L’AC-3 non è più un codec proprietario: fine alla macchina stampasoldi di Dolby

Caduto l'ultimo brevetto fondamentale legato al codec conosciuto come AC-3. Nato nel 1992 e diffuso in dvd, blu-ray e altri sistemi video. Per la riproduzione di questo formato di compressione era richiesto il pagamento di royalty a Dolby.

Dolby Digital

Dal 21 marzo l’algoritmo di compressione audio AC-3 sviluppato da Dolby Laboratories non è più un codec proprietario e gli sviluppatori non devono pagare una licenza a Dolby per il suo utilizzo. Si tratta di un formato audio molto popolare i cui costi di licenza hanno però impedito ad applicazioni come VLC di integrarne la gestione e quindi rendendo impossibile riprodurre file che usavano questo codec. L’AC-3 è un sistema di codifica “lossy” (in altre parole nella codifica si perdono informazioni) usato al cinema, nella TV digitale, nei Laserdisc, DVD e altri supporti di riproduzione o trasmissione audio digitale.

Da iOS 9.3 in poi Apple ha pagato Dolby per sfruttare il codec consentendo ad applicazioni di terze parti (es. VLC per iOS) di usare il sistema operativo per il decoding di questo formato. Finora Dolby aveva a disposizione una macchina per fare soldi impressionante, essendo il codec utilizzato ovunque, nonostante sistemi di codifica più efficienti siano nel frattempo nati. Dolby adesso proverà a imporre il Dolby Vision HDR ma questo non sembra all’altezza di vari concorrenti. Per i consumatori cambierà poco nulla: gli sviluppatori potranno integrare nei propri software funzioni di lettura AC-3 senza pagare royalty a Dolby. Poco cambierà sul versante dei prezzi dei dispositivi di riproduzione giacché una singola licenza costa pochi centesimi (moltiplicata però per milioni e milioni di prodotti, le aziende produttrici possono risparmiare svariati milioni di euro).