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Storia di Apple: dal garage al primo Mac – seconda puntata

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Blue Box: la prima “impresa” della coppia Wozniak e Jobs

Siamo all’inizio degli anni 70 e Stephen Wozniak era tornato a scuola: aveva deciso di studiare ingegneria e si iscrisse all’università di Berkeley in California. Questa volta aveva deciso di fare sul serio, decidendo persino di iscriversi a più corsi.
Le cose andavano bene anche se, verso la fine dell’anno mise sempre più impegno nella costruzione di alcune “blue box” insieme a Jobs.

Wozniak lesse di queste blue box per la prima volta sulla rivista Esquire: si trattava della storia di un John Draper (detto anche Capitan Crunch), strano personaggio che girava negli Stati Uniti con un furgoncino al cui interno era sistemato un particolare congegno che permettava di telefonare gratis, la cosa preoccupava l’FBI che, infatti, gli stava alle calcagne. Woz telefonò subito a Jobs, raccontando quanto aveva letto sull’Esquire.

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John Draper alias “Captain Crunch”

John Draper era in pratica il primo “phone phreaker ” del mondo: un phreaker  qualcuno che studia e costruisce particolari dispositivi che permettono di chiamare gratuitamente. I puristi del “phone preaking” sostengono che per il vero “phreaker” rubare la telefonata  solo una sfida intellettuale, cercando il sistema di abbattere centralini e linee telefoniche apparentemente sicure.
Con la sua solita precisione maniacale, Wozniak raccolse in breve tempo ogni articolo, commento, libro sul “phone preaking”‘ e nel giro di pochi mesi divenne anch’egli un esperto della materia.

Era fatale che la sua fama giungesse fino all’orecchio di Capitan Crunch e una notte, il furgoncino di Draper si fermò davanti alla casa di Wozniak.
Anche se Woz rimase deluso nel vedere il furgoncino di Capitan Crunch (si aspettava di trovare decine di apparecchiature elettroniche, mentre non era nient’altro che un comune furgoncino), divennero subito buoni amici.

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Jobs e Woz con una blue box

Insieme, sfruttando tutte le tecniche di phreaking cercavano di carpire informazioni sui computer statunitensi; si racconta persino che una volta Woz riuscì a telefonare in Vaticano e a svegliare il Papa! [ndr. Il vezzo di utilizzare il Papa per i suoi scherzi è ancora una costante per le esibizioni pubbliche di Woz: anche al recente Macworld di San Francisco la presentazione del ModBook di Axiotron presentava uno sketch con un falso iChatting con Ratzinger ed una battuta sull’assonanza tra Helsinky ed Hell-sinky].

Fu però Steve Jobs a rendere questo passatempo una fonte di guadagno: nel giro di poco tempo, fecero affari d’oro vendendo agli studenti “blue box”.

REED COLLEGE, RELIGIONI ORIENTALI E CALLIGRAFIA

Nel 1972 Jobs si iscrisse al Reed College nell’Oregon ma anche lì continuò ad essere introverso e solitario: figlio di persone appartenenti alla classe operaia, si sentiva probabilmente fuori posto in quella scuola frequentata soprattutto da studenti di alto ceto. Alto, magro, con i lunghi capelli che gli scendevano sulle spalle: Jobs appariva “fuori posto” ed era chiaramente il classico “ribelle” degli anni ’60.
Anche se non aveva troppe amicizie, Jobs si trovò bene al Reed College. Inizialmente aveva pensato di iscriversi a Standford dove aveva avuto modo di frequentare alcune lezioni quando era ancora iscritto alle superiori anche se “lì tutti sapevano cosa fare”. Visitando il Reed College, si era innamorato della scuola perché gli era sembrato un luogo dove “nessuno sapeva che cosa avrebbe fatto. Tutti stavano cercando di capire il senso della vita”.Steve Jobs si trovava a casa di Wozniak quando il padre gli telefonò per avvertirlo che era stato accettato al Reed College: Jobs era entusiasmato dall’idea di poter studiare in quel posto.

