Recensione Parallels Desktop 13, il meglio dei due mondi Mac e Windows

Parallels Desktop 13

Non solo Windows, con Parallels è possibile usare anche Linux e Android: una comodità incredibile ben oltre le nostre aspettative. La recensione completa del software in sconto 25% fino al 26 Giugno.

Usare Windows su Mac è uno dei pensieri “impuri” che qualsiasi utente Mac ha avuto prima o poi: Parallels Desktop 13, oggetto di questa recensione,  è l’ultima release di un software che da più di dieci anni offre soluzioni di virtualizzazione che rendono concreta questa possibilità, ma che estendono il processo anche ad altri OS come Linux, Android o anche macOS.

Chi scrive usa Parallels Desktop da anni, sin da quando sul primo MacBook Pro nel 2006 ha realizzato la differenza tra virtualizzazione e emulazione (chi si ricorda il vecchio VirtualPC?) e ne ha capito le implicite potenzialità.

Parallels Desktop 13
Parallels Desktop 13, qui con tre sistemi aperti: Windows 10, Linux Ubuntu e Android 7

Quindi quando si è fatta avanti la possibilità di esaminare Parallels Desktop 13 per Macitynet non ci siamo fatti pregare a abbiamo subito provveduto a mettere nero su bianco, andando ad esaminare per l’occasione funzioni che, normalmente, non fanno parte della quotidianità.

Parallels Desktop 13
La TouchBar di un MacBook Pro con Parallels e Windows 10 attivo

Ma nonostante il software di Paralles sia ormai maturo e ben stabilizzato, sono ancora molti gli utenti che non hanno mai provato la sensazione (piacevole) di avere un piede in due scarpe, per cui andremo a descrivere non solo le novità della versione 13 ma anche le funzioni fondamentali del software in generale.

Inferno ghiacciato

Sin da quando Apple è passata all’architettura Intel la possibilità di usare Windows sui computer della Mela è diventata ufficiale grazie a BootCamp, il software incluso in tutte le versioni di OS X/macOS, a patto però di scegliere il giusto OS, in modo esclusivo, all’avvio della macchina, e di dover riavviare per cambiare la scelta. Come ovvio una procedura scomoda, a cui fanno fronte alcune soluzioni, tra cui Parallels Desktop, prodotto tra i primi ad arrivare nel mercato dopo il passaggio di Apple ad Intel e ad oggi quello che mostra la quota di mercato più importante.

Installare Parallels è molto semplice, segue le routine di una qualsiasi App: una volta lanciato il prodotto e validato basta seguire le istruzioni a video per installare il primo sistema operativo virtualizzato, che sostanzialmente “vive” sopra quello primario e consente l’esecuzione di tutte le routine e delle App native, condividendo le risorse con il Mac e che può essere avviato, congelato, riavviato e spento a piacere senza per questo dover riavviare anche il Mac.

Le varie istanze di Windows, Linux e Android (nella versione per Amazon a dire la verità) possono essere eseguite in finestra oppure a tutto schermo, singolarmente o contemporaneamente e scambiarsi documenti una con l’altra, così come con il sistema operativo ospite, tutto con un semplice drag&drop.

Volendo, da qualche release in qui è anche possibile virtualizzare anche macOS, all’interno di macOS (sfruttando la partizione di recupero), in modo da avere una copia pulita del sistema operativo ideale per fare delle prove o per dei test tra più Mac usando un solo Mac.

Il tutto è offerto dal software Parallels Tools, una serie di routine trasparenti che si installano nelle macchine virtualizzate e che consentono l’interazione con macOS: questi sono da aggiornare ad ogni aggiornamento di Parallels, ma la procedura è del tutto automatica e non dura che una manciata di secondi e un riavvio della macchina virtuale.

Parallels Desktop 13

Parallels Desktop 13, le novità

L’attuale versione, che come da consuetudine oramai è stata annunciata alle porte dell’autunno dell’anno scorso, ha portato numerose novità, senza però stravolgere una soluzione oramai rodata.

La prima innovazione è senza dubbio l’incremento di prestazioni, che può arrivare al 47%, dicono gli sviluppatori: chi scrive ha testato la versione precedente e quella attuale su di un MacBook Pro 13” del 2013 con processore Intel i5 e 8 GB di Ram, macOS 10.13 e Windows 10 Pro (soprattutto) con risultati piacevoli, anche se è difficile quantificare l’incremento di prestazioni, di certo inferiore al 50% (ma ovviamente il tutto dipende da tantissimi fattori, incluso l’hardware a disposizione).

Possiamo tranquillamente affermare che Windows 10 Pro (con Fall Creators Update) è eseguito correttamente all’interno del Mac, sia in finestra che a pieno schermo, anche con App non proprio leggere come Photoshop CC 2017 e Office 2016. All’interno di Parallels abbiamo definito che la priorità dei processi è data alla macchina virtuale, quando in esecuzione, e in effetti gli 8 GB di Ram si sono dimostrati un po’ scarsi in alcuni compiti, ma per le prove, la gestione di alcuni documenti, i test di rete e l’esecuzione di alcune utility la configurazione che abbiamo, non nuova ma proprio per questo interessante per un test, si è rivelata più che sufficiente a coprire le  esigenze.

