Slate e Courier, iPad li uccide nella culla

Fare video pubblicitari è più facile che costruire realmente gli apparecchi. Lo ha scoperto Microsoft e in qualche maniera anche HP; Redmond abbandonano l'idea di costruire un concorrente di iPad basato su Windows 7, la società di Palo Alto mette da parte Slate in attesa di capire che se non sia meglio creare qualche cosa fondato su WebOs.

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Neve al sole. Oppure bugie davanti alla mamma. O nodi di fronte al pettine. Ma si potrebbero usare anche altre immagini, meno alate e meno lusinghiere. Perché in alcuni casi non diciamo che ce l’aspettavamo, ma quasi. Bisognerebbe arrabbiarsi per queste cose, anche se di solito passano in sordina, perché fanno male al mercato e alla fiducia degli utenti. Ma vediamo di cosa si parla.

Vi ricordate il progetto Slate di HP? Quello che ha fatto girare anche un video in cui praticamente un clone di iPad, con forma similissima, schermo un po’ più piccolo e più schiacciato a 16:9 che usava Windows 7 con una architettura Intel basata su Atom? Ebbene, non esiste più. Bruciato, cancellato, dimenticato. HP spiega che non aveva fatto nessuna dichiarazione definitiva e che la spiegazione, aggiungono gli analisti, sta tutta nell’acquisto di Palm. Insomma, se ci portiamo in casa una azienda che è bravissima a fare piccole cose touch, ed ha anche un suo OS (molto valido, a parere di chi scrive), perché insistere altrimenti?

Peccato che il mercato ci avesse quasi creduto spingendo qualche “critico a tutti i costi” di Apple a decretare l’addio anticipato ad iPad “ha le ore contate, vedrete quando escono i primi tablet che stanno arrivando, a partire da quello di HP”. Ecco, quello di HP non arriverà più. Forse gli altri.

Andiamo avanti.

Nell’immediato si parla molto di Android, però poco tempo fa sulla bocca di tutti c’era un altro prodotto. A cavallo dell’anno nuovo, fine 2009 e inizio 2010, era circolato un video molto intrigante. Apple stava per annunciare qualcosa di “grosso”, come poi è risultato alla fine di gennaio scorso, ma intanto Microsoft aveva ipotecato la mente e la fantasia dei giornalisti, degli analisti e dei consumatori di tutto il mondo, con il suo progetto Courier.

Microsoft è come l’Uomo Ragno: ha grandi poteri e quindi grandi responsabilità. Sa benissimo che una sua dichiarazione di intenti è capace di cambiare la faccia di un mercato. Che dire che intende lanciare un prodotto implica quasi automaticamente il fallimento di tutti i piccoletti presenti in quel settore. Ebbene, con Courier Microsoft ha giocato la stessa carta che ha giocato più volte in passato, annunciando prodotti che poi non arrivano e che anzi vengono cancellati o forse non sono mai neppure stati seriamente in considerazione. In gergo si chiama “Vaporware”, perché è software o hardware che poi evapora come nebbia al sole.

Il progetto Courier, di cui Gizmodo ha fatto girare un video “finto rubato”, è un concetto di tablet a due schermi con interfaccia innovativa però mai realizzata: si tratta di una animazione al computer, non di un vero apparecchio funzionante. Microsoft intelligentemente non ha mai presentato pubblicamente Courier o mai ammesso la sua esistenza. Invece, ha lasciato filtrare alla solita testata online compiacente (una di quelle che, per strana combinazione, beccano tutte cose a favore di Microsoft e tutte negative per Apple) che il progetto è cancellato. In pratica, niente innovazione perché ormai iPad è uscito e Courier non serve più.

La lezione zen che si può imparare da questa doppietta di annunci è semplice: parte dell’innovazione sta anche nel fatto di portarla veramente nelle mani degli utenti, in questa occasione sia HP che Microsoft hanno deciso di occupare “quote mentali” di mercato, facendo in modo che la concorrenza si giocasse in due modi differenti: da un lato facendo ricerca e producendo l’apparecchio da commercializzare (anche a costo di arrivare con limitazioni, per rispettare l’impegno con gli utenti di consegnare effettivamente l’oggetto), dall’altro facendo sostanzialmente solo finta, nel caso di HP forse un po’ meno, nel caso di Microsoft in maniera abbastanza scoperta. Poi uno si chiede come mai gli utenti migrano da una piattaforma all’altra, da Microsoft e i suoi alleati, verso Apple e Google.