MyBook Duo USB, in prova il disco mammut di Western Digital

Archiviare grandi quantità di dati senza spendere un capitale: in prova WD MyBook Duo con USB 3 e fino a 16 TB di spazio assicura compatibilità con Mac e PC, tecnologia RAID per sicurezza e prestazioni

MyBook Duo USB, in prova il disco mammut di Western Digital

Versatile, comodo, abbastanza veloce ma soprattutto capiente, molto capiente: sono queste le caratteristiche più importanti di WD MyBook Duo USB, disco da scrivania con connessione USB 3.0 e due slot per dischi, capace di arrivare alla ragguardevole capacità di 16 terabyte. Uno spazio di archiviazione che oggi, e anche per alcuni anni a venire, risulta più che sufficiente sia in ambito consumer che professionale.

WD MyBook Duo, il monolito antracite

Estratto dalla confezione si presenta come un monolito verticale di dimensioni importanti, d’altra parte non potrebbe essere diversamente, vista la necessità di ospitare due dischi da 3,5”.

La superficie laterale e frontale è realizzata in plastica grigio scuro satinato, con frontalmente una spia per l’indicazione delle attività, mentre la parte superiore e posteriore è realizzata con una plastica nera a griglia, per favorire l’areazione dei dischi e il mantenimento della temperatura.

Davanti, tre piccoli LED indicano lo stato di alimentazione e la presenza e il funzionamento dei due dischi inseriti: il disco in nostro possesso è arrivato formattato in NTFS, disponibile in lettura in ambiente Mac, ma è bastato un veloce giro con Disk Utility per la formattazione in modalità HFS+, in modo che il disco risulti sbloccato e più performante con macOS.

Una volta acceso e collegato, l’utility WD Drive, disponibile all’interno del disco ma scaricabile anche dal sito Western Digital, permette varie operazioni preliminari, come ad esempio l’aggiornamento del firmware interno ma soprattutto la scelta o il cambio della configurazione RAID.

Arrivando con due dischi interni, il WD MyBook Duo USB può essere utilizzato in tre modalità: nella prima (RAID 0) i due dischi formano un singolo volume unico, dato dalla somma dei due, offrendo anche una velocità di scrittura e lettura maggiore (perché i due dischi scrivono e leggono in parallelo), nella seconda il primo disco apre l’accesso al Mac, mentre il secondo scrive i dati in parallelo, in modo che alla rottura di uno dei due, l’altro permetta comunque all’utente di operare con i documenti, sino alla sostituzione (RAID 1).

La terza modalità (JBOD) mostra due volumi singoli, corrispondenti ai due dischi. Le tre modalità corrispondono in pratica ad una maggiore velocità e capienza (RAID 0), alla massima sicurezza (Raid 1) e alla massima flessibilità (JBOD).

Questa scelta, che coinvolge interamente il disco e che può comportare anche più di qualche minuto di attesa per il completamento, va generalmente fatta all’inizio: il disco arriva in RAID 0, offrendo massima capacità e massime prestazioni, ma la configurazione può essere cambiata operando dall’utility. Ma attenzione: se abbiamo già usato l’unità per salvare dati, cambiando successivamente la modalità RAID ne provoca la perdita.

Prova su strada

Nel nostro caso abbiamo collegato il disco a un server Mac mini del 2015 con USB 3 e depositato al suo interno praticamente tutto lo storico dei lavori, più una gran quantità di materiali personali, inclusi video e foto. Essendo il Mac mini connesso a un NAS, non era importante avere una doppia scrittura così abbiamo optato per un RAID 0, ricostruito dopo varie prove.

Il modello da noi gestito era di 12 TB, uno spazio ragguardevole e la praticità di avere un unico volume di tale misura è che è possibile gestire file e cartelle con una notevole libertà. Il funzionamento è sempre stato impeccabile, e anche la rumorosità abbastanza contenuta, caratteristica che lo rende ideale anche per un utilizzo da salotto, oltre che da ufficio.

La connessione USB 3, nonostante l’età e le novità introdotte da Apple nei nuovi MacBook Pro, è ancora buona e offre la maggiore compatibilità in assoluto, oltre che un rapporto prezzo prestazioni difficile da battere.

