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Ibm Lotus Workplace: ecco la competizione con Microsoft Outlook e Office

Si chiama Lotus Workplace, ed è stata fatta da Ibm. Sarà , nelle intenzioni dell’azienda della East Coast, la clava con la quale assestare un colpo formidabile allo strapotere di Redmond nel particolare settore dei software per la produttività  di base. Quello che definisce lo standard per costruire poi la dotazione informatica di buona parte della grande come della piccola azienda.

Con un prezzo di due dollari per utente al mese, infatti, la suite Workplace si propone per combattere contro Office e Outlook. Ma con una formula estremamente particolare, cioè l’On Demand. Quello stesso On Demand che Bill Gates invocava (insieme a Sun) quasi dieci anni fa come uno dei traguardi che la potenza di calcolo e il networking uniti insieme avrebbero promesso in futuro.

Vediamo di che cosa si tratta. Ibm ha costruito una solida reputazione nel settore dei server e dell’hosting, cioè del mantenimento di servizi e applicazioni dei clienti sui propri server, tenuti al sicuro in grandi server farm sparse in vari paesi del mondo. E ha tutto da guadagnarci, dal momento che si costruisce le architetture, le macchine, il software applicativo, le soluzioni e il loro mantenimento.

Adobe Siebel e PeopleSoft, per esempio, offrono le loro soluzioni di software per le aziende attraverso una partnership con Ibm. Loro ci mettono gli applicativi, Ibm i server, i clienti si connettono e lavorano in remoto, con i dati che vengono custoditi da lontano, “in remoto”, sulle macchine di Big Blue. Pagando un tanto a utente ogni mese, anziché il costo dei server e degli applicativi.

Adesso Ibm ha svelato la sua strategia, con un evento organizzato a cavallo dello scorso fine settimana a New York, per cercare di cambiare le cose. L’offerta è riservata al settore delle imprese, un po’ come i contratti di telefonia mobile per le aziende, ma in futuro potrebbe espandersi anche nel settore consumer (dopotutto Google con Gmail sta facendo una mossa simile), portando una ventata di novità .

In pratica, l’azienda che sottoscrive il contratto ottiene non solo lo spazio sui server di Ibm, ma anche la possibilità  di accedere a una suite di applicazioni, la cosiddetta Workplace, online che riescono anche a lavorare a computer disconnesso. Salvo poi ri-sincronizzarsi al successivo collegamento.

In questo modo Ibm anziché far pagare una piattaforma software una volta e poi doversi preoccupare di garantire aggiornamenti e manutenzione presso ciascun cliente, offre un servizio amministrato internamente.

L’offerta si basa ovviamente su di una soluzione più sofisticata, che mette in gioco anche quelle componenti di middleware come WebSphere e i database DB2, e la sua modulazione è più complessa di quella qui riassunta. La compatibilità  con i sistemi operativo sul mercato, invece, è fortunatamente completa. Sia Windows che Linux e Mac Os X sono nel mirino di Ibm.

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