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Intel e FCC, accordo per la fine della guerra dei chip

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Si è chiusa, come previsto da diversi giorni, la causa che opponeva Intel alla FTC, la commissione federale per il commercio. L’accordo frutto di una mediazione scioglie l’accusa di abuso di posizione dominante che pendeva sul capo della società di Santa Clara e, almeno nelle intenzioni degli organismi governativi americani, migliora lo scenario competitivo e porterà sul mercato prodotti con prestazioni più elevati e a costi più accessibili.

In base all’accordo, ad Intel vengono risparmiate le multe salatissime già subite altrove (come in Europa) ma in cambio i suoi vertici devono sospendere immediatamente alcune pratiche anticompetitive che rendevano molto difficile per i concorrenti affrontare a pari condizioni il colosso dei processori.

In primo luogo Intel non potrà più allettare (o punire secondo altri punti di vista) i suoi partner per indurli a scegliere i suoi processori al posto di quelli concorrenti. Questa tattica sarebbe stata usata anche con veri e propri colossi come HP, Dell ed IBM ai quali sarebbero stati proposti contratti di acquisto di chip a prezzi differenziati a seconda se avessero o meno accettato un’esclusiva per estromettere AMD dalle loro schede madri.

In secondo luogo Intel deve chiarire esplicitamente che i suoi compilers non sono in grado di sfruttare tutte le funzionalità delle CPU concorrenti e per questo sono molto più lenti su processori AMD e Via. Intel dovrà anche rimborsare tutti gli sviluppatori che vogliono usare un compilers non Intel.

In terza istanza Intel deve estendere la licenza con Via per altri cinque anni così che la concorrente potrà produrre chip x86 almeno fino al 2018 e non solo fino al 2013 quando sarebbe scaduto l’accordo in essere oggi.

Infine Intel sarà obbligata a mantenere in uso l’interfaccia PCI Express per altri sei anni. Questo significa che i concorrenti nel settore grafico potranno connettere i loro processori a chipset contenenti GPU integrate Intel. Questa condizione è di particolare interesse per una società con Nvidia che correva il rischio di essere completamente tagliata fuori dal futuro sviluppo dei processori di Intel. Santa Clara aveva infatti la possibilità di abbandonare totalmente PCI Express a favore di SATA e USB su macchine di fascia bassa, questo dopo avere già detto addio a questa interfaccia su macchine di fascia alta dove ora vengono utilizzati (come nel caso dei processori Core iX) DMI e QPI per i quali Nvidia non ha alcuna licenza.

La soluzione per via di PCI Express non è adeguata per le macchine più moderne e non è abbastanza veloce per supportare i processori moderni con controller di memoria integrato e quindi da sola non rappresenta la soluzione ai problemi che Apple sta avendo di riflesso su questa vicenda (i MacBook 13” sono rimasti a Core 2 Duo proprio per l’impossibilità di usare un chipset Nvidia con un processore Core i3), ma potrebbe essere un passo nella giusta direzione anche per Nvidia. Il produttore di processori grafici ha infatti in corso una causa con Intel proprio su questo aspetto e la sostanziale vittoria ottenuta dall’FCC contro Intel potrebbe rappresentare un viatico anche per sbloccare la situazione sul fronte più delicato e più strategico, quello che dovrebbe determinare per Nvidia la possibilità di produrre chipset per i nuovi processori Nehalem e i loro successori. La causa tra Intel e Nvidia verrà discussa più avanti nel corso dell’anno alla corte del Delaware.

L’accordo fra FTC ed Intel sarà depositato per 30 giorni a beneficio dell’esame del pubblico, successivamente dovrebbe essere reso definitivo.

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