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La strategia tutta cloud di Satya Nadella

Come scrivevamo poche ore fa, Microsoft con Windows 365 ha annunciato di aver portato il suo sistema operativo nel cloud. È una manovra su cui Microsoft stava lavorando da molto, moltisismo tempo e lo stesso Satya Nadella, CEO dell’azienda e da giugno anche presidente, è stato messo in quella posizione da Bill Gates (al posto di Steve Ballmer) per portare a termine la rivoluzione Microsoft del cloud, dopo che l’azienda aveva clamorosamente mancato l’esordio nel mondo del web (cercando di costruire una rete alternativa chiamata MSN) per poi eccedere nell’entrata nel settore con Internet Explorer, che aveva portato a una indagine antitrust per abuso di posizione di dominio.

Perché la mossa di Nadella è una mossa chiave, ma cosa vuol dire veramente e perché non bisogna fraintedere l’annuncio di Microsoft? Andiamo con ordine.

cloud nadella

 

Il sistema operativo nel browser

La mossa di Microsoft – ricapitoliamo – vuol dire che dal 2 agosto per chi si abbona al servizio in ambito aziendale sarà possibile accedere a una versione cloud completa di Windows 10 e poi 11 tramite un qualsiasi apparecchio dotato di un browser. In teoria, basta anche che il sistema operativo del client sia solo dotato dei driver per far funzionare la macchina e di un browser, senza altro, e poi si passa al sistema operativo remoto che però funziona solo quando c’è la connessione. Il presupposto tecnologico cercato da Microsoft è quello di Zero Trust, zero fiducia, e per spiegarlo bisogna fare un attimo un passo indietro.

Una soluzione aziendale

Questa soluzione cloud di Microsoft non è pensata per gli utenti finali, gli hacker, i programmatori. È pensato per le grandi aziende che hanno decine se non centinaia di migliaia di PC sempre connessi con altrettante persone che ci lavorano sopra. È una soluzione che serve innanzitutto ad abbassare il costo completo della soluzione Windows, il famoso TCO, total cost of ownership. Un costo che non calcola solo hardware e licenza software, ma aggiunge anche la parte relativa alla manutenzione, agli aggiornamenti, alle nuove installazioni.

L’idea stessa che le persone usino il PC è da quattro decenni la chiave per la crescita della produttività delle aziende, ma il TCO è stato da subito un problema. Il modo di calcolare i costi reali è stato inventato nel 2008 dall’analista di mercato americano Gartner come metrica per capire come funzionano realmente i conti economici delle aziende. La scoperta è che avere una flotta di computer costa molto più che non semplicemente il prezzo fatturato per l’hardware e il software di base.

Una risposta a questo problema è stata l’idea della consumerizzazione della tecnologia, quello che a un certo punto è stato chiamato BYOD, Bring Your Own Device. Nascosto dietro all’idea che ognuno dovesse essere libero di usare lo strumento con il quale si sentiva più a suo agio (anche Mac, anche iPhone, anche iPad), in realtà c’era il patto con il demonio cercato dalle grandi aziende: se usi il tuo device noi non ne curiamo la manutenzione e gli aggiornamenti. Un risparmio molto grande, in teoria, ma che in realtà aveva due conseguenze enormi e nient’affatto positive.

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Le conseguenze del BYOD

Fare in modo che la maggior parte dei dipendneti aziendali – stiamo parlando di grandi società con migliaia se non decine di migliaia di impiegati – utilizzino in parte i loro personal computer vuol dire esporsi al rischio che non siano compatibili con le app aziendali (che spesso sono solo per Windows, sono vecchie, sono incompatibili con molte altre cose). E poi, secondo rischio, ovviamente la sicurezza.

Per le app legacy, il tentativo era di trasferire solo quelle nel cloud. Per la sicurezza invece l’idea era di usare le connessioni sicure, gli antivirus, le VPN. Che però non risolvevano i problemi. Mentre tantissimi strateghi dello sviluppo delle tecnologie pensavano che la sicurezza si sarebbe ottenuta facendo un accesso sicuro tramite il browser ai dati, le aziende in realtà preferivano usare le VPN per questioni di sicurezza e di compatibilità, trasformando così qualsiasi connessione in un accesso diretto alla intranet aziendale.

Le soluzioni del passato

All’inizio del nuovo millennio in molti, a partire da IBM, cercarono soluzioni basate sulla virtualizzazione. Poi nel 2008 Citrix acquisì XenSource e provò una soluzione sconosciuta al pubblico dei consumatori ma molto nota in ambito aziendale che si chiama XenDesktop. Una VDI (Virtual Desktop Infratructure) che permetteva di virtualizzare non tutto il computer ma solo il desktop e le app ad esso connesse, in modo tale di poter avere una virtualizzazione del solo lato utente e non di tutto il computer. Sulla carta geniale, in realtà piena di problemi e di controindicazioni.

