WiMAX: sperimentazione al via in Italia

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In Italia sta per partire la sperimentazione del WiMAX. La tecnologia per il wirless urbano a larga banda ha però ancora davanti a sé molti ostacoli e che fanno correre il rischio al nostro paese di arrivare in ritardo e arrivare male.

C’€™è una schiarita anche in Italia per il WiMAX, la tecnologia wireless con un raggio fino a 50 chilometri e banda fino a 70 megabit. A suscitare speranze sulla possibilità  che anche nel nostro paese, come accade all’€™estero, il wireless urbano, un sistema che potrebbe rivoluzionare e aprire definitivamente servizio come Internet a larga banda e Voice Over IP ad un larghissimo pubblico, possa trovare la strada per un impiego commerciale, è la notizia che il ministero della difesa e quello delle telecomunicazioni si sono accordati per concedere alle società  che lo vorranno di lanciare una campagna di sperimentazione.

L’€™annuncio, che giunge a sorpresa dopo un lunghissimo e penoso ritardo, significa che la Difesa permetterà  l’€™uso delle bande di frequenza fino ad oggi tenute gelosamente riservate (e inutilizzate) e che impedivano qualunque prospettiva di apertura commerciale del servizio.

Ma se, da una parte, si deve gioire per la possibilità , finalmente concreta, di vedere al via la concretizzazione di una infrastruttura essenziale per superare i lacci, i vincoli e i calcoli messi in atto dalle Telecom nazionali che rendono la larga banda affare di una cerchia colpevolmente ristretta di cittadini all’€™interno della quale non sono (e non pare saranno in tempi brevi) accolti i residenti di buona parte del territorio italiano, non mancano elementi di preoccupazione.

Ad esempio la sperimentazione dovrebbe durare due anni, un tempo lunghissimo se si pensa che altrove in Europa partono già  in queste settimane i primi servizi commerciali. In secondo luogo il WiMAX italiano dovrebbe usare bande non supportate dai principali produttori di chip, come Intel, con il risultato di creare una sorta di riserva indiana del wireless urbano dove apparecchiature e servizi costerebbero più che altrove perché privi di un supporto universale.

Oltre a plaudire all’€™esperimento, dunque, si deve sperare che le istituzioni si facciano carico anche della responsabilità  di superare questi ostacoli che si intravedono all’€™orizzonte e che potrebbero essere l’€™ultimo colpo di coda di monopoli e monopolisti piccoli e grandi, che vedono il WiMAX come un temibile nemico che farà  perdere loro il controllo su una situazione che genera profitti e sulla quale governano quasi interamente.

La rete wireless a larga banda non solo potrebbe portare Internet veloce nelle cosiddette aree rurali, che poi rurali spesso non sono affatto risultando semplicemente zone ritenute, a torto o a ragione, non sufficientemente appetibili dal punto di vista del rapporto tra spesa e ricavo, ma potrebbe troncare la sudditanza dall’€™ultimo miglio, aprendo realmente il mercato delle telecomunicazioni, dare prospettive di larga banda mobile economica concorrendo con il sopravvalutato, costoso e per molti versi inefficiente 3G, sdoganare il Voice Over IP consegnandolo al grande pubblico, tagliando i costi per la telefonia fissa e mobile.

Prospettive che sono viste da qualche realtà  delle telecomunicazioni come il fumo negli occhi perché le costringerebbe a confrontarsi con un mercato più libero, flessibile e, si sarebbe tentati di dire, democratico di quello attuale, ancora legato al cavo e alle scelte compiute in questo senso tra la fine degli anni 80 e l’€™inizio degli anni ‘€™90. Scelte che marginalizzano una larga fetta di cittadini che potrebbero avere dal WiMAX quello che oggi non hanno e che corrono il rischio di non avere mai.

L’€™auspicio è che il legislatore se ne renda conto e resista alle sirene, sirene che ancora oggi, pare proprio di capire, cantano ad alta voce.