DuckDuckGo: giusta l’ammenda a Google ma la Commissione tenga conto anche di altri problemi

Google sfrutta tattiche per confondere gli utenti e impedire ai motori di ricerca di terze parti di emergere. Parola di DuckDuckGo, il motore di ricerca improntato sulla privacy.

Android vs DuckDuckGO

Pochi giorni addietro la Commissione europea ha confermato di avere inflitto una pesante ammenda a Google per pratiche illegali relative ai dispositivi mobili Android volte a rafforzare la posizione dominante del motore di ricerca di Big G.

DuckDuckGo, il motore di ricerca improntato principalmente sulla privacy, afferma che le problematiche riguardanti la concorrenza, non sono solo quelle evidenziate dalla Commissione.

In una serie di tweet dall’accoun di DuckDuckGo, riportati, tra gli altri, dal sito The Verge, il motore di ricerca alternativo afferma che il comportamento ai danni della competitività di Google non si limita ad Android ma esiste anche in prodotti come il browser Chrome. “Ogni volta che aggiorniamo la nostra estensione per il browser Chrome, tutti i nostri utenti si trovano di fronte a una finestra di dialogo che sembra ufficiale che chiede loro se vogliono ripristinare le impostazioni di ricerca e disabilitare l’intera estensione”.

DuckDuckGo evidenzia inoltre che Google è proprietaria del dominio “duck.com” dal 2011 (Duckduckgo è stato lanciato nel 2008). Ciò significa che quando potenziali utenti del meno conosciuto motore di ricerca alternativo digitano questo indirizzo, vengono reindirizzati su Google, elemento che confonde gli utenti DuckDuckGo. Il sito Independent fa notare che, in secondo i dati dell’ICAAN il dominio in questione è stato registrato nel 1995, prima della nascita di Duckduckgo ma non è chiaro perché ora sia proprietà di Google.