AT&T: «Sulla cifratura dei dispositivi mobili non decide Apple, ma il governo»

"La questione della cifratura blindata dei dispositivi è una materia della quale si deve occupare il Parlamento USA; non spetta al CEO di Apple pensare a regole", parola di Randall Stephenson, CEO di AT&T.

Non è Apple che decide le politiche sulla cifratura dei dispositivi mobili, ma il Congresso. La presa di posizione che pare contestare alla radice la posizione di Cupertino in materia, è di Randall Stephenson, amministratore delegato di AT&T il  più importante operatore di telefonia americano, che ha parlato dell’argomento nel corso di un’intervista al Forum economico mondiale di Davos. «Non credo spetti alle aziende della Silicon Valley decidere se la crittografia sia la cosa giusta da fare –  ha detto Stephenson al Wall Street Journal, – anche se comprendo la posizione di Tim Cook»

Poche parole ma che aprono una breccia in un muro, quello eretto da molte aziende dell’IT di cui Apple è la più importante per la sua posizione di dominio nel mercato dei sistemi operativi mobili, che pareva molto saldo sul fronte dei produttori di dispositivi e di chi gestisce i servizi.

Negli USA si dibatte molto se obbligare i produttori ad integrare in smartphone e affini un meccanismo che permetta su richiesta delle forze dell’ordine di sbloccare e decifrare i dispositivi, con discussioni che vedono difensori della privacy ed esperti di sicurezza schierati da una parte, e forze dell’ordine e vari politici dall’altra.

Cook è da sempre un forte sostenitore della privacy, dell’uso di tecniche di crittografia e di norme rigorose che disciplinano il trattamento dei dati degli utenti. “Sicurezza e privacy sono fondamentali nella progettazione di tutti i nostri prodotti, hardware e software, e dei nostri servizi, come iCloud e Apple Pay” ha detto più volte Cook, evidenziando che l’azienda da lui guidata “non ha mai collaborato e mai lo farà con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei prodotti o servizi, né mai fornito l’accesso ai server”. Cook ritiene non solo che la privacy dei propri clienti sia uno dei pilastri della sua attività, ma che creare una backdoor per combattere il crimine e il terrorismo, sia una pessima idea: «Alla fine – è la posizione di Cook – ci sarà sempre qualcuno che la sfrutterà per fini criminali perché la backdoor sarà lì per i buoni e per i “cattivi” che faranno di tutto per ottenere la chiave».

Pe questa ragione, ancora pochi giorni fa Cook ha detto ancora una volta detto “no” a qualsiasi “chiave di servizio”, invitando il Governo a prendere una posizione ufficiale chiara e dire no a “qualunque backdoor”.

Ricordiamo che AT&T, che è anche un partner storico di Apple (fu la prima società di telefonia al mondo ad avere iPhone) è stata accusata di fornire a governo “miliardi” di email e dati su telefonate effettuate sulla sua rete. L’accusa è contenuta in alcuni documenti forniti al New York Times dall’ex collaboratore della NSA Edward Snowden.

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