Alan Kay, SmallTalk e il computer dei sogni

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Uno degli uomini chiave nella storia di Apple (nonché scienziato di tutto rispetto), l’invenzione quasi dimenticata di tanti anni addietro e un rivoluzionario sistema operativo. L’innovazione non si ferma…

Diceva Bill Joel, per anni uno degli uomini chiave di Sun e non solo (fu lui a trasformare Unix dei Bell Labs in Unix Bsd, scrivendo tutto il codice): “Non importa quanto sia grande la tua azienda, l’innovazione accade ovunque, anche all’esterno”. Verissimo se si parla soprattutto di Microsoft, il gigante di Redmond che ha deciso ormai da anni di sfruttare il lavoro di altre compagnie come proprio laboratorio di ricerca e sviluppo. Meno vero se si parla di Apple. Che è stata, insieme a pochi altri posti dell’informatica, la vera fucina del progresso di sei lustri, più di metà  della storia della computer science.

In questo caso l’uomo chiave è stato Alan Kay, ricercatore e scienziato di tutto rispetto, che è passato da Xerox Parc (Palo Alto Research Center) ad Apple e attualmente ad Hp. E che anni addietro si dedicò a creare un linguaggio di programmazione, SmallTalk, che molti considerarono rivoluzionario e a tutt’oggi ha permesso allo scienziato di ricevere proprio quest’anno il Nobel per l’informatica, cioè l’Alan Touring Award.

Grazie a SmallTalk, caduto un po’ nel dimenticatoio al di fuori delle aule delle facoltà  di Scienza dell’Informazione, una piccola start up danese è riuscita a creare un nuovo, rivoluzionario modo di programmare che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui funzionano le devices elettroniche.

OOVM, creata dal pioniere di Vm e capo del progetto HotSpot di Sun Lars Bak, è stata comprata dalla società  di software per sistemi ebedded, nata in Svizzera, Esmertec. L’obiettivo della società  è la commercializzazione di un sistema operativo per embedded (dalle lavatrici intelligenti ai router) che consenta di aggiornare parte del sistema senza bisogno di spegnere e riavviare l’apparecchio.

Nonostante le promesse (di Microsoft, di Apple e di Linux) che questo sia possibile anche nei sistemi operativi per personal computer e server, in realtà  è vero solo per certe determinate parti del sistema. Aggiornamenti più complessi richiedono forzatamente il riavvio della macchina. Al limite, nel caso che si tratti di una nuova installazione del sistema operativo. Tutto questo, con il progetto in via di sviluppo non è più necessario.

La tecnologia, basata su di una virtual machine (come quella creata a suo tempo da Connectix per Virtual Pc oppure quella che fa funzionare Java su piattaforme differenti) e un linguaggio di programmazione derivato da SmallTalk consente proprio questo tipo di miracolo: installare senza bisogno di riavviare.

Potrebbe essere una rivoluzione per il mercato embedded prima ancora che per quello dei computer, dato che potrebbe consentire di avere strumenti performanti e potenti (con firmware complessi come un sistema operativo) che non hanno downtime, non devono mai essere disattivati per aggiornarli a nuove funzioni. Un paradiso per i consumatori ma soprattutto per chi eroga i servizi.