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Apple voleva comprare Leap Motion, ma la “religione” l’ha impedito

Una fede, non necessariamente religiosa, può essere più forte degli affari e del denaro. Oppure: la genialità tecnica non necessariamente va di pari passo con la capacità manageriale. È questa la conclusione cui si può giungere leggendo le ragioni e la storia di come Apple ha fallito l’acquisto di Leap Motion, un’interessante startup della Silicon Valley specializzata in Realtà Aumentata.

Apple si era interessa a Leap diversi anni fa, attirata dalla prospettiva di integrare le sue tecnologie nella piattaforma iOS e sfruttarla per un ecosistema che si sta ancora costruendo. L’accordo era praticamente siglato; Leap e la Mela si erano già anche accordate per una cifra variabile tra i 30 e i 50 milioni di dollari ed Apple aveva già riferito al dipartimento risorse umane di Leap Motion quali sarebbero stati i benefit per i dipendenti che avevano accolto con entusiasmo l’arrivo delle lettere di Apple su carta bianca decorata con il logo della Mela colore argento. Ma mentre qualcuno a San Francisco, dove ha sede l’azienda, stava già tirando fuori lo champagne dal frigo, ecco la doccia gelata: l’affare era saltato. Le ragioni? Il comportamento e i commenti disdicevoli nelle trattative condotte da Michael Buckwald e David Holz i due fondatori di Leap Motion.

Secondo quanto afferma BusinessInsdier i due eccentrici personaggi nel corso della fase di discussione partita diversi anni fa (nel 2013) hanno costantemente manifestato da una parte disinteresse alla conclusione dell’affare e dall’altra lanciato commenti denigratori nei confronti di Apple. Ad esempio secondo Holz e Buckwald «apple non è più innovativa», al confronto Android è un passo avanti. Holz avrebbe anche in qualche occasione definito Apple come «fa schifo, è il male. Non andrò mai a lavorare per loro».

David Holz e Michael Buckwald, cofondatori di Leap Motion Foto: YouTube/Road To VR
David Holz e Michael Buckwald, cofondatori di Leap Motion Foto: YouTube/Road To VR

Nonostante questo, evidentemente sulla scorta del motto “gi affari sono affari” le trattative sono andate avanti tra uno stop e un tentativo di riallacciare le fila, fino almeno alla primavera del 2018 quando è appunto arrivato il definitivo declino dell’accordo. Che cosa sia successo specificatamente non è chiaro, ma i dipendenti non hanno dubbi che siano stati Holz e Buckwald con il loro comportamento a far rinunciare Apple. Un comportamento scarsamente lungimirante non solo per i commenti evitabili in un contesto di trattativa, ma anche per l’attitudine manageriale dei due fondatori che viene considerata scarsamente professionale e poco orientata ad uno sviluppo del loro business.

Secondo molti analisti, Leap Motion ha perso l’occasione di una vita: la possibilità di vendere tutto a un’azienda che avrebbe potuto risollevare le sorti dei dipendenti e di una realtà che da anni combatte con l’instabilità finanziaria.

L’interesse di Apple di tecnologie legate alla Realtà Aumentata potrebbe avere a che fare con il vociferato visore sul quali da tempo starebbe lavorando e che dovrebbe arrivare nel 2020.

 

 

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