Home Hi-Tech Finanza e Mercato Supermicro «Bloomberg ritiri le accuse dei chip spia cinesi», annuncia nuove procedure

Supermicro «Bloomberg ritiri le accuse dei chip spia cinesi», annuncia nuove procedure

Supermicro Computer, uno dei più importanti costruttori di server del mondo che vanta migliaia di clienti nel settore pubblico e privato di cento paesi, inclusi Apple e Amazon, ha fatto sapere che attiverà una revisione nelle procedure che portano alla creazione dei suoi server. Quasi in contemporanea sempre dal costruttore arriva l’invito a Bloomberg di ritirare il report sui chip spia cinesi perché le accuse non sono supportate da alcuna prova. Lo stesso invito alla testata USA era stato già espresso da Tim Cook negli scorsi giorni.

L’azienda produttrice di server ha sempre negato la presenza di chip spia cinesi che secondo Bloomberg sarebbero stati individuati nei data center di dipartimenti governativi USA e di importanti aziende statunitense. In una lettera inviata ai clienti l’azienda parla del problema sollevato in una inchiesta di Bloomberg Businessweek «Nonostante la mancanza di prove sull’esistenza di chip malevoli nell’hardware, stiamo intraprendendo una complicata e dispendiosa revisione per approfondire ulteriormente la questione sollevata dall’articolo».

Apple nega di aver trovato chip spia cinesi nel server iCloud

Nell’articolo intitolato The Big Hack pubblicato da Bloomberg Businessweek all’inizio di questo mese si citano fonti multiple secondo le quali varie aziende hanno acquistato server e tecnologie Supermicro contenti minuscoli chip-spia.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Amazon e Apple, due delle aziende che sarebbero state danneggiate, hanno rilasciato dichiarazioni negando con forza la veridicità dell’articolo. La multinazionale di Cupertino ha anche mandato una lettera al Congresso  ribadendo ciò che ha anche affermato con forza recentemente Tim Cook «Bloomberg deve fare la cosa giusta e ritrattare le accuse».

Apple e Amazon hanno ricevuto il sostegno dell’intelligence britannica e statunitense: secondo entrambe le agenzie di sicurezza non c’è alcuna traccia della presenza di chip spia cinesi nei server costruiti da Supermicro acquistati non solo da decine di aziende ma impiegati anche in grande numero nelle strutture governative e militari USA. In breve l’intelligence USA e UK stroncano il report giornalistico che ha fatto scalpore e sostengono invece le smentite di Apple e Amazon.

Bloomberg continua a non ritrattare quanto riferito e in una dichiarazione ha ribadito «I nostri cronisti e redattori controllano accuratamente ogni articolo prima della pubblicazione e questo non fa eccezione». Il settimanale ha rilanciato la storia affermando che «importanti aziende di telefonia USA» avrebbero scoperto ad agosto attrezzature di Supermicro compromesse. Supermicro, che si trova al centro della discussione, deve affrontare di petto la questione cercando di risolvere e fornire qualsiasi informazione utile a capire veridicità e portata della vicenda.
il Cremlino teme lo spionaggio via Mac e iPhoneNel frattempo Charles Liang, amministratore delegato Supermicro si è unito a Tim Cook nel richiedere che Bloomberg ritratti l’articolo da cui è originato lo scandalo. Secondo il CEO Bloomberg «Dovrebbe agire in modo responsabile» e «ritirare le accuse non supportate» da alcuna prova.

«Supermicro si impegna a creare server e prodotti di storage di livello mondiale. Il recente report di Bloomberg ha creato confusione ingiustificata e preoccupazione per i nostri clienti, e ha causato danni ai nostri clienti e a noi. Bloomberg dovrebbe agire responsabilmente e ritirare le accuse non supportate che componenti hardware malevoli sono stati installati sulle nostre schede madri durante il processo di produzione.

Le accuse implicano che ci sono un gran numero di schede madri interessate. Bloomberg non ha prodotto una singola scheda madre interessata, non abbiamo visto componenti hardware malevoli nei nostri prodotti, nessuna agenzia governativa ci ha contattato in merito a componenti hardware malevoli e nessun cliente ha segnalato di aver individuato componenti hardware malevoli»

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