Apple indagata in Russia per presunto abuso di posizione dominante

In russia l’Autorità Garante della Concorrenza ha aperto una indagine su Apple a seguito dell'eliminazione di alcune app da App Store dedicate al controllo parentale. La segnalazione è partita da Kaspersky Lab

Bimbo con iPad

Apple deve affrontare diverse indagini antitrust: oltre a quelle in corso in USA, in Europa e in Giappone ora Apple è indagata in Russia. L’Autorità Garante della Concorrenza sta indagando sulla revoca da parte di Apple delle app dedicate alle funzionalità di controllo genitori, app che consentivano di limitare i contenuti scaricabili o acquistabili.

Ricordiamo che a marzo Kapersky Lab ha presentato denuncia contro Apple alla Federal Antimonopoly Service (FAS) della Federazione Russa in seguito alla rimozione dall’App Store di Safe Kids, app che permetteva ai genitori di proteggere le attività online dei figli.

«Dal nostro punto di vista, Apple sembra usare la sua posizione di proprietaria della piattaforma e supervisore dell’unico canale per la distribuzione delle app agli utenti della piattaforma dettando condizioni e impedendo ad altri sviluppatori di operare in condizioni di parità» ha affermato Kaspersky.

Kaspersky Lab accusa Apple di pratiche monopolistiche su App Store

«Come conseguenza delle nuove disposizioni, gli sviluppatori di app per il controllo parentale potrebbero perdere alcuni dei loro utenti e avere ripercussioni economiche. Ancora più importante, ad ogni modo, è che saranno gli utenti a subire conseguenze per l’assenza di alcune funzionalità critiche di sicurezza. Il mercato delle app per il controllo parentale si appresta a diventare un monopolio con una conseguente stagnazione”. Come segnala Reuters, nella nuova indagine su Apple in Russia le accuse sono di abuso di posizione dominante e concorrenza sleale.

Apple ha rimosso alcune app di controllo parentale dall’autunno del 2018 con l’arrivo di iOS 12 che integra non solo la funzione Screen Time (in italiano “Tempo di utilizzo”) su iPhone, iPad o iPod touch, ma cambiando anche le condizioni di uso delle procedure di Mobile Device Management (MDM), per la supervisione di dispositivi.

Apple ha spiegato che la rimozione di alcune app di questo tipo è stata necessaria per l’uso della tecnologia Mobile Device Management (MDM) di Apple da parte di alcuni sviluppatori, una soluzione che consente di monitorare qualsiasi cosa fatta sui dispositivi ma che è pensata per tutt’altro scopo: supervisionare i dispositivi di un’organizzazione o istituto didattico.

"Tempo di utilizzo" è una funzine di serie su iOS 12 e seguenti che consente di accedere a report in tempo reale per capire quanto tempo si trascorre su iPhone, iPad o iPod touch e impostare dei limiti sui contenuti che desideramo gestire.

“Tempo di utilizzo” è una funzione di serie su iOS 12 e seguenti che consente di accedere a report in tempo reale per capire quanto tempo si trascorre su iPhone, iPad o iPod touch e impostare dei limiti sui contenuti che desideramo gestire.La soluzione di gestione dei dispositivi mobili (MDM) è destinata all’uso in ambito aziendale, grandi organizzazioni e scuole, per gestire e controllare le installazioni su numerosi dispositivi. L’uso alternativo della tecnologia MDM per monitorare il tempo di utilizzo dello schermo o per la gestione parentale solleva a detta di Cupertino rilevanti preoccupazioni in materia di privacy e sicurezza. Apple ha già spiegato di avere avvisato gli sviluppatori delle app “incriminate”, dando loro 30 giorni di tempo per modificare le app prima di eliminarle dall’App Store.

Phil Schiller, Senior Vice President of Worldwide Marketing di Apple, aveva a suo tempo risposto sulla questione e Apple aveva diramato anche un comunicato stampa per spiegare il suo punto di vista sulla questione. La tecnologia MDM non è intesa per consentire di accedere e controllare i dati e i dispositivi dei consumatori da parte degli sviluppatori ma le app che sono state rimosse facevano proprio questo, aveva spiegato Schiller.

«Nessuno, all’infuori del proprietario, dovrebbe ottenere accesso illimitato per la gestione dei dispositivi dei bambini, conoscere la loro posizione, tracciare l’uso delle app, controllare i loro account mail, la navigazione sul web, l’uso della fotocamera, l’accesso alle reti e avere anche la possibilità di cancellare in remoto i loro dispositivi» aveva spiegato Schiller.