Bill Atkinson, Mac Paint e Hypercard: 12 anni di storia della prima Apple

Il papà di MacPaint, HyperCard e un numero immenso di routine che Apple ha sfruttato nei primi Mac, racconta di come arrivò a Cupertino, della sua amicizia con Steve Jobs e come questo lo convinse a lasciar stare gli studi.

Gli utenti Mac di vecchia data ricordano certamente MacPaint e HyperCard, due geniali software sviluppati da Bill Atkinson, uno dei maghi dei primi team di Apple che diedero vita al Mac (abbiamo parlato di molti di loro, in questo articolo).

In occasione del quarantesimo anniversario della data di assunzione presso Apple, l’ex ingegnere della Mela ha condiviso alcuni suoi ricordi in un post su Facebook.

«40 anni addietro, il 27 aprile del 1978, entrai in Apple Computer. Fu un punto di svolta nella mia vita e sono felice di avere accettato. Stavo lavorando alla mia tesi di dottorato in neuroscienza con Doug Bowden presso il Regional Prinmate Center dell’Università di Washington. Jef Raskin, professore e amico del periodo della mia vita da studente  all’Università della California, San Diego, mi chiamò ed esortò a unirsi con lui in una nuova avvincente startup denominata Apple Computer».

«Spiegai che dovevo finire il mio dottorato, requisito fondamentale per ricerche su cervello e stati della coscienza ma Jef non avrebbe accettato un “no” come risposta e  inviò i biglietti aerei di andata e ritorno e una nota con riportato: “Solo una visita per un fine settimana, senza impegno”. Mio padre viveva vicino a Los Gatos e così decisi di decisi di fare la visita».

«Non so cosa Jef raccontò a Steve Jobs di me, ma Steve passò tutto il giorno reclutandomi. Mi presentò tutti i 30 dipendenti di allora di Apple Computer. Mi sembrarono intelligenti, pieni di passione e sembravano divertirsi ma tutto ciò non era abbastanza per allontanarmi dai miei studi universitari».

«Verso la fine della giornata, Steve mi prese da parte e spiegò che qualsiasi interessante nuova tecnologia di cui avevo sentito parlare era effettivamente vecchia di due anni. “Intercorre un certo lasso temporale tra quando qualcosa è inventato e quando è disponibile per il pubblico. Se vuoi migliorare questo mondo, devi essere in anticipo su questo scarto temporale. Vieni alla Apple: potrai inventare il futuro e cambiare la vita di milioni di persone”.»

«Mi fece un esempio: “Pensa quanto è divertente navigare sull’estremità di un’onda e come non lo sia stare a galla sulla scia della stessa onda”. Quell’immagine mi convinse e nel giro di due settimane lasciai il mio corso di specializzazione, mi trasferii nella Silicon Valley e lavoravo per Apple Computer. Non ho mai completato il dottorato in neuroscienze e mio padre era arrabbiato con me per aver perso dieci anni di istruzione universitaria che mi aveva aiutato a pagare. Ero piuttosto nervoso ma sapevo di avere fatto la scelta giusta».

Steve Jobs e Bill Atkinson
Steve Jobs e Bill Atkinson

«Steve Jobs ed io diventammo ottimi amici. Facevamo lunghe passeggiate al Castle Rock State Park, condividevano i pasti e lunghe conversazioni sulla vita e il design. Ci rimbalzavamo le idee a vicenda. A volte iniziava una conversazione con una frase del tipo: “Ecco un’idea folle…” e l’idea andava avanti e indietro e maturava, evolvendosi in una discussione seria o talvolta un progetto attuabile. Steve mi ascoltava e sfidava. Il suo supporto alla Apple mi consentiva di fare la differenza in quel mondo».

“Volevo portare il sistema UCSD Pascal sull’Apple II. Avevamo bisogno di costruire software in modo cumulativo con librerie, moduli riutilizzabili e l’Apple BASIC non aveva neanche le variabili locali. Il mio manager aveva detto “No” ma io lo scavalcai andando da Steve. Steve riteneva che gli utenti Apple si trovassero bene con il BASIC e il linguaggio assembly del 6502 ma poiché avevo sostenuto le mie ragioni fervidamente mi diede due settimane per dimostrare che si sbagliava. Nel giro di poche ore mi imbarcai per San Diego, lavorai come un pazzo per due settimane e tornai con un funzionante sistema UCSD Pascal che poi Apple sfruttò per avviare lo sviluppo di Lisa».

“Dopo la distribuzione del sistema UCSD Pascal, Steve mi chiese di lavorare sul nuovo progetto Lisa. L’Apple II poteva sfruttare delle manopole da gioco opzionali ma chi scriveva software non poteva contare su queste perché non tutti gli utenti le possedevano. Convinsi il project manager Tom Whitney che il computer Lisa dovesse includere il mouse nella scatola in modo che si potesse scrivere software che facesse affidamento al dispositivo di puntamento. Diversamente, bisognaa progettare un editor grafico utilizzabile solo con i tasti cursore».

