HP compra Palm, finisce un’era

HP annuncia di avere acquistato Palm. «Un sistema operativo innovativo - dicono i vertici di Palo Alto - ci consentirà di competere nel campo dei dispositivi mobili». Finisce la storia come realtà indipendente di una delle società che ha segnato l'alba dell'informatica da tasca ma che aveva sbagliato troppo e troppo a lungo per poter continuare a sopravvivere da sola in uno scenario affollato di pesci troppo grossi da combattere.

Palm cede le armi e viene acquistata da HP. L’annuncio ufficiale di un evento, la cessione degli assetti della società divenuta nota nel mondo per avere creato il primo palmare di largo successo, considerato inevitabile oltre che imminente da una grande fetta di osservatori del mercato, è stata data questa notte dalla società di Palo Alto in un comunicato diffuso congiuntamente alla stessa Palm.

La transazione (valore di 1,2 miliardi di dollari corrisposti in azioni ad un prezzo di 5,7 dollari per azione) già approvata dai due consigli di amministrazione, punta a valorizzare il sistema operativo WebOs sul quale HP punta per rilanciarsi nel mondo della mobilità, sia essa connessa ai dispostivi da tasca veri e propri che nel campo dei tablet. Di particolare interesse, si legge nella nota diffusa alla stampa, il multitasking reale e la condivisione di informazioni tra le varie applicazioni. “Il  mercato degli smartphone – dice Todd Bradley, executive vice president, Personal Systems Group di HP – è grande, economicamente solido e in rapida crescita e le società che possono fornire un dispositivo integrato e la giusta esperienza, ne controllano una larga fetta. Gli avanzamenti nella mobilità stanno offrendo significative opportunità ed HP intende essere un leader in questo settore»

L’abbraccio di HP con Palm se da una parte sorprende, visto che la società americana non era mai stata citata come possibile acquirente, sul fronte opposto appare coerente. HP non ha più da tempo una presenza solida nel settore degli smartphones; il mercato connesso a Windows Mobile sta svanendo, almeno nella sua forma attuale, e non è comunque considerato adatto all’universo consumer dove il fatturato sta crescendo esponenzialmente. HP aveva cellulari molto complessi poco attraenti, scarsa esperienza nel settore multitouch, e una focalizzazione sul pubblico aziendale che ben che andrà nel futuro rappresenterà una minuscola parte del fatturato di una nicchia vastissima e molto lucrosa. Con WebOS HP avrà, se non altro, la possibilità di sfidare Apple, Rim e Android e di debuttare fin da subito con prodotti convincenti e già pronti per i grandi palcoscenici; tra di essi ci sarà senza dubbio anche quello che rivolto verso il pubblico dei tablet per il quale HP ha già fatto capire di volere un ruolo da protagonista. Resta da capire come si metterà il rapporto con il partner di sempre, Microsoft, che fornirà il sistema operativo del primo concorrente di iPad prodotto da HP, lo Slate. Inizialmente il patto è destinato sicuramente a tenere, ma ci sono pochi dubbi che in futuro WebOs e Windows finiranno per concorrere nei laboratori della società di Palo Alto.

Palm e HP non hanno reso noto che ne sarà del marchio Palm, ma è molto probabile se non certo che vista la forza e la visibilità che ha di fronte ai consumatori, che non sarà abbandonato. Nonostante questo la fine dell’indipendenza di Palm, una società storica del mondo dei dispositivi da tasca, è nei fatti e resta un evento di grande portata anche se scontato e frutto di una serie di calcoli errati e di ripetute convulsioni, cambiamenti di rotta improvvisi e indecisioni interminabili che l’avevano resa prevedibile.

Basti ricordare il tortuoso percorso del sistema operativo Palm, prima slegato dall’hardware e offerto sul mercato anche ad altri concorrenti oltre che quotato in borsa, poi venduto ad una società giapponese, poi riacquistato, poi congelato puntando la prua verso Widonws Mobile infine rivoluzionato con Web Os, il tutto mentre la piattaforma hardware fossilizzata intorno al grande successo del Treo invecchiava e la concorrenza correva. Lo scorso anno il debutto del Pre aveva suscitato grandi speranze, ma in molti avevano sospettato fin da subito che il fattore di innovazione da solo non sarebbe bastato per risollevare le sorti di un società che aveva sbagliato troppo e troppo a lungo negli anni precedenti. La conferma che per Palm, un’azienda legata ad Apple nelle viscere, zeppa com’è di ex dipendenti e manager di Cupertino, stava suonando l’ultima ora in quanto società indipendente si è avuta qualche settimana fa quando il Ceo Jobs Rubinstein (già capo della divisione hardware di Apple ed ex grande amico di Jobs) annunciava che nei magazzini giacevano centinaia di migliaia di Pre invenduti, questo mentre la liquidità si assottigliava e il grande finanziatore Elevation Partners faceva chiaramente capire di non avere più alcuna intenzion di rifinanziare la società.

Qualche giorno dopo lo stesso Rubinstein, mentre alcuni siti ne stilavano l’epitaffio in qualità di Ceo di Palm, faceva sapere che la sua azienda sarebbe andata avanti da sola. I siti si sono sbagliati sulla sorte di Rubinstein, visto che HP fa sapere che resterà in azienda, ma non si erano certo sbagliati quando dicevano che le parole fiere pronunciate di fronte al taccuino del giornalista del Financial Times (“andremo avanti da soli; abbiamo la forza per farlo e una grande serie di prodotti”) erano poco più che un modo di prendere tempo mentre qualcuno, in un’altra stanza, stava leggendo, e pure di fretta, i contratti da firmare per un passaggio di mano che fosse il più rapido ed indolore possibile.