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Kanye West fuori da Apple Music per i suoi commenti antisemiti

Anche Apple sta prendendo le distanze da Kanye West: dopo i suoi commenti antisemiti, il rapper è stato infatti allontanato da diversi sponsor; a questi adesso si aggiunge il servizio Apple Music, dal quale non è più possibile accedere alla playlist Kanye West Essentials.

Si è innescata una vera e propria fuga ai danni del cantante, e non sembra avere fine. Tutto è cominciato quando si è espresso sul tema della schiavitù definendola «una scelta» e ha commentato la morte di George Floyd, il quarantaseienne afroamericano ucciso da un agente a Minneapolis a giugno 2020, sostenendo che il trapasso sarebbe stato causato da «un’overdose di fentanyl».

E così in un attimo è passato dall’essere uno dei musicisti più seguiti a una persona per la quale nessuno vuole più averne a che fare. Marchi come Gap, Balenciaga, Adidas e l’azienda di abbigliamento sportivo Sketchers hanno già stracciato i contratti, mentre la statua di cera al museo di Madame Tussauds a Londra è stata riposta in archivio; dalla casa d’aste Christie’s invece è stata cancellata la vendita privata di due paia di sneakers disegnate da West per Nike, mentre Twitter e Instagram gli hanno temporaneamente bloccato l’account (su Twitter è tornato online poco fa, subito dopo il completamento dell’acquisizione da parte di Elon Musk).

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All’elenco come dicevamo si è da poco aggiunta Apple che ha rimosso le sue due playlist curate per Apple Music, anche se per il momento la discografia completa di West rimane disponibile. Intanto però sia Kanye West Essentials e che Kanye West Video Essentials non compaiono più nei risultati di ricerca del servizio e tanto basta per rendere Apple Music la prima piattaforma di streaming ad agire contro West.

Dall’altro lato c’è invece Spotify che, per il momento, non ha intrapreso nessuna azione simile. In una intervista a Reuters l’amministratore delegato Daniel Ek ha spiegato che pur riconoscendo che quelli di West sono «commenti orribili», spetta alla sua etichetta decidere «se fare qualcosa oppure no».

Secondo Rolling Stone la situazione però è più complicata di così perché tecnicamente West non ha più un contratto con nessuna etichetta: «dopo aver trascorso gran parte della sua carriera con la Def Jam Recordings, West ha terminato il suo contratto con l’uscita di Donda l’anno scorso. Indipendentemente da ciò, i legami tra i due non sono stati completamente interrotti dato che Def Jam rimane responsabile del mantenimento del suo catalogo, che comprende 10 album in studio e una serie di pubblicazioni collaborative».
E’ quest’ultimo quindi l’unico che può rimuovere la discografia di West da Apple Music, Spotify e simili, ma finora non sembra aver mostrato alcuna intenzione di volerlo fare.

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