Sony vuol chiudere il caso “rootkit”

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Sony stila una proposta d’accordo con i clienti che la vogliono portae in tribunale per il caso “rootkit”. Canzoni omaggio, un rimborso e tante scuse per il DRM troppo simile ad uno spyware. E Apple ancora una volta potrebbe beneficiare dello scivolone.

Sony vuole chiudere in fretta e senza troppi clamori il caso ‘€œrootkit’€. La casa giapponese ha proposto ai querelanti che la vogliono portare in tribunale per l’€™uso ‘€œdisinvolto’€ di un sistema di protezione dei contenuti musicali che andava ad installare un vero e proprio spyware che svolgeva operazioni all’€™insaputa dei clienti e apriva le porte a virus informatici, un accordo mediato che prevede compensazioni di vario tipo.

Secondo quanto si apprende da un PDF che contiene le proposte (non ancora approvate dai tribunali americani), tutti i CD contenenti il software denominato XCP saranno rimossi dal mercato, chi ne ha acquistato lo potrà  restituire e avrà  in cambio 3 CD a scelta da un catalogo di 200 oppure 7,50$ di rimborso e un album da scaricare da un negozio Internet.

Sony si propone anche di chiudere un altro caso che riguardava una falla di sicurezza in un altro sistema di protezione dei diritti digitali, denominato MediaMax. In questo caso non è previsto il ritiro del disco ma solo la sua sostituzione con la versione digitale da scaricare via Internet e da un altro album (sempre digitale) in forma di compensazione.

Un aspetto curioso della vicenda è che il documento prevede che Sony faccia ‘€œragionevoli sforzi commerciali per rendere fruibile iTunes come uno dei servizi di download per i sottoscrittori dell’€™accordo’€. La clausola è posta in essere per impedire che Sony BMG obblighi i clienti delusi a rivolgersi al suo negozio Connect (limitando i danni e aumentando i profitti grazie ad un’€™operazione che ha danneggiato i clienti), ma che di fatto potrebbe tradursi in una spinta, per quanto piccola, verso un servizio della concorrenza.