L’€™ex manager Apple accusato per tangenti si dichiara colpevole

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Paul Devine, il worldwide supply manager di Apple arrestato ad agosto dello scorso anno per tangenti e la rivelazione di segreti industriali concernenti iPhone e iPod, si è dichiarato colpevole. Devine forniva ad aziende produttrici di accessori le proiezioni di vendita, segreti sui costi di produzione e prezzi previsti per futuri dispositivi da produttori concorrenti. Un meccanismo che (fortunatamente) è andato avanti solo per un breve periodo.

Paul Shin Devine, il worldwide supply manager di Apple arrestato per tangenti e la rivelazione di segreti industriali concernenti iPhone e iPod si è dichiarato colpevole dalle accuse di frode, cospirazione, riciclaggio di denaro. I funzionari USA accusano Devine di aver intascato oltre un milione di dollari illegalmente dai produttori di accessori per iPhone e iPod in cambio d’informazioni riservate e la promessa di migliori condizioni in fase di negoziazione tra i produttori e la casa di Cupertino.

Nella casa dell’ex manager Apple furono ritrovati 150.000 dollari in contanti in alcune scatole di scarpe. Erano stati, inoltre, individuati conti correnti sospetti e notevoli quantitativi di denaro e valuta straniera. A detta degli inquirenti, tra i dati che Devine forniva (a pagamento) alle aziende prima dell’entrata in produzione di alcuni prodotti, le proiezioni di vendita, particolari sui costi di produzione e prezzi previsti da produttori di accessori concorrenti. Un meccanismo che (fortunatamente) è andato avanti solo per un breve periodo. 

Gli investigatori dell’FBI e dell’IRS (Internal Revenue Service, l’agenzia esattoriale del governo federale degli Stati Uniti) hanno fatto sapere che il manager era riuscito ad evitare i controlli e non fare insospettire Apple aprendo molti conti correnti bancari e sfruttando un sistema di pagamenti indiretti (a lui non riconducibili). Alcuni conti erano intestati alla moglie, altri pagamenti erano effettuati sul conto di una società esterna, la “CPK Engineering” indicando nelle causali diciture come “campioni” e altre con espressioni molte semplici per sviare e non far insospettire i collaboratori.

Apple ha presentato una denuncia contro Devine per danni e Steve Dowling (portavoce della società) parlando della vicenda, ha a suo tempo affermato che l’azienda non era a conoscenza del caso e rilevato come il comportamento di Devine non ha nulla a che fare con la cultura aziendale della casa di Cupertino. “Nel fare business, Apple s’impegna con i più alti standard etici” ha detto Dowling. “Non tolleriamo in alcun modo comportamenti disonesti all’interno o all’esterno dell’azienda”.

Apple è nota per la grande riservatezza con cui crea i prodotti, tentando sempre di sorprendere il mercato con il lancio di nuovi dispositivi. Negli ultimi anni tuttavia, la dipendenza da società di assemblaggio asiatiche ha reso più facile la fuga di notizie. La storia di Devine è a nostra memoria il primo caso noto nel quale un dipendente Apple fornisce direttamente notizie a concorrenti e fornitori. 

[A cura di Mauro Notarianni]