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Delock Thunderbolt case, in prova il letto perfetto per dischi esterni

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L’esigenza di spazio è una costante in tutti i modelli di Mac: negli ultimi anni Apple ha spinto verso una espandibilità esterna piuttosto che interna, con una conseguente fioritura del mercato delle periferiche più che interessante. Però oltre che prodotti preconfezionati, qui in redazione ci siamo chiesti come potrebbe essere optare per una soluzione cucinata in casa, ed è qui che da una breve ricerca è saltato fuori il case Thunderbolt di Delock, una delle pochissime soluzioni ad alta velocità disponibili su Amazon.

La scelta della connessione Thunderbolt è stata fatta prima di tutto per un motivo di velocità ma anche di compatibilità: questa consente un passaggio di dati a 10 Gbps anche con modelli Mac del 2011, diversamente se avessimo optato per una porta USB avremmo avuto molti meno modelli con velocità soddisfacenti, dato che la connessione USB 3 è arrivata su Mac solo dal 2013.

Ovviamente la scelta di costruirsi un disco fatto in casa necessita di “sporcarsi” un po’ le mani con cacciaviti ma alla fine il risultato è sicuramente buono e spesso molto più elastico delle più famose soluzioni brandizzate.
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Delock Thunderbolt, due pezzi e qualche vite

Come dicevamo la ricerca su Amazon.it di un case Thunderbolt da 2,5”, atta a ospitare un disco a stato solido,  non offre molti risultati, ma a conti fatti il case esterno Thunderbolt della Delock risolveva comunque tutte le nostre esigenze.

Questo, venduto su Amazon direttamente dalla casa madre con abbonamento Prime al prezzo di 130,64 Euro (nel mentre che sono scritte queste righe) è arrivato in un giorno.

La confezione è priva di particolari frivolezze, ad eccezione del colore giallo pimpante che correda la grafica esterna.

All’interno della confezione trovano posto il case vero e proprio, un disco con i driver (inutili su Mac), un cacciavite e le viti per gli agganci interni, una comoda custodia in materiale morbido e l’alimentatore.

Si, un alimentatore perché il disco necessita di una alimentazione separata, nonostante il canale Thunderbolt, che qui è adibito solamente all’utilizzo dei dati, un aspetto non piacevole e controverso, dato che alcuni prodotti della concorrenza utilizzano un solo cavo per tutto, ma non siamo riusciti a capire, dalle specifiche pubbliche, il motivo di questa necessita di separare alimentazione e passaggio dati.

Abbiamo apprezzato invece l’elegante busta in tessuto per il trasporto, non necessaria ma comoda quando mettiamo il disco in borsa: la finezza aumenta la bellezza del disco, altrimenti non rilevante, anche se in un contesto business o in ambito IT questo fattore non è determinante.

I lavori per la preparazione dell’unità hanno necessitato di appena di qualche minuto, e tutto si è svolto in totale tranquillità, tanto che se avete mai maneggiato un cacciavite siete pronti a gestire anche questa pratica.

Va sottolineato che lo stesso case è anche in grado di ospitare un disco meccanico, più lento ma più economico e di certo più capiente di una unità SSD, gli attacchi sono gli stessi.

In chiusura sottolineiamo che per il disco interno abbiamo utilizzato un SSD wrk for Mac, una unità a stato solido di Angelbird (della quale dettaglieremo in un’altra recensione).

Per la connessione al Mac abbiamo optato per un cavo Thunderbolt di Apple da 50 centimetri, ma per chi ha necessità di maggiore lunghezza è disponibile anche una versione da 2 metri.

Prova su strada

Un volta chiuso, collegato e formattato, il disco si presta agli utilizzi più vari. La connessione Thunderbolt ne pone l’utilizzo quasi esclusivo su quasi tutti i Mac a partire dal Febbaio 2011 (MacBook Pro) e Maggio 2011 (iMac, ma con schede di terze parti è possibile installarlo anche su MacPro più vecchiotti), per cui un gran numero di modelli, considerato che anche quelli con Thunderbolt 2 (come il MacPro) sono pienamente retrocompatibili.

Noi in particolare abbiamo voluto utilizzare il disco creato come unità d’avvio per un iMac da 27” di fine 2012: per questo modello di iMac (come per tutti gli ultimi da allora, senza lettore ottico) non è previsto il cambio di disco rigido con una unità flash (come è invece più facile con il modello di iMac precedente). Di conseguenza, utilizzare un disco esterno come unità d’avvio è l’unica scelta per rendere la macchina più prestante, fattore che è possibile tramite il pannello Disco di avvio dentro Preferenze di sistema (il disco deve essere collegato prima che accendiate il Mac).

Nella nostra configurazione, abbiamo utilizzato il disco esterno Thunderbolt come disco di avvio e quello interno, meccanico, come deposito dei dati.

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Nuova vita al Mac

Il case Delock ha risposto molto bene, anche dopo diverse ore di utilizzo sotto sforzo continuo l’emanazione di calore è stata contenuta tanto da poter tranquillamente alloggiare all’interno di case ad hoc (come questo, per iMac).

L’utilizzo del disco Thunderbolt Delock/Angelbird ha restituito a questa macchina una seconda vita, dopo che l’installazione di El Capitan sulla unità meccanica aveva dato risultati poco convincenti in termini di prestazioni.

Il vantaggio di questa situazione è che, quando decideremo di cambiare definitivamente questo Mac con un modello più nuovo, potremmo riciclare il disco come unità di archiviazione veloce: diversamente, se il case o il disco SSD interno dovessero rompersi, potremmo sostituirli con un altro modello con una spesa relativa rispetto a quanto faremmo con un disco all-in-one.

Il prezzo complessivo guadagna rispetto ad alcuni modelli più blasonati in commercio, e ha il vantaggio di avere le parti liberamente sostituibili a piacere. Fra qualche anno, potremmo ad esempio sostituire il disco SSD con uno più capiente, riciclando il case o viceversa.

Se avete un iMac o Mac mini non più giovanissimo, con una spesa abbastanza contenuta e un pomeriggio dedicato al montaggio del disco e all’installazione del sistema operativo, questa è una buona strada. In alternativa, può essere una ottima soluzione per il deposito di materiale che necessita di una alta velocità come immagini o filmati per App particolarmente esose di risorse come Adobe Lightroom, FinalCut o Premiere.

 

[usrlist Design:4 Facilità-d’uso:4 Prestazioni:4 Qualità/Prezzo:4,5]

 

Pro:

  • Comodo per ospitare dischi vari da 2.5
  • Non subisce il calore anche dopo diverse ore di utilizzo

 

Contro:

  • Necessita di una alimentazione separata (inclusa nella confezione)

Prezzo: 130,64 Euro (escluso il disco interno)

 

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