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Boomerang Data Recovery: resuscita anche i dischi più morti…

Non ci nascondiamo dietro a un dito: la nostra vita digitale è diventata una percentuale in doppia cifra di quella reale. Foto, musica, film, email e chi più ne ha più ne metta: tutti bit che siedono comodamente sul nostro disco rigido. Peccato che i dischi rigidi siano proni (soprattutto durante la stagione più calda) a improvvisi “fallimenti”. Si rompono. Oppure cascano. Oppure qualche incidente può accadere e in un attimo, voom, scompare tutto. E se non avete fatto regolarmente un backup dei dati, non c’è più niente da fare. Già , e chi lo fa oggi un backup di 250 Gb di dati, magari per la maggior parte (non nascondiamoci dietro a un altro dito) musica, film e telefilm? Ci vorrebbero pigne di Dvd a doppio strato e una settimana di tempo libero…

Se vi è successo l’imponderabile, allora non è il caso di suicidarsi subito. Le buone regole sono innanzitutto di fermarsi, a scapito di danni ulteriori (e talvolta, questi sì, irreversibili) e poi di contattare un utente più esperto o l’assistenza di un rivenditore per vedere cosa si può fare. Ma se siete super-sicuri di sapere come si fa e vivete su un’isola deserta, dove nessuno può aiutarvi, ci sono allora alcuni software che possono darvi una mano.

Il campione della serie di software che “fanno miracoli” nel recuperare i dati sul disco “perso” o su altri media (come le memory card o i dischi esterni in raid) è stato considerato finora Data Rescue II. Ma non sempre il pezzo di software più famoso è in grado di fare tutto. Peccato, però, che quando si esca dal “noto”, ci si intrecci in una giungla di prodotti di dubbia qualità . Fino a che, cercando per giorni in rete, non si trova la scelta giusta. Parliamo di Boomerang Data Rescue, software sviluppato in California a partire dalla fine del 2006 e giunto alla versione 1.1.2. Non costa poco: 179,95 dollari (ma Data Rescue II ne costa comunque 99, che non sono poi bruscolini), però riesce a fare l’impossibile.

Per testarlo sul campo (la demo scaricabile consente di accedere al disco ma non di salvare su un altro volume i dati recuperabili; si tratta comunque di una operazione non intrusiva) abbiamo fatto ricorso a un danno epocale accaduto a un iMac 24: un disco partizionato con BootCamp (beta 1.3) la cui tabella generale per entrambi le partizioni è successivamente collassata. Utilità  disco riconosce il volume complessivo come vergine e invece Data Rescue II si impalla e si chiude quando cerca di leggerlo. Un caso disperato, a occhio e croce. Invece, il buon Boomerang riesce a “vedere” il volume e a tracciarne il contenuto, settore dopo settore, seguendo l’esile traccia dei magic numbers presenti all’inizio dei file segmentati in vari cluster.

Attendiamo l’esito dell’operazione – richiede circa 20 ore stimate – per vedere se poi il lavoro di Boomerang produrrà  qualche risultato accettabile. Intanto, segnaliamo che nessun’altra applicazione di data recovery era riuscita là  dove questa sinora riesce. Qualcosa vorrà  dire…

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