Il cartellino di Bill Atkinson
Il cartellino di Bill Atkinson

“Lisa e Macintosh erano progettati con display full bitmap, elemento che offriva una tremenda flessibilità su ciò che poteva essere disegnato ma a caro prezzo. Era necessario impostare e ripulire tantissimi pixel ogni volta che bisognava disegnare un carattere, una linea o un’area. Scrissi le primitive grafiche ad alte prestazioni di QuickDraw in linguaggio assembly che tutti le applicazioni Lisa e Macintosh richiamavano per scrivere pixel».

«L’Apple II visualizzava il testo bianco su uno sfondo nero. Sostenevo che per fare propriamente grafica dovevamo passare a uno sfondo bianco come la carta. Il sistema di allora funziona bene quando si doveva riportare un testo su carta (invertendo nero e bianco) ma non poteva essere utilizzato con le foto. L’hardware team di Lisa lamentava che sullo schermo si sarebbe verificato un eccessivo effetto sfarfallio e che sarebbe stato necessario un refresh più veloce con RAM più costosa per impedire la creazione di “artfetti” durante lo scrolling. Steve ascoltò tutti i pro e i contro per schierarsi alla fine con lo sfondo bianco nell’interesse della grafica».

«Per gestire la sovrapposizione di finestre e grafica, scrissi il primo Lisa Window Manager. Scrissi anche il Lisa Event Manager, il Menu Manager e inventai i menu pull-down. Andy Hertzfeld sfruttò queste tecniche sul Mac e QuickDraw e con questo il mio codice rappresentava circa i due terzi di quello presente nella ROM originale del primo Macintosh».

»Mi sono divertito a scrivere l’applicazione di disegno MacPaint distribuita con ogni Mac. Imparai molto guardando Susan Kare usare le prime versioni preliminari dei miei software. MacPaint mostrava alle persone quanto poteva essere divertente e creativo un computer con un display grafico e un mouse».

Bill Atkinson
Bill Atkinson

«La foto dove siamo insieme io e Steve fu scattata da Norman Seeff presso la casa di Steve nel dicembre del 1993 prima che il Mac fosse presentato. Dall’espressione Steve sembra che stia in qualche modo calcolando come imbrigliare l’energia di questo ragazzo. Alcuni hanno detto che Steve mi ha sfruttato ma come ho già detto, mi ha imbrigliato, motivato, ha fatto emergere la mia migliore energia creativa. È stato entusiasmante lavorare alla Apple, sapere che qualsiasi cosa inventavamo era usata da milioni di persone».

Atkinson accenna anche alla nascita di HyperCard, primo e rivoluzionario sistema per creare ipertesti: «Ispirato da un trip allucinogeno nel 1985, progettai il sistema di authoring HyperCard che ha consentito a non programmatori di creare i loro media interattivi. HyperCard sfruttava stack (pile) di card (schede virtuali) contenenti grafica, testi, pulsanti e link che consentivano di collegarsi ad altre card. Il linguaggio di scripting implementato da Dan Winkle è stata un’introduzione indolore al concetto di programmazione event-based (con attività eseguite eseguiti in risposta a determinati eventi, ndr). Steve Jobs avrebbe voluto che lasciassi Apple per seguirlo in NeXT ma rimasi con Apple per finire HyperCard. Apple pubblicò HyperCard nel 1987, sei anni prima di Mosaic, il primo browser web».

Bill Atkinson oggi. Appassionato di fotografia, dal 1997 commercializza foto naturalistiche sul suo sito internet.
Bill Atkinson oggi. Appassionato di fotografia, dal 1997 commercializza foto naturalistiche sul suo sito internet.

«Ho lavorato per Apple 12 anni, creato strumenti per aiutare le persone creative e contribuito a far crescere Apple, vedendola passare da 30 dipendenti a 15.000. Nel 1990, con la benedizione di John Sculley, lasciai Apple con Marc Porat e Andy Hertzfeld per co-fondare General Magic e contribuire a inventare il personal communicator (uno dei primi esempi di assistente digitale personale, ndr)».

“La strada che ho seguito 40 anni addietro ha fatto la differenza. Mi occupo ancora di ricerche sullo stato di coscienza (dal punto di vista neurologico, ndr) ma mi ritengo più che soddisfatto per i contributi che sono stato in grado di apportare nei miei anni alla Apple. Sono grato a Jef Raskin e Steve Jobs per avere creduto in me e per avermi dato l’opportunità di cambiare il mondo in meglio».