Il disco è perfetto per l’utilizzo diretto in un ambiente office e grafico, o come deposito di documenti accessori come texture, immagini, video personali e familiari o altro per chi fa rendering 3D o fotografia, meno per chi produce video professionale, laddove probabilmente è consigliabile il passaggio a una connessione Thundebolt 2 o 3.

Ovviamente il WD MyBook Duo è il disco perfetto per chi lo vuole utilizzare come disco di backup per qualsiasi tipo di risorsa. Da Time Machine a soluzioni più dedicate, la connessione USB 3 è più che adatta a questo scopo sia in fase di copia che di recupero.

A voler trovare un difetto possiamo dire che manca un controller per i LED frontali, che avremmo avuto il piacere di spegnere perché, quando usato in salotto accanto alla TV, i LED disturbano un po’, e un tempo di riattivazione dallo stop forse un po’ troppo lungo.

Due gradite sorprese

Al di la delle caratteristiche prestazionali il disco ci è comunque piaciuto molto anche per diverse soluzioni che WD ha infuso e che migliorano la vita di tutti i giorni. La prima si trova sul retro del dispositivo, ed è la presenza di due porte USB 3.0 supplementari.

Questo piccolo HUB posteriore può essere utilizzato in vari modi: dato che il disco è alimentato, è possibile collegare iPhone o iPad per la ricarica, che sono comunque visti anche dal Mac, oppure per collegare un secondo disco USB, anch’esso visto senza problemi dal Mac. Le due porte tornano utili anche per inserire una chiavetta USB al volo oppure un ventilatore, una lampadina, un paio di cuffie o in genere qualsiasi cosa sia possibile collegare a una presa USB tipo A.

In particolare, dato che sia nel Mac mini quanto nell’iMac, le porte USB sono dietro, in posizione alquanto scomoda, posizionando il disco con le prese USB poste frontalmente all’utente, si crea un piccolo e comodo HUB da utilizzare al volo. La seconda sorpresa (più o meno, perché è condivisa da quasi tutti i dischi WD) è la possibilità di accedere, in modo facilitato, ai dischi interni per la sostituzione.

Basta un clic nella parte superiore per aprire lo sportellino, svitare una vite di sicurezza (non servono cacciaviti) e togliere i dischi da sostituire. Nel caso di un RAID 1 il processo è indolore, negli altri casi c’è una perdita di dati, ma perlomeno è possibile riciclare il dispositivo. Con il tempo, poi, sarà anche possibile sostituire i dischi interni con altri di maggiore capienza.

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Lo spazio non è mai abbastanza

In un periodo in cui si parla molto di USB-C e di Thunderbolt 3, WD MyBook Duo rappresenta ad oggi ancora una buona soluzione per l’archiviazione locale, laddove la scelta di un NAS non è adatta per diversi motivi e anche perché per collegare il disco ad un computer con USB-C basta un piccolo e discreto adattatore (e trattandosi di un device desktop la cosa non disturba). Connessioni più veloci saranno le benvenute, ma per adesso la praticità di una USB-A è ancora inarrivabile, considerata la compatibilità e il rapporto prezzo/prestazioni.

Design:
4 out of 5 stars (4,0 / 5)
Facilità-d’uso:
5 out of 5 stars (5,0 / 5)
Prestazioni:
4.5 out of 5 stars (4,5 / 5)
Qualità/Prezzo:
4.5 out of 5 stars (4,5 / 5)
Average:
4.5 out of 5 stars (4,5 / 5)

 

Pro:

  • Ottima costruzione
  • Prese USB supplementari
  • Dischi sostituibili

Contro:

  • Manca un controllo per lo stop

Prezzo: a partire da 290 Euro per il modello da 4 TB

Naturalmente il prezzo di WD MyBook Duo dipende dalla quantità di spazio: parte da 290 euro per il modello da 4 terabyte (2 x 2TB) sino ai 619,99 euro per quello da 16 terabyte (2 x 8TB): i nostri lettori però possono trovare in offerta il modello da 6TB su Amazon.it