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Spotify: «Apple usa il processo di approvazione delle app contro i concorrenti»

Il processo di approvazione delle applicazioni da parte di Apple viene utilizzato come arma impropria e strumento per pratiche scorrette. È questa l’ultima critica mossa da Spotify ad Apple in una lettera aperta, poche ore dopo le accuse contro Apple avanzate dalla senatrice  del Massachusetts, Elizabeth Warren.

Il tribunale scelto dalla società per fare guerra ad Apple non è quello delle sedi giudiziarie, ma quello del pubblico, probabilmente anche più severo di un qualsiasi giudice quando si tratta di giudicare il comportamento di società simboli. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ultimo aggiornamento Spotify, puntualmente respinto da Apple, con il quale veniva di fatto eliminata la possibilità di acquistare gli abbonamenti tramite gli acquisti in-app. Spotify aveva deciso di rimuovere tale opzione, per evitare di pagare il tributo del 30% imposto da Apple per tutti gli acquisti tramite in app purchase.

Nella sua lettera, Spotify, accusa Apple di essere causa di “gravi danni” per la società. Tra i motivi del rifiuto dell’aggiornamento, la pubblicità che Spotify veicolava attraverso l’app, offrendo tre mesi di abbonamento a soli 99 centesimi. Insomma, il processo di approvazione, stando a quanto riferito da Spotify, verrebbe utilizzato da Apple per frenare la concorrenza.

La società di Cupertino avrebbe già minacciato in passato Spotify di rimuovere la pubblicità sulla promozione di abbonamenti a 99 centesimi, pena la rimozione dell’app da App Store. E allora, continua ancora Spotify, quest’ultimo episodio solleva gravi preoccupazioni sul diritto della concorrenza negli Stati Uniti e all’interno dell’intera Unione Europea. Quello di Apple viene descritto come un modello inquietante di comportamento, tale da diminuire, se non escludere totalmente la competitività di Spotify su iOS. In altri termini, con questo meccanismo Apple avrebbe deciso di eliminare il principale rivale di Apple Music.

La questione appare particolarmente delicata, fonti di numerose controversie tra le due società. Le tasse del 30% hanno già costretto Spotify ad innalzare il prezzo degli abbonamenti acquistati tramite App Store a 12,99 dollari, ossia 3 dollari in più rispetto agli abbonamenti acquistati da web, o rispetto agli abbonamenti acquistati per Apple Music.

Del resto, non c’è modo per Spotify di evitare il problema, dato che le linee guida di App Store non permettono di includere all’interno di app, pulsanti, link esterni, o altre forme di invito agli utenti per acquistare elementi tramite meccanismi diversi da IAP.

Non è neppure la prima volta che società terze accusano Apple di pratiche scorrette: in passato anche Amazon ebbe a non trovarsi d’accordo con le regole App Store relative alla vendita di libri digitali. In ogni caso, tornando al settore musica, Spotify già dalla fine di maggio ha eliminato tramite aggiornamento backend la possibilità di acquistare abbonamenti tramite app iOS, anche se è in grado di indirizzare gli utenti sulle proprie pagine web tramite link esterno.

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