Indagine fiscale su Apple, l’Unione Europea vuol pensarci ancora

L'Unione Europea non prenderà una decisione a breve sul meccanismo fiscale che permette ad Apple di pagare una quota ridotta di tasse sfruttando gli accordi fiscali con l'Irlanda. Il commissario antitrust: «Non trattenete il fiato nell'attesa»

La decisione sull’indagine fiscale su Apple che potrebbe condurre la Mela a versare fino a 7 miliardi di euro al governo irlandese, non è imminente. A far sapere che non è il caso di “trattenere il fiato”, questo il termine usato, in attesa di una sentenza dell’Unione Europea che deciderà in merito è il commissario all’antitrust, Margrethe Vestagertempered.

Quel di cui si parla, lo ricordiamo, sono gli accordi fiscali che Apple avrebbe raggiunto con l’Irlanda e in base ai quali riesce a pagare solo il 2% su tutto il fatturato prodotto dalla sua filiale locale, filiale che controllae trae profitto di fatto tutto il business su scala europea. Il complesso meccanismo che permette ad Apple di pagare pochissimo in tasse (circa un quinto di quanto pagano altre aziende in Irlanda e un ventesimo rispetto a quanto probabilmente pagherebbe nel resto d’Europa), è nel mirino in quanto sospetto di essere un aiuto di stato da parte dell’Irlanda. Secondo le regole europee, l’Irlanda non deve necessariamente applicare le stesse tasse che vengono applicate altrove, ma non deve fare distintizioni tra azienda e azienda, con contrattazioni private come, secondo alcuni funzionari e politici di Bruxelles, avrebbe fatto.

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La filiale Apple di Cork, in Irlanda

La stessa accusa, seguita da una indagine, è costata cara, letteralemente, ad altre aziende come Fiat Chrisler e Strabucks costrette a rifondere l’Olanda per circa 30 milioni di euro. Nel caso di Apple le cifre sarebbero enormi, fino a 8 miliardi di dollari, circa 7 miliardi di euro, secondo le più recenti stime.

Apple, lo ricordiamo, è già stata sanzionata e costretta a cambiare il suo modello di business in alcuni paesi, tra cui l’Italia, che hanno concordato il saldo di tasse non pagate usando proprio il meccanismo che fa capo all’Irlanda. Di fatto tutte le macchine vendute nei paesi europei, risultano vendute dalla filiale Irlandese che raccoglie i profitti e paga, appunto, una quota minima di tasse al governo locale.  Per sanare il contenzioso con il governo italiano, che sosteneva che quel profitto fosse dovuto alla attività di Apple Italia e non di Apple Irlanda, Cupertino ha accettato di pagare 318 milioni di euro ma anche di cambiare la sua strategia commerciale. La stessa cosa è accaduto anche a Google che seguiva queste stesse procedure.

La stessa prospettiva, pagamento di arretrati fiscali e cambiamento del modello di business, sarebbe la conseguenza di un pronunciamento dell’Ue e delle due cose è probabile che quella più carica di conseguenze per Apple sia la seconda perchè modificherebbe totalmente il suo impianto a livello globale. L’Irlanda, infatti, sarebbe costretta ad applicare la stessa aliquota che viene applicata ad altre aziende, smantellando la struttura fiscale intorno alla quale è nata Apple in Europa. Questa decisione, è certamente anche la più rilevante anche per un grande numero di aziende che operano in Irlanda, come accennato non è però dietro l’angolo.

Parlando con alcuni cronisti a Bruxelles che le chiedevano, appunto, i tempi con cui l’Unione si pronuncerà sulla vicenda, la Vestagertempered ha fatto capire che le indagini sono ancora in corso e che non ci sono novità dietro l’angolo: «direi che non è il caso che tratteniate il respiro nell’attesa. Questo è un mio consiglio», ha detto il commissario. Un segnale che l’Ue è consapevole dell’importanza di un simile passaggio e delle ricadute che potrebbe avere anche nei rapporti con gli Stati Uniti (che accusano l’Europa di avere messo nel mirino aziende americane) e che vuole procedere con i piedi di piombo.