Dettagli inediti sulla nascita di Apple Watch raccontati da un’ex dipendente Apple

Com’è facile immaginare la nascita di Apple Watch non è stata semplice e la Mela ha dovuto affrontare diverse sfide. Alcuni dettagli inediti raccontati dall’ex Product Design Lead responsabile dell’accessorio.

Dettagli inediti sulla nascita di Apple Watch raccontati da un’ex dipendente Apple

La creazione di Apple Watch, un prodotto completamente nuovo allora per Apple, è stata una sfida non priva di difficoltà dal punto di vista tecnico. A riferirlo è Anna-Katrina Shedletsky, CEO di Instrumental, ed ex Product Design Lead responsabile Apple Watch, che ha risposto a una specifica domanda su Quora, la piattaforma dove gli utenti possono pubblicare domande e ottenere risposte su qualunque argomento.

Per due anni, Anna-Katrina Shedletsky ha guidato un team di venti persone che ha lavorato allo sviluppo delle sole parti meccaniche del prodotto e alla convalida del processo che consente alla fine l’assemblaggio in serie. In precedenza era stata coinvolta nello sviluppo dell’iPod nano 7G e dell’iPod touch.

“Una delle maggiori sfide nella creazione di un prodotto di nuova generazione è capire quali caratteristiche dovrebbero essere presenti nel prodotto e quali non dovrebbero esserci”, spiega nel preambolo alla risposta su Quoara. “Il solo fatto che qualcosa sia fattibile, non significa che questo permetterà di ottenere un buon prodotto”.

Le specifiche iniziali sono state elaborate mettendo insieme idee di designer, ingegneri e reparti marketing. Gli ingegneri hanno a questo punto il compito di definire ciò che è tecnicamente possibile, i vincoli da affrontare e i compromessi di cui tenere conto.

Apple Watch smontato

Già con il primo modello presentato nel 2015 Apple aveva pensato alla funzione ECG (elettrocardiogramma) registrando gli impulsi tramite un sensore cardiaco elettrico, una funzionalità apparsa in segiotp solo con Apple Watch Series 4 nel 2018 per l’impossibilità di risolvere in precedenza vari problemi. Prima di tutto era necessario essere sicuri della qualità delle misurazioni effettuate. Apple voleva inoltre rendere il dispositivo più resistente all’acqua (cosa che accadrà con la Series 2), elemento che comportava l’uso di elementi che avrebbero complicato l’integrazione di elettrodi per la misurazione dell’elettrocardiogramma (questi potevano rovinarsi a contatto con l’acqua). “Alla fine questa scelta si è rivelata troppo complicata per l’integrazione con la prima generazione e si è preferito mettere a posto tutto il resto” (qualunque funzionalità o specifica era in un modo o in altro, letteralmente un qualcosa di mai tentato con il primo Watch).

Apple Watch 4 smontato, bello dentro come fuori

Stesso discorso per la connettività cellulare, arrivata con la Serie 3. Nel primo modello “il chipset per la telefonia avrebbe occupato metà dello spazio libero (e ci serviva per altre cose importanti!)”. “La progettazione dell’antenna è stata una sfida perché il design non era particolarmente amichevole dal punto di vista di chi progetta antenne”. “Non poteva funzionare con l’Apple Watch perché non era possibile suddividere elementi metallici e non-metallici (un isolante come la plastica) che devono tra l’altro essere impermeabili” (i più nuovi utilizzabili anche durante attività in acque poco profonde).

Ad un certo punto l’antenna team ebbe la brillante idea di reaiizzare l’antenna intorno al display collocandola nelle scanalature del dispositivo, teoricamente fattibile ma non facile da attuare dal punto di vista pratico. “Non sapevamo come procedere”, riferisce Anna-Katrina Shedletsky, spiegando che a un certo punto si riuscì a ottenere 1mm di separazione dal metallo sufficiente a far funzionare l’antenna, un compromesso che portava ad ogni modo altri problemi, come ad esempio evitare per questa scelta estrema pronblemi nelle linee di assemblaggio.

Quelli sopra raccontati sono solo alcuni episodi di varie sfide che è stato necessario affrontare. Altri inconvenienti si sono verificati con il vetro zaffiro, più complicato da lavorare rispetto al vetro standard, per non parlare di problematiche varie con la logistica per ottenere gli schermi desiderati, con piccole modifiche che rendevano necessario aspettattendere 12 settimane,  prove intorni a schermi OLED incredibilmente fragili che si rompevano anche semplicemente toccandoli. «Avete presente il gioco “L’allegro chirurgo”? Ecco un po’ come quello».