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Intervista a Colin Angle CEO di IRobot: il futuro della robotica in casa è radioso ma siamo solo all’inizio

Macitynet ha incontrato in un caldo pomeriggio milanese Colin Angle, il deus Ex Machina di iRobot, l’azienda che sta dietro al fenomeno Roomba che di fatto ha portato il primo vero robot mobile nelle case di milioni di consumatori.

Che si sia trattato di un aspirapolvere automatico e non di un altro strumento o ausilio non è casuale: il progetto nasce da una lunga serie di studi che sono risultato di un lavoro di anni di ricerca al Massachussets Institute of Technology ma ancora prima della passione dobbiamo dire letteralmente “innata” di Colin Angle per la Robotica. 

L’incontro si è svolto sia con una serie di domande del collega Mark Perna a cui abbiamo partecipato attivamente sia durante la sessione comune sia in un colloquio diretto con Colin.

Come e’ nata la passione per i robot in Colin Angle?

Ho sempre coltivato la passione di scoprire come funzionavano le cose: posso raccontarvi che a tre anni in casa abbiamo avuto un problema nella toilette: ho chiesto a mia madre di leggermi il manuale delle istruzioni per la riparazione e sotto la sua guida ci sono riuscito senza problemi. A 10 anni ho studiato una gru robotica per spostare le stoviglie in cucina come se fosse la cosa più naturale e necessaria del mondo.

Durante i miei anni al MIT il mio obiettivo iniziale era quello di lavorare ad un progetto più “figo” possibile o almeno quella era la mia intenzione… in realtà penso di aver pensato ai robot e di aver lavorato ai progetti con robot per tutta la mia vita.

Se non avessi fatto questo penso che sarei diventato una sorta di guardia forestale: sono un appassionato di camping.

Del resto l’attività che svolgo fuori di iRobot mi ha portato a creare una organizzazione non profit che si occupa di robotica a sostegno della natura. 

Intervista a Colin Angle CEO di IRobot: il futuro della robotica in casa è radioso ma siamo solo all’inizio

Il primo Roomba è stato presentato nel 2002: come è stato accolto a suo tempo quello che di fatto era un progetto pionieristico? 

In realtà era implicito che nella nostra vita sarebbe arrivata la presenza dei robot ma nel 1990, quando ho co-fondando l’azienda con il mio professore del MIT di allora, lo scopo non era quello di creare un robot specifico ma di trasformare in realtà l’industria dei robot e abbiamo scandagliato 20 diverse opportunità di business per creare una dispositivo che non solo fosse “figo” e vendibile ma che generasse anche un profitto: insomma che potesse trasformarsi un business sostenibile.

Oggi vediamo di fatto che l’aspirapolvere tradizionale è morto o perlomeno il suo mercato si sta restringendo sempre di più grazie alla prevalenza dei robot aspirapolvere da una parte e dei sistemi “manuali” (gli aspirapolvere wireless tipo Dyson n.d.r.).

Sono di fatto molto orgoglioso di quello che ho realizzato con Roomba e dopo 20 anni di studio di preparazione e di presenza sul mercato penso che siamo ancora all’inizio di questa esperienza con ancora molto spazio per crescere.

Lo strano è che di fatto è molto complicato concepire e costruire questi oggetti, molto di più di quello che la gente può credere.

Quali sono gli errori del passato che hanno impedito o impediscono una maggiore diffusione dei robot nelle nostre case?

La sfida di questi oggetti è che il consumatore ha aspettative diverse e molte aziende sono fallite perché pensavano a costruire dispositivi antropomorfi aspettandosi che la gente avesse pagato qualsiasi cosa per portarsi a casa un un robot che facesse tutto.

All’inizio della nostra attività nessuno avrebbe investito una lira nel progetto dei nostri robot perché non avevamo un piano concreto per pagare i nostri collaboratori alla fine del mese… (iRobot non ha ricevuto alcun aiuto da Venture Capital) e quindi ci siamo chiesti: che tipo di robot avremmo dovuto produrre?

Un robot che creasse più valore del proprio costo e che ci permettesse di portare avanti la nostra attività: alla fine siamo arrivati alla scelta di creare qualcosa che si, fosse “cool” ma che fosse anche utile e questo in effetti crea valore: il fatto che il nostro primo robot fosse un aspirapolvere è dato dalla sua funzione di eseguire dei compiti che la gente trova noiosi e ripetitivi: il valore dell’invenzione è stato quello di educare la popolazione a capire che il robot potesse fare qualcosa al posto nostro.

