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Apple contro Qualcomm, la scintilla della guerra forse è partita da Tim Cook

Che la guerra Apple contro Qualcomm fosse aspra non c’erano dubbi, ma nuove rivelazioni di responsabili legali e dirigenti dei due colossi gettano nuova benzina sul fuoco. Il colpo più clamoroso riguarda il presunto ruolo scatenante svolto da Tim Cook: secondo il costruttore di chip modem, il Ceo di Cupertino avrebbe sollecitato l’ex arcinemico Samsung per intensificare e ampliare l’indagine antitrust nei confronti di Qualcomm allora in corso da parte dalle autorità sud coreane.

In breve secondo la versione di Qualcomm un alto dirigente di Apple, presumibilmente Tim Cook, avrebbe parlato a un top dirigente Samsung, presumibilmente Jay Lee, successivamente arrestato per le accuse di corruzione, durante la conferenza Allen & Co. che si svolge ogni anno a Sun Valley. Alle accuse già presentate da Qualcomm in tribunale nella causa contro Apple, risponde Bruce Sewell, senior vice president di Cupertino per le questioni legali «Non so di quale conversazione stiano parlando – dichiara Bruce Sewell di Apple in una intervista a Bloomberg, proseguendo – Per Apple aver detto a Samsung: “Voi siete in Corea e dovreste seguire attentamente questo caso” non mi sembra essere altro che il tipo di conversazione che due CEO potrebbero avere».

multa Qualcomm acquista CSR
A parte colpi ad effetto e risposta, il responsabile legale di Cupertino sintetizza l’origine della guerra Apple contro Qualcomm. Per anni Cupertino ha impiegato esclusivamente chip modem Qualcomm pagando 18 dollari ogni chip più il 5% del prezzo di vendita del dispositivo in cui è installato. Così se Apple vende un iPhone 7 da 128 GB Qualcomm ottiene una determinata somma, mentre se vende un iPhone 7 da 256 GB, Qualcomm incassa 5 dollari in più per via del prezzo superiore di vendita di 100 dollari, giustificato dalla maggiore capacità di memoria ma di cui Qualcomm non ha alcun merito. Una percentuale che Cupertino ora può permettersi di non tollerare più perché può rifornirsi di chip modem anche da Intel.

Secondo Sewell è giusto che Apple e altre società paghino royalties a Qualcomm ma il prezzo equo per l’impiego di un chip modem da loro costruito dovrebbe essere di circa 4 dollari per ogni iPhone. Una somma in pratica inferiore al 60% di quanto versato in precedenza da Cupertino tenendo conto anche degli sconti per volumi, poi cancellati con l’inizio delle ostilità legali. Non sorprende che le due parti non siano riuscite ad approdare a un accordo.

apple contro qualcomm
Occorre rilevare che Qualcomm possiede uno sterminato portfolio di tecnologie e brevetti sulle comunicazioni voce e dati cellulare che affondano le loro radici nelle tecnologie base delle reti 3G e seguenti. Su queste proprietà intellettuali immense Qualcomm è riuscita a costruire un ingegnoso meccanismo di licenze a cui deve far fronte qualsiasi costruttore di telefoni e dispositivi connessi. Nel settore e tra gli addetti ai lavori il prezzo da pagare per queste royalties è indicato come la “tassa Qualcomm”.

In passato Nokia ed Ericsson hanno provato ad affrontare la corazzata Qualcomm in tribunale ma senza successo, ora è la volta di Apple. Gli effetti sono molto diversi e devastanti: Cupertino ha smesso di versare le somme dovute come royalties a Qualcomm ai propri costruttori partner, che a loro volta hanno sospeso i pagamenti. Con l’avvio della guerra Apple contro Qualcomm il titolo del costruttore di chip ha segnato un calo consistente delle quotazioni e una contemporanea riduzione del fatturato. Secondo alcuni dirigenti Qualcomm presto potrebbe arrivare un accordo, ma la posizione espressa da Bruce Sewell lacia invece presagire una guerra di lungo corso che Cupertino sembra per il momento in grado di sostenere senza troppi problemi.

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