo”.

Apple vanta una comunità con centinaia di migliaia di sviluppatori ma solo 5000 sono quelli che possono essere ospitati alla WWDC, selezionati in modo casuale per non far torto a nessuno. I posti si esauriscono in poche ore, nonostante il biglietto costi 1600$ (al quale bisogna aggiungere viaggio e alloggio). Moltissimi sviluppatori sono ad ogni modo disposti a pagare pur di partecipare a sessioni tecniche, laboratori pratici e avere la possibilità di parlare con relatori di spicco e l’opportunità di collaborare con gli ingegneri Apple che danno vita alle tecnologie e ai framework utilizzati dai programmatori.

Soluzioni che consentirebbero di ospitare ancora più persone, non hanno senso secondo Schiller giacché ci perderebbero le persone, con meno ingegneri a disposizione con i quali parlare. Apple, da qualche tempo, al termine della WWDC mette a disposizione i video delle varie conferenze. Prima ci volevano mesi, spiega Schiller, mentre ora video e trascrizioni con i sottotitoli sono disponibili per tutti in poche settimane o giorni”.

Chi non ha la possibilità di partecipare a questo evento, può partecipare ad altri eventi o strutture dedicate in altre parti del mondo. Ci sono i “Tech Talk” in alcune grandi città, la “Developers Academy” in Italia e Brasile, gli “Accelerator Labs” in India, ma anche gli “Entrepreneurs Camp” pensati per fornire alle donne che lavorano nel campo dello sviluppo di app gli strumenti necessari per lavorare nella moderna economia globale.

Schiller afferma che il desiderio dell’azienda è dare a sviluppatori grandi e piccoli, le stesse opportunità. Un principio che è al centro dell’App Store, in contrasto con i software che in precedenza erano venduti boxati. La piattaforma dematerializzata in questione offre accesso paritario alle varie risorse messe a disposizione da Apple.

La Casa di Cupertino ha lavorato per migliorare l’App Store che ora offre contenuti editoriali nella sezione “Oggi”, con report, interviste, ritratti di sviluppatori e selezioni di software vari: ” Il team editoriale garantisce che a beneficiare di queste risorse di marketing siano anche i piccoli sviluppatori che realizzano applicazioni eccellenti”. La posta in gioco è alta sia per Apple, sia per le software house. “Abbiamo circa mezzo miliardo di visitatori a settimana su App Store”: una folla il cui andirivieni viene analizzato in modo anonimo per cercare di capire cosa funzione e cosa non funziona.

Phil Schiller (a sinistra) e Craig Federighi (Senior Vice President Software Engineering)
Phil Schiller (a sinistra) e Craig Federighi (Senior Vice President Software Engineering)

Peculiarità della WWDC è che mette insieme tre tipi di pubblico molto diverso: gli sviluppatori, la stampa e l’utente medio. Apple cerca di studiare annunci per bilanciare le attese di questi tre target. Nelle presentazioni, spiega Schiller, “non parliamo di dettagli relativi ad API perché abbiamo anche utenti che osservano semplicemente e vogliono capire cosa stiamo per fare e quali sono le funzioni concretamente utili per loro. Per gli sviluppatori, sono previste sessioni tecniche e conferenze specifiche, mirate a chi è in grado di comprendere il codice.

Schiller dice di non essere spaventato dalle demo nei keynote, elementi per i quali è solo un po’ in ansia. Lui e i suoi colleghi come Craig Federighi sono “semplici” ambasciatori che per due ore mostrano il risultato di “centinaia se non migliaia di ingegneri che hanno lavorato sodo. È un onore e una responsabilità presentare il proprio lavoro, trasmettere un messaggio. Internamente siamo anche noi clienti.

Anche noi amiamo questi prodotti, comprendiamo gli sforzi e cerchiamo di presentarli nel modo migliore. Come vorremmo se fossimo dei normali clienti che partecipano alle dimostrazioni.

Schiller prosegue citando un aneddoto del 1999 in occasione della presentazione degli iBook con la WiFi, una tecnologia per lo più sconosciuta al grande pubblico di allora. Per scherzo era saltato con il portatile in mano da un’altezza di tre metri, per mostrare che la connessione wireless era attiva. Inizialmente il team di Apple aveva pensato di sfruttare un manichino con la forma di Flik, la formica di “A Bug’s Life – Megaminimondo” ma Steve Jobs voleva una persona reale e suggerì a Schiller di farlo. Schiller rispose con entusiasmo, affermando – scherzando – che non avrebbe firmato la liberatoria e che tanto, se fosse morto schiantandosi, la sua famiglia avrebbe fatto causa ad Apple.

Verso la fine del podcast la discussione vira nel settore automobilistico, una passione di Schiller. Non rivela nulla dei progetti di Apple in questo settore ma sappiamo che è appassionato di motori e scopriamo che la sua macchina preferita è italiana:  la Ferrari F50 Spider. Il podcast completo si trova a questo indirizzo.