Alla ricerca dei pirati del peer to peer: download MP3 facile ma “tracciato”!

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Scaricare file MP3 dalla rete può essere facilissimo con il software peer to peer su PC e Mac ma l’attività  antipirateria ha strumenti adatti anche per individuare chi copia illegalmente musica e video.

Il gruppo anti pirateria Danese (APG) ha individuato 150 pirati, semplici utenti intenti a scaricare “innocentemente” grandi quantità  di file dalla rete, intimando loro di pagare una somma che si aggira sui 133.600 Dollari USA e un massimo di 13.360 Dollari per singola persona: in pratica un rimborso per il materiale protetto da copyright che era stato scaricato da Internet.
APG ha lavorato in collaborazione con la sezione Danese del Federazione Internazionale dell’Industri a Fonografica.

Sebbene in casi come questi sia controverso determinare dal punto di vista legale in quale modo siano accettabili le prove di furto senza avere a disposizione il computer dell’autore del misfatto
gli avvocati di APG confidano nel giudizio della corte davanti alla quale saranno portati i casi per verificare la congruità  del risarcimento.

Ciò che e’ interessante dal punto di vista strettamente tecnico è il fatto che gli autori della violazione del copyright siano stati individuati attraverso l’attività  di tracciamento o di “tracing” su due dei servizi di gestione Peer to Peer piu’ diffusi in Danimarca: Edonkey e Kaaza (quest’ultimo utilizzatissimo anche nel nostro paese) attraverso il controllo dell’appartenenza del loro IP Adress che identificava il collegamento dalla paese nordico.
Il programma utilizzato da AGP e sviluppato da due studenti Danesi era in grado ovviamente di stabilire quali file fossero condivisi (il software peer to peer si basa appunto sulla condivisione degli archivi presenti sugli hard disk di tutti gli utenti collegati) e di valutare quanti e quali di questi fossero stati messi a disposizione del pubblico o scaricati in violazione del copyright.

Il giudice che ha esaminato il caso ha constatato che l’operazione fosse perfettamente legale e che non violasse alcuna norma sulla privacy e si è cosi’ proceduto a reperire i titolari degli IP e dei computer che maldestramente erano stati messi in condivisione: studenti, professionisti che scambiavano liberamente giochi, MP3, film.
Come abbiamo detto, la determinazione dell’esattezza del compenso per la violazione sarà  difficile ma la possibilita’ di libera investigazione su chi utilizza sistemi P2P per lo scambio di software piratato sul web dovrebbe far ripensare a molti utenti la “normalita’” e sopratutto la sicurezza di comportamenti che permettono il download incrociato di archivi di provenienza dubbia o illegale.

Di fatto il caso danese potrebbe portare anche ad un modesto recupero economico per le case discografiche ma trasformarsi in un buon deterrente per chi crede che il download di file illegali da internet possa essere una operazione da effettuarsi a cuor leggero.

(grazie a Marco Banfi per la segnalazione)