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Vendite iPhone in crisi? analisti smentiscono, il NYT tenta di far chiarezza

Le voci sui tagli sulla fornitura di display per gli iPhone, annunciati ieri sia dal Wall Street Journal sia dal Nikkei di Tokyo, sarebbero da ritenere inaccurate, confuse o addirittura manipolate da chi avrebbe potuto trarre beneficio economico dal conseguente effetto della notizia sulle azioni della Mela.

Effetto che a ben vedere c’è stato, avendo le AAPL toccato nella giornata di ieri il minimo storico dallo scorso febbraio, per riuscire a risalire la china in seguito alle nuove informazioni rimbalzate online, ma chiudendo comunque a -3.57%. 

L’opinione favorevole alla smentita delle voci viene da due società di analisi di Wall Street, Well Fargo e JP Morgan, che hanno tentato di fare chiarezza sui pochi dettagli riguardanti il famigerato taglio di produzione che Apple avrebbe richiesto a Sharp e Japan Display, i due fornitori giapponesi di schermi per iPhone.

Per gli analisti delle due società di Wall Street, la cifra stimata di 65 milioni di schermi previsti in origine per gli smartphone – citata dal Nikkei – è da considerarsi semplicemente “irrealistica” ed “inaccurata”; inoltre la supposta riduzione degli ordini andrebbe interpretata come un possibile segno di miglioramento da parte di Cupertino nella gestione degli ordini, e nell’ottimizzazione del rapporto fra richiesta e domanda, in contrapposizione alla forsennata iper attività produttiva che ha caratterizzato il debutto commerciale di iPhone 5.

Nel frattempo nuovi dettagli arrivano anche dal New York Times, che ha tentato di approfondire le notizie precedenti con l’aiuto della società di analisi NPD: in base a stime rilevate da NPD presso i fornitori cinesi della Mela, Apple avrebbe inizialmente ordinato 19 milioni di display per il gennaio 2013, tagliando poi la cifra in un numero compreso fra 11 e 14 milioni di display.

Assumendo corrette le fonti di NPD, le stime di gennaio proiettate sull’intero trimestre sarebbero pari a 57 milioni di schermi, numero forse inaccurato ma non poi così irrealistico se confrontato con i 65 milioni di cui parlava il NIkkei per l’intero primo trimestre 2013.

Lo stesso New York Times non scarta l’ipotesi che il taglio degli ordini possa essere la diretta conseguenza di una meno pressante domanda sul mercato per iPhone 5, ma anche la testata di New York ammette che possa trattarsi semplicemente di una migliorata gestione dell’inventario e della produzione legata al telefono della Mela.

La fuga incontrollata di notizie di questo tipo su testate di indubbio prestigio ha scatenato diverse reazioni a catena non solo fra la stampa specializzata, ma anche in ambiente finanziario, con conseguenze economiche non indifferenti per gli innumerevoli attori coinvolti, che stanno ora tentando di fare chiarezza o di volgere la situazione a loro favore.

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