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La blue box di Woz

 

Al Reed College, Steve Jobs, passò il primo anno interessandosi di religioni orientali, buddhismo e frequentando le lezioni quando ne aveva voglia. Ad un certo punto divenne vegetariano e cominciò ad alimentarsi con soli cereali, anche perché, ricorda: “una scatola costava 50 cent e poteva durare anche una settimana”.
Tra i tanti corsi ne seguì pure uno sulla calligrafia: questa scelta, a posteriori, si rilevò fondamentale secono lo stesso Jobs: “dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò molto utile: il Mac è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute”.
Si racconta che ai partyJobs se ne stesse sempre in un angolo da solo e silenzioso. Ad ogni modo, come abbiamo già accenato, pur con tutte le svariate diversità di carattere e diversi interessi di tipo intellettuale, l’amicizia tra Wozniak e Jobs rimase sempre inalterata.
Nel periodo di permanenza di Jobs al Reed, Wozniak andava spessissimo il fine settimana a trovare l’amico nell’Oregon.

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L’HP35 di Hewlett Packard

WOZNIAK TROVA LAVORO ALL’HP
Nel 1973, terminato il suo penultimo anno, Stephen Wozniak riesce a trovare un lavoro estivo e si affianca a Bill Fernandez presso la Hewlett Packard.
In quel periodo la HP stava producendo una calcolatrice programmabile, la HP35.
Wozniak capì immediatamente quanto quel particolare accessorio assomigliasse per molti versi ad un computer, essendo dotata nel suo piccolo di registri programmabili, chip e un proprio set d’istruzioni.
“Se non fosse per il sistema di I/O”, pensava Wozniak, “sarebbe un computer, la passione della mia vita”. Wozniak si mise a studiare il progetto della HP con lo stesso impegno e testardaggine che aveva applicato ai minicomputer.

Nel frattempo, dopo il suo primo anno passato al Reed College, Steve Jobs, ritorna a Silicon Valley in California e trova lavoro presso una società produttrice di videogames, la Atari, presso la quale lavorò giusto il tempo necessario per guadagnare i soldi per fare un viaggio (“di meditazione”) in India che da tanto tempo aveva pensato di fare.
La cosa avvvene grazie al buon lavoro che aveva fatto presso la sede USA: Bushnell stupito dalle capacità di Jobs gli commissionò un servizio su una grande quantità di apparecchiature difettose che erano state vendute in Europa e gli comprò un biglietto di andata e ritorno: Jobs chiese soltanto il biglietto di andata e ottenne che quello per il ritorno fosse sostituito dalla corrispondente somma in contanti.
Il motivo di questa richiesta era la volontà di Jobs di partire, una volta terminato il servizio per Atari, per un lungo viaggio in India alla scoperta di quello che aveva studiato nel suo primo anno al Reed college.

Al ritorno dall’India, Jobs ritornò a lavorare per la Atari e ricontattò subito il suo amico Wozniak il quale, nel frattempo, continuava ad occuparsi di scherzi…

SCHERZI TELEFONICI
Stephen Wozniak s’era inventato la sua personale “Dial-A-Joke”, la prima nell’area di San Francisco: tutte le mattine, prima di andare a lavorare, memorizzava nella sua segreteria telefonica una berzelletta sui polacchi: il suo numero di telefono era il più occupato di tutta la baia di S. Francisco e più di una volta dovette litigare con la società telefonica per poter sfruttare la sua segreteria.
Anche gli argomenti delle barzellette crearono qualche problema finché, persino il Polish American Congress, gli scrisse una lettera chiedengogli di smettere. Wozniak (che, tra l’altro,  di origine polacca) pensò bene, allora, di prendere di mira… gli italiani; ma, non appena la tensione si calmò, torno di nuovo a memorizzare sulla segreteria barzellette sui polacchi…
In questo filmato vediamo Woz stesso che racconta l’aneddoto nel 2006.

