Web: arriva la bolla della rete partecipativa?

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L’economia statunitense è sempre alla ricerca della Next Big Thing, la prossima grande occasione per crescere e far crescere il business nel suo complesso. E’ successo varie volte, anche con la bolla speculativa della New Economy e le dot.com, le aziende tutte intuizione e niente arrosto “scoppiate” nel 2000-2001. E adesso? Forse è sta per partire la prossima, grande speculazione. La partecipazione online.

Gli elementi, volendo, ci sono tutti e sono sotto gli occhi di tutti da tempo. Libri come We, The Media, scritto dal visionario giornalista Dan Gillmore, per esempio, circa il cosiddetto giornalismo “dal basso” o sociale o “grass-roots”. Si parla di redazioni “estese”, di giornali della gente e non più per la gente. Ma non solo.

Altre tendenze sono quelle sull’enfasi agli strumenti di collaborazione online. I blog, per esempio, che intrecciano piani e ragionamenti differenti, sia di comunicazione sociale che anche di marketing virale e attività  di condivisione della conoscenza. Blogger, la piattaforma di Pyra, è stata a suo tempo acquistata da Google, insieme alla comunità  di utenti di telefoni cellulari Dodgeball negli Usa, e ieri l’altro Upcoming.org, un sistema di tracking di eventi, sempre aperto e collaborativo.

Ma neanche AOL sta con le mani in mano, e si è comprata giusto ieri The Weblogs Inc per 20 milioni di dollari (che pubblica Autoblog, Engadget e The Unofficial Apple Blog), mentre ci sono notizie di blogger che guadagnano fino a 400 mila dollari l’anno scrivendo di vari argomenti collegati al marketing. E poi la Bbc, che annuncia di voler lavorare con i blog per costruire le informazioni, dopo aver sposato le licenze creative commons e l’apertura al mondo collaborativo.

Ancora, come dimenticare il caso del decennio, vale a dire Wikipedia, l’enciclopedia open source e collaborativa, che sta rivoluzionando il mondo dei media e della conoscenza? Oppure l’apertura sistematica di tutte le varie nouances di Google e di altre aziende per fornire strumenti alle comunità ? Oppure gli studi, sempre più numerosi, sulle comunità  di pratica, sui meccanismi di creazione spontanea del valore, sui blog aziendali, sulle modalità  interattive e non gerarchiche di costruzione del consenso e della ricchezza attraverso gli strumenti collaborativi offerti dalla rete? Come negare che l’open source e – per esempio – Linux non siano in ultima analisi delle sovrastrutture di modelli collaborativi spontanei creati da quell’architettura sociale che è la struttura della rete?

In questa lunga teoria di rappresentazioni e sensazioni, che abbiamo raccolto qua e là  nel corso dei mesi, possiamo vedere la base, il punto di partenza di un mondo fatto di una nuova evoluzione dell’idea di New Economy. Si sta cominciando, cioè, a coagulare intorno a una serie di presunti valori (social networks e collaborazione spontanea) e lì comincia a convergere l’attenzione dei capitalisti di ventura, dei finanziatori, dei giovani desiderosi di costruire nuove aziende intorno a idee, software e business plan.

Ecco, se questo è il punto di partenza, ci si può chiedere anche quale sarà  il punto di arrivo. Cioè, quanto crescerà  la speculazione che ci attende nei mesi o negli anni a venire. E soprattutto quanto durerà , questa volta…