Musica digitale, discografici preoccupati

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Alle case discografiche non basta l’€™incremento delle vendite e della popolarità  della musica digitale. ‘€œSituazione non sostenibile, a guadagnarci per ora sono solo gli altri, ora tocca a noi’€.

Crescita insoddisfacente, prezzi troppo bassi, incertezze sull’evoluzione del mercato, timori di perdere il controllo del mercato. Questi gli elementi che continuano a suscitare la preoccupazione delle case discografiche quando si tratta di musica digitale. L’occasione per discutere dell’argomento è stata offerta in questi giorni dall’apertura del Midem, l’evento per gli operatori professionali del mondo della musica che si tiene ogni anno a Cannes.

Nelle interviste rilasciate a margine della fiera di settore gli accenti più preoccupati, come si apprende dalle agenzie, sono andati all’indirizzo della scarsa rilevanza che la musica digitale in quanto contenuto sta avendo nel business di settore. Chi vende musica, è il parere degli operatori, lo fa per spuntare profitti su altri aspetti del suo business. “Starbucks – è il parere che scaturisce dal Midem – vende musica per vendere cappuccini, Wal Mart per vendere prodotti per la casa, Apple per vendere iPod”. “La musica – dice Nicholas Firth, amministratore delegato di BMG Music, in gran parte – è un bene a perdere, un fattore di incremento di traffico”. L’effetto è che a fronte della indubitabile crescita di vendite di musica digitale non corrisponde un reale profitto per le case discografiche.

Inevitabile l’accusa diretta ad Apple che, in quanto padrona del settore, viene giudicata una delle principali responsabili dell’attuale situazione. I manager delle case discografiche se, da una parte, riconoscono a Cupertino un importante contributo nell’avere frenato il dilagare della pirateria, dall’€™altra puntano l’indice contro il metodo seguito per raggiungere lo scopo.

Nel mirino c’è la possibilità  di scaricare brani singoli senza essere costretti a comprare un album, un’opzione che riduce il fatturato perché permette agli appassionati di musica di comprare solo quello che interessa. Ma al centro delle polemiche c’è anche, ovviamente, la politica dei prezzi fissi. Tutti modelli che favoriscono Apple (e aggiungiamo noi, anche i clienti), ma sfavoriscono le case discografiche.

“Tutto nel mondo consumer ha prezzi variabili – dice Eric Nicoli, presidente di EMI – persino gli iPod hanno un prezzo variabile. Solo la musica di iTunes ha un prezzo fisso” e anche se per ora, ammonisce Nicoli, l’unica strada è quella di accondiscendere alle strategie di Apple e supportare il negozio di Cupertino “per trarre il massimo vantaggio possibile” il futuro dovrà  cambiare. “Si sente dire in giro che le case discografiche non sono contente, che i musicisti non sono contenti. Prima o poi qualcun altro dovrà  essere contento in questo settore oltre ad Apple”, dice Amit Shafir, presidente dei servizi premium di AOL.