L’ultimo dei keynote al Macworld (così come lo conoscevamo)

È finita. Con la performance di Phil Schiller, sostituto di Steve Jobs, si è concluso un ciclo durato 11 anni. Che ha conosciuto momenti travolgenti e altri meno entusiasmanti per il popolo di Apple. Ma adesso è tempo di andare avanti.

Phil Schiller non ha emozionato. Anzi, si dice che qualcuno tra le ultime file a un certo punto si sia addormentato – forse per effetto del jet lag – schiacciando un pisolino di tarda mattinata. Dopotutto, se si guarda il time stamp della registrazione, bisogna passare la prima ora di keynote per arrivare al primo (e ultimo) prodotto hardware presentato, il mitico MacBook Pro 17 pollici.Un’ora e sette minuti di demo di software farebbe stramazzare anche un ingegnere informatico, figuriamoci il pubblico dei Macworld, composto da esigenti appassionati alla ricerca di un brivido di emozione ogni volta che sul palco sale Steve Jobs… pardon, Phil Schiller. E l’emozione, questa volta, non è arrivata.Non è colpa di Schiller, che si è impegnato ed era anche partito bene: il nuovo iPhoto con la funzione “Faces” e l’integrazione con il Gps in effetti ha fatto sospirare di benevolente desiderio buona parte della platea. E poi? Poi la routine di uno spettacolo quale anche Steve Jobs qualche volta ha rivogato al pubblico, cioè un susseguirsi di tante, piccole cose ordinatamente disposte, ha un po’ ammazzato lo show. E alla fine non ce l’hanno fatto i due annunci per concludere “in crescendo” lo spettacolo: MacBook Pro 17 verdissimo e con super-batterie o iTunes tutto senza Drm. Però, nonostante lo show, qualche piccola riflessione si può fare. Anzi: tre.La prima: com’era il mondo qualche anno fa? Ci avreste creduto che la musica (il frutto proibito dell’era di Internet che per quasi dieci anni ha mosso un esercito di avvocati a fare causa a vecchiette e ragazzini) sarebbe diventata tutta senza Drm, senza lucchetti digitali? Cioè, hanno vinto quelli che dicevano che alla fine sarebbe stato libero il circolare delle note in rete, abbandonate al fair play degli utenti. Che tanto, se vogliono copiare, copiano…La seconda: com’è diventata verde l’informatica. I computer adesso sono fantascientificamente sottili e potenti ma al tempo stesso quello che conta è reinventare l’hardware per renderlo più compatibile rispetto all’ambiente e al mondo in cui dovrà  vivere. A risentire le parole di Schiller e degli ingegneri di Apple stupisce soprattutto una cosa: nessuno che parli di “super computer super sottile che va super veloce”, ma di computer super economico e super efficiente. Un bel salto, non c’è che dire.La terza (e ultima): complice anche Bill Gates che ha mollato il colpo e non sarà  al concorrente Ces di Las Vegas, con l’assenza di Steve Jobs e l’ultimo Macworld di Apple, si chiude un era in cui le fiere la facevano da padrone. La “Messa cantata” finisce e inizia il lavoro della rete e della catena di negozi (vera arma segreta di Apple rispetto alla concorrenza). Milioni di persone ogni settimana passano e toccano, annusano e respirano i Mac, gli iPod e gli iPhone nel loro “ambiente naturale”, cioè i negozi Apple. 100 volte le persone che stanno in un Macworld in una settimana. Si chiude un’era non tanto e non solo di Apple ma proprio del mondo dell’informatica. Finisce l’era delle fiere.
Non dimentichiamo che Apple è molto brava a intuire e precorrere i tempi: l’ha fatto eliminando i floppy disk o investendo per prima sui portatili rispetto ai fissi. Adesso dice: basta fiere proprio lei che aveva lanciato al Ces l’Apple I e il II. Ci sono altri sistemi per comunicare, altre strade e altri mezzi. Addio Macworld, lasciamoci così: senza rimpianti ma anche senza rancori.