La filosofia alla base però era sempre la stessa: portare gli utenti digitali nel datacenter e lasciare in mano agli utenti reali solo una tastiera, un mouse e uno schermo. In questa maniera la gestione degli aggiornamenti, le patch di sicurezza, le nuove versioni, le nuove configurazioni, i driver, le compatibilità, era tutto gestito centralmente in maniera automatica a costi molto più bassi.

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Il problema è la rete

La VDI era una buzzword, che nascondeva in realtà un sacco di ambiguità nell’implementazione, limiti tecnologici e di sicurezza e un gigantesco problema: servivano reti fantastiche, che nella maggior parte dei casi non c’erano. Senza banda passante, non c’era connessione e quindi il desktop virtuale semplicemente non funzionava. “Non c’è linea”, diceva il cassiere della banca, la macchina per emettere i biglietti, l’operatore del call center, l’impiegato interrogato dal capoufficio. E senza linea, si ferma tutto.

Mancava la tecnologia di base. Mancava una banda larga in fibra ubiqua, mancava un Wi-Fi ubiquo e mancava il 5G, ovviamente. Era semplicemente troppo presto per questo tipo di soluzioni.

I tempi moderni

Adesso che è arrivata la banda larga diffusa in maniera ubiqua e non a macchia di leopardo (cioè, non è ancora vero ma sicuramente molto meglio di 15 anni fa) è tuttavia anche cambiato il panorama della tecnologia. È stato creato il concetto del “cloud”, che è una idea di marketing e un modo per raccogliere assieme tecnologie e funzionalità diverse, oltre a modi di organizzare e pagare. E questo cloud è diventato il paradigma vincente.

Il vincitore, uno di quelli cioè che hanno saputo fare la differenza per quanto riguarda il cloud, è stato Satya Nadella. Il manager come dirigente di Microsoft è l’architetto del successo di Azure e dei prodotti cloud. Per questo Bill Gates l’ha voluto al timone dell’azienda: il fondatore di Microsoft ha capito che il futuro è cloud e che serviva una persona con la cultura e le competenze giuste per giocare quella battaglia.

Ecco che arriva Nadella, ecco che Microsoft diventa più “aperta” (apparentemente) e agnostica, nel senso che usa anche device che funzionano con altri sistemi operativi, addirittura attira gli sviluppatori e fa scoppiare la pace con il mondo dell’open source incorporando funzionalità di Linux (e del suo kernel) dentro Windows nella modalità sviluppatori per renderlo funzionale a come funziona la tecnologia oggi. Una rivoluzione che è tutta opera di Nadella.

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Cosa succede adesso

Adesso arriva Windows dentro il cloud, ed è la ciliegina sulla torta del lavoro di Nadella per quel lato della Microsoft che si chiama B2B, cioè che funziona business-to-business, che vende prodotti aziendali. È un lato all’opposto di quello tradizionale, che vediamo noi consumatori, e infatti questa offerta di Microsoft non è per i singoli. Non si compra, almeno non adesso, una macchia Windows 10 o Windows 11 nel cloud, invece lo possono fare le aziende con un abbonamento. Questo abbonamento risolve il problema dell’hardware (che diventa sostanzialmente irrilevante) abbatte di molto il problema della sicurezza dei dati, delle policy di backup, della gestione delle patch e degli aggiornamenti e degli antivirus e di tutto il resto.

Il computer diventa un servizio, insomma. Soprattutto, secondo Microsoft diventa finalmente possibile usufruire della “vera” esperienza Windows, quella che gli utenti finali difficilmente vedono: quella delle configurazioni fatte bene, dei driver compatibili al 100%, del sistema che va bene. Perché, dice Microsoft, quando Windows è configurato bene e l’hardware è quello giusto è un sistema eccezionale.

windows 11 1

E noialtri?

Il sistema Windows 365 arriverà mai agli utenti finali? Molto probabilmente sì. Ci vorrà molto tempo. Non decenni, ma qualche anno si. Prima devono succedere anche altre cose. Ma arriveremo al momento in cui gli utenti PC non sapranno neanche quale computer stanno usando, perché è tutto nel cloud.

Questo è per scontrarsi frontalmente con Google (che già fa così, ma in maniera molto più leggera e meno potente) e non potrebbe essere più lontano di così da quel che fa Apple, invece, che crede che il futuro passi da un equilibrio tra locale e cloud, privacy e condivisione. Vedremo cosa sucederà più avanti, adesso la direzione di Microsoft è più chiara.

Tutti gli articoli di macitynet che parlano di Satya Nadella sono disponibili qui, invece per tutte le notizie che parlano di Microsoft si parte da questa pagina.

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