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La versione Coin-op di Pong

WOZNIAK SCOPRE PONG

All’inizio degli anni ’70 iniziarono a diffondersi i primi “giochi da bar” computerizzati : il primo in assoluto fu “Computer Space” di Atari.
Wozniak fu attirato dalla prima vera console in commercio, la “Odissey” della Magnavox (il gioco dell’hockey con le due “racchette” laterali che respingono una pallina che si sposta al centro dello schermo).
Stephen pensò immediatamente di poterne scrivere uno uguale e andò a casa a progettarne uno.
Quando Wozniak mostrò il suo lavoro alla Atari, gli venne subito offerto un posto di lavoro ma rifiutò, perché “si trovava bene alla Hewlett Packard”.
Nonostante il rifiuto a lavorare per la Atari, Wozniak era affascinato dalla macchina da gioco e Jobs (che spesso si tratteneva al lavoro anche di notte) lo invitava spesso in fabbrica, così, mentre lui lavorava, “the Woz” poteva giocare gratis (era capace di giocare anche per otto ore di seguito).
Questo favore, in realtà, era un vantaggio anche per Jobs che, quando aveva un problema, sapeva che bastava interpellare l’amico per risolvere qualsiasi dubbio in breve tempo.

JOBS PROGRAMMA BREAKOUT

Nel 1976 Nolan Bushnell, socio fondatore della Atari, diede a Jobs l’idea per il gioco Breakout (il famoso gioco della pallina da far rimbalzare contro un muro da abbattere). Jobs pensò che lui e Woz avrebbero potuto realizzare questo tipo di gioco in pochissimo tempo: ci riuscì; ma dovette estorcere a Wozniak la promessa di aiutarlo: il giorno Wozniak lavorava alla HP e la sera aiutava Jobs a progettare il gioco (non dormì per quattro giorni).
Grazie a questa impresa riuscirono a guadagnare 700 dollari, ma la cosa più importante che capirono non era tanto di essere finalmente consapevoli delle loro capacità, quanto il fatto che erano in grado di lavorare insieme, con successo, su un progetto difficile e in tempi ristretti.
Dopo il gioco Breakout, Wozniak aiutò Jobs a realizzare un terminale a basso costo che sfruttava un comune televisore come display.

L’HOMEBREW COMPUTER CLUB

Wozniak cominciò a frequentare ll’Homebrew Computer Club, un club nato el 1975, al quale si erano scritti i primi, pioneristici appassionati, con i quali Wozniak condivideva amore e la passione per i “computer”.

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Alla sua prima riunione, si sentì un po’ smarrito: tutti discutevano degli ultimi chip nati, l’8008 e l’8080 e Wozniak non ne aveva mai sentito parlare.
Wozniak aveva però progettato un terminale video e questa cosa suscitò l’interesse di tutti i membri del club.
Tornato a casa Wozniak si mise a studiare gli ultimi chip, comprò il primo numero dela neo-nata rivista Byte e ogni due settimane si recava gli incontri con gli altri soci del club.
L’HomeBrew Computer Club cambiò la vita di Wozniak: la possibilità di scambiare opinioni con gli altri membri che avevano i suoi stessi interessi erano una fonte inesauribile di idee per lui che, oltretutto, esercitava una sorta di magnetismo verso gli altri: la sua grande competenza tecnica e il suo modo di fare allegro, sorridente, amichevole lo rendevano un personaggio ammirato e apprezzato da tutti.
Quando gli altri portavano le loro macchine alle riunioni, Wozniak ne restava affascinato ma, nello stesso tempo, si rendeva conto che molte di esse non erano per niente dissimili dal “Cream Soda Computer” costruito insieme a Fernandez . Cominciò perciò a pensare di poterne riprogettare uno più funzionale e presto capitò l’occasione giusta per mettersi all’opera: Wozniak riuscì a comprare per soli 20$ (all’epoca i processori costavano centinaia di dollari) il nuovo microprocessore 6502 della MOS Tecnhology contattando un responsabile della società ad una fiera del settore. Era il primo mattone per costruire l’Apple I.

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