Apple Newton, il padre di tutti gli smartphone, compie venti anni

Newton con applicazioni in primo piano e il logo sullo sfondo.

Il Newton di Apple è stato il primo Personal Digital Assistant della storia. Venti anni addietro nasceva un dispositivo rivoluzionario, sfortunato e troppo avanti sui tempi. Senza di lui probabilmente non avremmo mai visto i dispositivi palmari, smartphone, tablet e neanche iPhone e iPad come li concepiamo oggi.

Vent’anni addietro (esattamente il 29 maggio del 1992), Apple annunciava il “nonno” dell’iPhone e dell’iPad, il primo PDA della storia: il Newton, un dispositivo sfortunato nel quale però, come abbiamo già altre volte avuto modo di dire, erano presenti i semi germogliati in epoche più recenti con i dispositivi iOS.

Il prodotto vantava il riconoscimento della scrittura, il riconoscimento vocale (in inglese) e applicazioni per la navigazione su internet. Il prodotto era forse troppo in anticipo rispetto ai tempi, tanto che Apple lavorò con Acorn per sviluppare il core ARM aiutandola a creare l’Advanced RISC Machines Ltd, dalla quale nacque il processore ARM 610 per il Newton. 

Nella mente dei progettisti il Newton avrebbe dovuto cambiare per sempre il volto di Apple, così come anni prima aveva fatto il Mac nel mondo dei computer. Una divisione dedicata lavorò per due anni in gran segreto nei campus di Cupertino, presentando il primo prototipo nel 1990 a John Sculley (l’ex CEO di Apple che allontanò Jobs dall’azienda), subito mostratosi entusiasta, forse anche per la voglia di ostentare meriti tecnici che non aveva mai avuto e gettare le basi per la nascita del “Knowledge Navigator”, oggetto fantasticato anni prima in un suo libro e che sulla carta avrebbe dovuto riconoscere la voce consentendo di ottenere in qualunque luogo qualsiasi informazione in tempo reale.

Il Newton fu pronto per la commercializzazione nell’estate del 1993, in tempo per il MacWorld estivo di Boston e con un prezzo stabilito di 699$. Il primo modello pesava 400 grammi, vantava un processore ARM da 20Mhz, 640K di memoria RAM, porte LocalTalk, display monocromatico con risoluzione di 336×240 pixel, alimentazione a batterie ricaricabili.

[A cura di Mauro Notarianni]

Il riconoscimento della scrittura si rivelò il maggiore punto debole del dispositivo e nonostante vari miglioramenti con le versioni successive (MessagePad 120, Newton 2.0, MessagePad  130, eMate 300, MessagePad 2000 e Newton 2.1) il sistema non funzionò mai adeguatamente tanto che Apple a un certo punto cercò di vendere tutto (senza successo) all’allora divisione Palm di 3Com. Cinque anni di sviluppo e 500 milioni di dollari spesi in ricerca, infatti, non furono sufficienti e una delle prime cose che fece Steve Jobs nel 1998 (richiamato nel frattempo come “consulente” in Apple) fu sbarazzarsene. Newton rimane il precursore di tanti palmari nati dopo, e ovviamente anche dell’iPhone, dell’iPad e di tanti smartphone odierni. Un prodotto troppo avanti sui tempi, tanto che alcune caratteristiche ancora oggi non sono presenti in molti dispositivi mobili avanzati.