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Google accusata di fornire dati agli inserzionisti all’insaputa degli utenti

Gli sviluppatori di Brave, un browser open-source basato sul progetto Chromium e sul suo motore di rendering, affermano che Google condivide con gli inserzionisti dati sugli utenti internet senza il loro consenso.

In un posto sul blog aziendale, Brave evidenzia che le attività di DoubleClick e del brand Authorized Buyers (un marketplace online per la pubblicità), sono già oggetto di indagini da parte dell’Irish Data Protection Commission (DPC) per presunte violazioni del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), conseguenza di una denuncia formale da parte del Dr Johnny Ryan, Chief Policy & industry Relations Officer di Brave.

Il regolatore irlandese della privacy ha ottenuto nuove prove da Brave che evidenzierebbero la violazione del regolamento dell’Unione europea in materia di trattamento dei dati personali e di privacy, In aggiunta, Brave afferma di avere scoperto un meccanismo che sembra essere un espediente di Google per aggirare le regole del GPDR.

Google Spia

Il sistema pubblicitario “DoubleClick/Authorized Buyers” di Google sarebbe sfruttato su oltre di 8,4 milioni di siti – ha aggiunto il manager di Brave, affermando che è utilizzato “per diffondere dati personali sui visitatori di questi siti a oltre 2000 società, centinaia di miliardi di volte al giorno”.

Secondo Brave, Google servirebbe individualmente pagine Web nascoste agli utenti web (non visibili durante la navigazione), chiamate “Pagine push”, associate a un identificatore univoco, un meccanismo che permetterebbe di profilare gli utenti in modo trasparente e una tecnica per consentire agli inserzionisti di offrire pubblicità mirate.

Al Financial Times, un portavoce di Google ha replicato: “Non serviamo annunci pubblicitari personalizzati e non inviamo richieste agli inserzionisti senza il consenso dell’utente», riferendo di attendere il lavoro della Data Protection Commission irlandese e delll’Information Commission Office nel Regno Unito.

Il Real Time Bidding – termine che si rifà alle offerte del mondo delle aste e vi aggiunge un valore di immediatezza – è l’ultima frontiera della pubblicità online e in pratica consisye in un metodo di vendita e acquisto di spazi pubblicitari online in tempo reale, una impression (attenzione dell’utente) per volta. Da qualche tempo il sistema in questione  è sotto osservazione per dubbi sul suo rispetto o meno del GDPR.

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