Versioni più vecchie di Windows, le varie distro di Linux e Android (quest’ultima qua e la un po’ troppo spoglia di funzioni) addirittura molto meno impegnative di Ram e processore.

Altra novità è il supporto alla TouchBar (qui una breve descrizione), non ricco come ci aspettavamo ma che comunque riporta i comandi fondamentali e risulta comodo all’occorrenza, seppure ci sia un margine di miglioramento (può comunque essere personalizzato dall’utente con le App preferite).

Soprattutto in questa versione i vantaggi più evidenti sono relativi alle finestre: da sempre Windows, soprattutto (con gli altri OS le attenzioni sono minori, con Android quasi nulle) permette la redifinizione della risoluzione semplicemente modificando la dimensione della finestra, che si adatta un secondo dopo nei contenuti. Con Parallels Desktop 13 è tutto più veloce e anche le App virtualizzate adesso si comportano meglio: restano attive le modalità FullScreen (per avere il sistema ospitato sopra quello ospite) e Coherence, dove il sistema ospitato scompare e restano attive solo le finestre delle App, integrate in macOS.

Sempre nelle finestre è incentrata la novità che permette adesso di avere i sistemi operativi non in primo piano come finestre picture-in-picture, che mostrano l’attività senza occupare eccessivi pixel sullo schermo e che sono ridimensionabili con un clic.

Infine, l’ultima novità di nota è la possibilità di affiancare la nuova funzione People Bar di Windows in modo da avere alcuni contatti frequenti come icone nel Dock, da richiamare velocemente (a chi scrive questa funzione è sembrata un po’ ridondante, ma il parere qui è soggettivo).

Aspetti negativi sulla soluzione non ce ne sono, se non in qualche dettaglio qua e là, come ad esempio l’interfacciamento di alcuni driver che faticano a riconoscere il salto da un sistema all’altro (come alcuni mouse che cambiano risoluzione quando usati all’interno dell’ambiente virtuale), la scheda di rete virtuale ogni tanto ha fatto le bizze, ma tutto si è risolto con banali trucchetti e ovviamente la gestione di Windows, che per chi usa il Mac tutti i giorni porta inevitabili seccature in alcune scelte tecnologiche (ma qui Parallels non c’entra nulla).

L’unica vera pecca riscontrata da chi scrive, che a detta di chi sviluppa rappresenta uno scoglio molto alto da gestire, è la mancanza di un sistema di sincronizzazione che permetta di aggiornare le impostazioni, lo stato, i contenuti e altri dettagli tra più Mac che vogliono usare la stessa immagine virtualizzata: ad esempio per chi usa un portatile e un fisso in modo alternato, e che se vuole continuità deve giocoforza copiarsi ogni volta la mastodontica cartella Parallels dove si trovano le immagini disco virtuali.

Il piede in due scarpe

Siamo onesti: i tempi in cui il Mac era una fede sono oramai passati, il pubblico è maturo e la scelta di un computer, di un sistema operativo e di una serie di App è dovuta prevalentemente a fattori come abitudine, opportunità, comodità e economia di scala. Seguendo questo ragionamento non c’è motivo per non approfittare del fatto di avere due o più sistemi operativi, con le relative App/utility/servizi a disposizione di uno o due clic, tanto più se questo non pesa molto sul processore.

Non nascondiamo che avere due computer reali è decisamente meglio, perché le prestazioni sarebbero migliori, ma spesso non è possibile non solo per motivi economici, ma anche per questioni di spazio, di peso o di ingombro, dettagli non da poco specie per chi viaggia.

Poter accendere e spegnere una macchina virtuale all’occorrenza in un processo che necessità di non più di tre secondi (su Mac con dischi SSD) è un beneficio incredibile, specie considerando l’ampia libertà di intervento tra un sistema virtuale e l’altro.

In Italia Parallels Desktop è distribuita da Attiva, e potete trovarla in tutti i negozi Apple Premium Reseller della penisola anche in diverse offerte (come quella online), mentre per chi desidera sottoscrivere un abbonamento al softwarte che include anche Parallels Access e le varie utility Parallels Toolbox (che abbiamo recensito qui) l’indirizzo è quello del sito web ufficiale.

Pro

  • Ottima integrazione tra il software e tutti gli OS
  • Le sessioni virtualizzate funzionano contemporaneamente
  • L’offerta commerciale è molto elastica

Contro

  • Le immagini disco non sono sincronizzabili

Prezzo

Parallels si può anche acquistare online direttamente dal sito del produttore con a questi prezzi Iva compresa.

È possibile anche acquistare su Amazon.

Prezzo: EUR 73,28
Da: EUR 76,08