Troppa pirateria, niente più caricamento diretto app su PlayBook,

Rim annuncia la cancellazione della funzione grazie alla quale è possibile caricare sui PlayBook applicazioni senza passare dal negozio digitale per adottare il sistema adottato da Apple, che impone l'utilizzo di uno store. Secondo il responsabile delle relazioni con gli sviluppatori, questo dovrebbe limitare il fenomeno della pirateria ed evitare all'ecosistema del tablet RIM di fare la fine di quello Android, colpito da un rampante "taroccamento" dei programmi.

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RIM tornerà sui suoi passi ed obbligherà per l’installazione delle applicazioni sul suo PlayBook ad usare il negozio on line seguendo una strada del tutto simile a quella seguita da Apple con i suoi iPhone, iPod touch e iPad, abbandonando la tecnica del cosiddetto sideloading, il caricamento diretto, mutuato dal mondo Android. La ragione per cui la società canadese decide di imitare Cupertino è semplice: troppa pirateria.

Il sideloading, ovvero il trasferimento di programmi senza passare per il negozio digitale ma semplicemente scaricando dal sito di uno sviluppatore il pacchetto che contiene il programma e passadolo al dispositivo attraverso il computer su cui viene scaricato, rende tutto molto semplice per l’utente finale, sia quello onesto che quello disonesto. Basta infatti procurarsi il file dell’app e con un paio di semplici passaggi questa viene protetta e diventa caricabile senza alcun problema anche se non è stata acquistata regolarmente.

Interessante, in questo contesto, la precisazione di Alec Saunders, responsabile delle relazioni con gli sviluppatori. Secondo Saunders sarebbe meglio provvedere subito prima che anche per RIM si presenti la stessa spiacevole situazione che affligge il mondo Android, dove il sideloading è una pratica comune e alla base di un gigantesco problema di pirateria: «Per gli sviluppatori Android – dice Saunders – la pirateria è un grave problema e non vogliamo replicare lo stesso ripugnante caos che si verifica in quel contesto». Secondo il manager RIM ben il 25% delle applicazioni installate su Android sarebbe piratato. Anche se questa informazione non è verificata da altre fonti, molti sviluppatori sono davvero preoccupati del livello di applicazioni “taroccate” che segna il mondo Android. È per questa ragione che importanti realtà o non si sono avvicinate al mondo del sistema operativo di Google (è il caso di Chair che sviluppa Infinity Blade) o hanno preferito distribuire versioni gratuite con sponsorizzazione, nella convinzione che non sarebbero in grado di recuperare i costi dello sviluppo distribuendole a pagamento.

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