Quando iniziai la mia avventura la vera sfida non era tanto il fatto che il robot funzionasse ma che il  pubblico realizzasse che dopo promesse durate decenni quello era il momento che i robot entrassero nella vita di tutti.

iRobot Roomba s9+ e Braava Jet m6, pulizie in tandem per i robot più potenti che aspirano e lavano

Ad oggi i Robot non sono ancora una commodity, cosa ci dobbiamo aspettare dal miglioramento di questi dispositivi?

Per 27-29 anni ho costruito e progettato robot e la mia missione principale è stata quella di farli diventare molto più autonomi: il robot perfetto è quelle che non vedi e non tocchi. Oggi stiamo lavorando molto all’intelligenza artificiale ma l’intelligenza è molto di più di quella che rende un robot autonomo: l’intelligenza utile è quella che nasce dalla collaborazione. Quella che si può ottenere interagendo con gli umani o chi ha una maggiore conoscenza dell’ambiente.

Ad esempio se mandiamo un astronauta ad esplorare un pianeta sconosciuto lui potrà prendere decisioni autonome in base a quello che vede ma se lo dotiamo di una telecamera sulla spalla collegata ad una centrale di coordinamento potrà essere aiutato ad individuare cose che a prima vista gli sono sfuggite o ad informarsi con dati che gli sono sconosciuti personalmente o a consigliargli di svolgere una determinata azione.

L’altro aspetto, oltre alla combinazione con l’interazione con una centrale di controllo,  è quello di essere parte di un sistema che preveda, restando sempre all’esempio dell’astronauta, il razzo vettore, il modulo di atterraggio, il rover per la superficie e il modulo di ritorno all’astronave madre: tutto deve essere programmato e combinato alla perfezione.

Se mi chiedete cosa è in arrivo nella robotica posso rispondere che migliorerà la qualità del lavoro di gruppo con altri dispositivi e con l’utente finale.

Hai menzionato l’AI, per gli umani il pensiero logico è una attitudine naturale ma per il robot è una cosa che devi inserire nelle sue capacità. I robot possono imparare dalla casa automaticamente…

Il problema attuale su quanto possano essere intelligenti i robot non è l’AI ma la comprensione dell’ambiente circostante. Pensiamo ad una cosa: perché i robot commerciali non hanno braccia? Perché non sanno cosa si trovano davanti. Una situazione ideale sarebbe quella di avere un robot a cui ordino: vai in cucina e portami una birra. Il problema potrebbe non essere tanto quello di far capire dove è la cucina (i Robot Roomba già hanno una pianta della casa e possono individuare le varie zone) ma quanto quella di individuare la posizione della birra, discriminare il colore della lattina, il marchio etc: di fatto dobbiamo avere più informazioni sulla casa e su quello che c’è dentro.

Intervista a Colin Angle CEO di IRobot: il futuro della robotica in casa è radioso ma siamo solo all’inizio

Visto che parliamo di intelligenza artificiale: se dovesse dare un consiglio a chi si occupa di auto a guida autonoma che cosa suggerirebbe?

Sono ambiti molto diversi: se un robot urta il piede di una persona che è in casa non ci sono problemi, ben diverso è se un’auto ti urta una gamba. In ogni caso penso che per avere reali applicazioni di guida autonoma generalizzata passeranno venti anni mentre avere veicoli come autobus e mezzi di trasporto su un tragitto determinato e controllato sia un evento molto più attuale: abbiamo creato una aspettativa in tal senso e dobbiamo dare una risposta.

Qual’è il rapporto tra i suoi Roomba e la smart home? 

Diciamo che la smart home come è concepita oggi non ha raggiunto un vero livello di utilità: non è ancora all’altezza del suo potenziale. Con Roomba stiamo creando un sistema che individua la casa e impara a conoscerla ma la richiesta di informazioni è ancora molto elevata.

Potrebbe essere possibile gestire il tutto con dei tag economici? La ciotola del cane che viene spostata continuamente, le bottiglie con una descrizione del contenuto.

Penso che la soluzione sia una combinazione tra quello che il robot può vedere e la definizione che noi gli offriamo: questa collaborazione tra intelligenza di riconoscimento e aiuto dell’utente permetterebbe di ottenere risultati che permettono di individuare gli oggetti per soddisfare una richiesta, per evitare un scontro fortuito o uno spostamento indesiderato.

E qui veniamo ad un’altra questione: come vengono gestiti i dati dei clienti: l’acquisizione degli ambienti della casa, la presenza di oggetti, la pianta stessa della casa e della relazione tra gli spazi?

