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Web Tax, modificato l’emendamento, ora valido solo per la pubblicità

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Nella notte fra il 18 e il 19 dicembre l’emendamento sulla Legge di Stabilità riguardo all’ormai famigerata Web Tax è stato modificato, escludendo dal decreto le attività di e-commerce ma mantenendo il provvedimento per quanto riguarda la vendita di spazi pubblicitari e servizi ausiliari.

In cosa consiste la modifica? con il nuovo testo le aziende che praticano attività di commercio elettronico, come per esempio Amazon o Apple Store, potranno continuare ad operare come in passato; le regole in materia fiscale per il loro business non saranno differenti. Per quanto riguarda invece le aziende che vendono servizi pubblicitari (o altri servizi online) come per esempio Google, o la stessa Apple nel caso dei suoi servizi pubblicitari di iAD, sarà possibile acquistare tali servizi solo da società con Partita IVA Italiana; non sarà quindi più possibile per esempio continuare ad acquistare campagne pubblicitarie su Adwords se Google proseguirà a fatturare dalla sua società Irlandese.

Così ha commentato Francesco Boccia, deputato del PD e primo fautore dell’emendamento:

Chiariamolo: non ci sono nuove tasse ma dei meccanismi per tracciare i volumi realizzati dalle multinazionali in Italia. Il termine ‘Web tax’ gli è stato appiccicato addosso. Mentre oggi i soldi finiscono direttamente in Irlanda con le nuove norme c’è il ‘ruling’, e si paga in Italia le tasse su quanto si realizza in Italia e questo grazie ai due meccanismi della partita Iva e della tracciabilità, con cui si danno gli strumenti alla Gdf che sta tentando di dimostrare come Apple ha evaso 1 miliardo in Italia. L’albergatore italiano che compra pubblicità on-line paga lo stesso ma fattura a una Partita Iva italiana

Il ‘ruling’ di cui parla Boccia si riferisce ad una procedura in base a cui le aziende con attività internazionali devono rivolgersi direttamente alla Agenzia delle Entrate per stabilire il regime di imposta attraverso cui calcolare il proprio reddito di impresa; procedura che viene ulteriormente definita dall’obbligo delle tracciabilità dei pagamenti, da effettuarsi con bonifico bancario.

E’ ancora da chiarire al momento l’impatto effettivo che potrebbe avere questa web tax, che potrebbe in ogni caso intiepidire l’interesse da parte di aziende come Google o Microsoft nel portare nuovi strumenti promozionali sul mercato italiano; inoltre potrebbe diventare molto difficile stringere collaborazioni internazionali con piccoli operatori pubblicitari che non possono permettersi di aprire una Partita IVA italiana solo per fatturare poche decine di migliaia di euro, e che dovranno forzatamente vendere i loro servizi attraverso grandi centri media, con un ovvio incremento dei prezzi per gli inserzionisti.

La Commissione Europea, però, sembra essersi già espressa nella parole della portavoce del commissario europeo sulle materie fiscali, Algirdas Semeta, secondo cui ci sono “seri dubbi sull’emendamento per come è scritto ora, dal momento che sembra andare contro le libertà fondamentali e i principi di non discriminazione stabiliti dai Trattati”.

Al momento la legge sulla web tax non è stata ancora definitivamente approvata e potrebbe ancora subire nuove modifiche.

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