Apple risponde a Spotify: «Vogliono solo aggirare le regole»

Spotify vuole solo aggirare le regole. Anzi già le aggira. La risposta di Apple alle accuse che le sono piovute addosso dalla concorrente con l’attacco pubblico nel quale si sosteneva che l’App Store fosse costruito come “un’arma per danneggiare i concorrenti”, non tarda ad arrivare e ha un aspetto formale e toni durissimi. È stato Bruce Sewell – l’uomo a capo del dipartimento legale della Mela – a metterla nero su bianco, in una lettera.

“È indubbio che Spotify abbia beneficiato enormemente dalla sua associazione con l’App Store” scrive il legale della Mela, spiegando che da quando è stata presentata sull’App Store nel 2009, l’app Spotify è stata scaricata 160 milioni di volte, pari “a conseguenti centinaia di milioni di dollari per le entrate incrementali di Spotify”. “Riteniamo dunque preoccupante la vostra richiesta di esenzione dalle regole – che sono pubbliche e applichiamo a tutti gli sviluppatori – diffondendo indiscrezioni e mezze verità sul nostro servizio”.

“Le nostre linee guida” si legge ancora nella lettera di Apple, “aiutano la competizione, non la frenano”. “Il fatto che siamo in competizione non ha mai influenzato il modo con il quale Apple tratta Spotify o altri competitor quali Google Play Music, Tidal, Amazon Music, Pandora o altre app sull’App Store che distribuiscono musica digitale”.

Sewell prosegue dicendo che le convinzioni di Spotify secondo le quali non dovrebbero pagare ad Apple le quote richieste per il servizio offerto, sono semplicemente richieste “sleali e irragionevoli”, spiegando che le regole dell’App Store sono nate prima ancora che esistesse Apple Music. Il manager evidenzia ancora il nuovo modello di ripartizione delle entrate, che prevede un 15% per Apple e il resto per gli sviluppatori.

La lettera di Sewell si conclude fornendo alcune precisazioni sul perché l’app aggiornata è stata recentemente rifiuta: come abbiamo detto all’inizio, Spotify ha eliminato il meccanismo di acquisto all’interno dell’app e attivato un sistema che consente di eseguire il login agli account di quanti si sono abbonati passando per il loro servizio, bypssando in toto Apple, un meccanismo “chiaramente inteso per scavalcare le regole per gli acquisti in-app previste da Apple”.

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