In iRobot vogliamo essere una azienda DATA 2.0 per come gestiamo i dati degli utenti. Normalmente quando utenti si accorgono che per qualche motivi la loro privacy è compromessa si arrabbiano moltissimo, protestano veementemente ma poi il giorno dopo acquistano il dispositivo più economico sul mercato. 

La sicurezza e la privacy hanno un costo e da una parte il patto tra azienda e utente deve essere chiaro per capire cosa resta nel dispositivo e cosa può opzionalmente andare sul web e dall’altra parte si deve capire che mantenere i dati in un ambito privato ha un costo che si riflette sul costo del prodotto e sulla sua affidabilità. 

Quello che auspico è che possa nascere e operare un organismo terzo in grado di certificare la qualità dei prodotto dal punto di vista della privacy e della sicurezza e dell’affidabilità, una sorta di marchio di qualità come quello che trovo sulla bottiglia del latte al supermercato (Colin Angle vive a Bedford, MA) che mi certifica la produzione e la filiera del prodotto in ogni suo aspetto.

Mi sto dando da fare perché si arrivi ad un organismo certificatore che preveda l’analisi di ognuno degli aspetti della filliera nel campo iOT ed elettronica di consumo: dalla scelta del microprocessore al sistema di cifratura dei dati al sistema cloud di conservazione degli stessi.

Tra le nostre missioni di lungo corso c’è quella di creare dei prodotti che siano efficienti a lungo e di rendere confortevole e salutare il luogo dove allevi i tuoi figli. Allo stesso tempo dobbiamo pensare che è cambiato il rapporto di cura verso gli anziani: la maggiore longevità porta a famiglie ridotte, vita da single in nuclei monofamiliari e a questo corrisponde la necessità di un aiuto che può esser dato dai robot come iRoomba: possiamo contribuire anche con questo ad invertire la tendenza di uno stile di vita degli anziano che è peggiorato rispetto alle generazioni precedenti. Come abbiamo detto iRoomba è nato per fare un lavoro che gli utenti non vogliono fare in prima persona e questo è ancora più vero per chi fa ancora più fatica a compiere le operazioni di pulizia.

Per noi la soluzione è quella di usare i robot per una ottenere una migliore qualità di vita e avere più tempo per fare quello che veramente ci piace fare.

Perché dovrei comprare un prodotto iRobot oggi visto che ogni anno uscite con una novità che rende un obsoleto il prodotto precedente? 

In realtà i robot prodotti negli ultimi anni non sono più prodotti fini a se stessi ma “piattaforme” che possiamo aggiornare con nuove funzioni come è avvenuto di recente per renderli ancora più efficienti e proattivi per i propri compiti. in questo momento stiamo pensando ad aggiornamenti ogni 3 mesi per poi rallentare un poco più avanti.

iRobot copia Eufy, ora i Roomba possono evitare zone specifiche

Cosa ci può raccontare di curioso su come i Roomba sono utilizzati in casa?

Beh’  la cosa più curiosa è che gli utenti tendono a prendere confidenza dopo circa due settimane a dare un nome ai robot che girano per casa_ alla fine li considerano come un animale domestico e si disperano quando per qualche motivo non riescono a terminare il loro solito giro.

Ci sono inoltre studi in Giappone su come cambia l’organizzazione della casa prima e dopo l’arrivo di un robot per le puilizie. 

Si può dire anche che i robot sono uno strumento educativo: possono insegnare ad esempio ai ragazzi a tenere più in ordine la loro camera se vogliono che il robot funzioni senza impedimenti

Assolutamente si… anche qui si è discusso del fatto che un robot in qualche modo spezzi la tensione tra generazioni: il ragazzino sistema le sue cose in giro rispondere ad un comando del genitore ma perché di fatto se non predispone l’ambiente in modo corretto questo non verrà pulito a dovere.

Anche se non può parlarci dei progetti in corso cosa può dirci dei prodotti che pensa di realizzare nei prossimi anni?

Per realizzare un robot “consumer” bisogna lavorare su tecnologie sperimentate e facilmente realizzabili: per questo penso che difficilmente avremo robot con le gambe in un futuro immediato mentre potrebbe essere più semplice ottenere robot con braccia: io di base mi definisco un  “practical robot Guy” e mi piacerebbe realizzare un robot con le braccia capace di muoversi liberamente: una sorta di segway con le braccia che individua gli oggetti e in grado di accompagnare gli umani nelle loro azioni quotidiane… ad esempio scaricare o caricare i piatti nella lavastoviglie!

Abbiamo parlato poi con Colin Angle del prossimo prodotto iRobot che arriverà sul mercato: un tagliaerba con caratteristiche innovative che ha un particolare legame anche con il nostro paese. Ma di questo vi parleremo in un altro articolo.

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