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Privacy ed Apple, ecco cosa Apple rivela a magistrati e polizia (anche italiani)

Le forze dell’ordine italiane in sei mesi hanno chiesto ad Apple informazioni sull’identità di chi ha registrato un iPhone per 409 volte, per un totale di oltre 4000 telefoni e hanno contattato Apple per avere informazioni più dettagliate sugli account e i dati personali per 60 volte, probabilmente per crimini gravi o emergenze. Questo quello che emerge da una interessante nota diffusa oggi da Apple con la quale Cupertino rivela, non senza un pizzico di polemica sul diritto alla privacy dei suoi clienti, numerose informazioni sulla tipologia di dati concessi ai governi e alle autorità di polizia, su mandato di magistrati ed inquirenti.

Apple spiega che quando riceve una richiesta di informazioni sul possessore o l’utilizzatore di un telefono da parte delle autorità preposte, in primo luogo si accerta che esistano tutti i carismi perché questa richiesta sia inoltrata. Nel caso specifico dell’Italia deve essere inoltrato con una rogatoria internazionale, sulla base dei trattati reciproci. Successivamente i legali di Apple cercano di stabilire quali siano i dati da presentare per dare modo agli inquirenti di arrivare a termine della loro indagine e solitamente, dice Apple, basta fornire alcune informazioni essenziali sul dispositivo, come il numero seriale o il numero IMEI.

Nel corso dei primi sei mesi di quest’anno, l’Italia ha sottoposto 409 richieste di questo tipo, inerenti 4034 dispositivi; il numero dei dispositivi è più alto delle richieste visto che ciascuna richiesta può riguardare più dispositivi perché, ad esempio, rubati insieme. L’Italia è il quarto paese al mondo per numero di dispositivi oggetto di questo procedimento, ma solo il settimo per numero di richieste. Gli inquirenti italiani hanno avuto soddisfazione alla domanda nello’81% dei casi, una delle percentuali più alte.

Privacy ed Apple

In 60 casi l’Italia ha però chiesto informazioni più delicate e cruciali, ad esempio: nomi, cognomi ed indirizzi degli account iTunes, messaggi email o immagini. Apple sottolinea che questo tipo di informazioni sono concesse solo molto raramente e solo dopo una accurata verifica della effettiva necessità di esse come, ad esempio, per ritrovare una persona scomparsa o impedire un suicidio.

Gli account interessati dalla notifica giudiziaria italiana, riguardavano 72 differenti account, ma Apple in 34 casi ha obiettato alla richieda dei magistrati. 18 volte ha concesso informazioni come l’Apple ID, indirizzi email,  numeri telefonici, numeri di carte di credito, identificativi di iCloud, iTunes o Game Center. In 38 casi Cupertino ha presentato una lista di informazioni più neutre, come le transazioni di iTunes o liste di applicazioni acquistate, in 22 casi non ha fornito nessun tipo di informazione e mai ha dato agli inquirenti contenuti delle mail, fotografie, contatti o gli appuntamenti dei calendari. Complessivamente le richieste italiane sono state soddisfate solo per il 38%.

Apple nel documento, che critica il governo americano per la mancanza di trasparenza (Cupertino non può rivelare se non usando numeri largamente generici le richieste ricevute dalle forze dell’ordine), sottolinea come il suo business «non dipende dalla raccolta di dati personali. Non abbiamo alcun interesse ad accumulare informazioni sui nostri clienti – scrive Apple – Proteggiamo le conversazioni con un sistema di cifratura di iMessage e FaceTime, non archiviamo dati di posizionante satellitare, ricerche di Mappe o le richieste di Siri in forma identificabile

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