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La recensione di 1Password iOS e Mac, la cassaforte per la vita digitale

Abbiamo messo alla prova il più popolare software per la sicurezza delle nostre password e molto di più. Abbracciare 1Password, giunto adesso alla versione 5, vuol dire abbracciare uno stile di vita diverso: non si tratta di mettere in sicurezza solo le password ma molto di più. 1Password è un sistema completo che consente di salvare qualsiasi tipo di informazione inserendolo in una “cassaforte” (o più di una) alternativa al keychain di Apple.
Perché farlo? Quali vantaggi (e quali svantaggi) comporta? E soprattutto, perché spendere quasi 50 euro per un software che apparentemente fa quel che fa già il Mac gratuitamente? Vediamo prima di tutto di cosa stiamo parlando e poi come funziona, per capire, alla fine, se ne vale la pena.
(Una nota: in questa recensione, per ovvi motivi di sicurezza e privacy l’autore ha scelto di non mostrare le schermate della sua copia di 1Password perché mostrerebbero quali servizi e carte utilizza nella vita privata).

1pass

1Password, di che cosa parliamo

All’inizio, le prime versioni di 1Password di AgileBits erano molto semplici. Creavano una partizione riservata all’interno del Portachiavi di Apple, protetta da una “password master” e permettevano di sbloccarla per poter accedere a password generate dal software stesso o dall’utente e salvate così.
L’idea, lo dichiara con molta trasparenza il nome stesso del software, è quella di utilizzare una password sola per domarle tutte, partendo dall’idea che il nostro cervello non è strutturato per ricordarsene tante e che quindi invariabilmente finiamo per usare la stessa parola d’ordine ovunque. La politica della “stessa password ovunque” o di coppie di password, o anche di tre password ovunque, è sbagliatissima. Infatti, questo vuol dire che una volta che viene violata la password di un servizio, si possono automaticamente violare tutte le altre. Non è neanche necessario cercare di capire quale sia il nome utente, dato che quasi sempre è l’indirizzo di email. E se si guadagna accesso alla mail, ad esempio, si possono “fregare” anche le password più sicure semplicemente chiedendo il reset e l’invio via mail di una nuova password.
Per mitigare questo tipo di situazione ci sono molte soluzioni diverse, tra le quali spiccano i sistemi biometrici (come l’ID Touch di Apple) oppure soluzioni a due fattori di autenticazione, magari costruiti con la logica del “una cosa che sai, una cosa che hai”, cioè la coppia di password più token che crea combinazioni di numeri ogni minuto (il token usato dalle banche online, ad esempio). Tra l’altro, quasi tutti i sistemi usati oggi sono basati su uno standard aperto e si può usare Authenticator di Google su iPhone (gratuito) per avere questo tipo di sicurezza con gli account di Google stessa, ma anche con Facebook, Dropbox, Evernote, addirittura i blog basati su WordPress e molti altri.
Però, facciamo un’attimo una pausa e riflettiamo. Tutta questa crescente mole di password e di pin, di codici di accesso e di altre informazioni, dove la teniamo? Scriverla su un taccuino può essere una buona soluzione (almeno è offline) ma il trade-off è che sia poco pratico (dobbiamo avere il taccuino con noi per usarlo) e rischiamo di perderlo o di rovinarlo con l’uso, farne delle copie può essere complicato, trattandosi di un oggetto analogico.
Senza contare poi che in realtà il digitale ci potrebbe consentire di archiviare altre informazioni, altrettanto private ma molto più interessanti: copia del passaporto, della carta d’identità, della tessera sanitaria. Oppure delle tessere loyalty (le tessere con punti di negozi e catene, ma anche di compagnie aree etc) e gli accrediti dei più diversi servizi ai quali ci connettiamo e che richiedono una registrazione: dalle credenziali dei siti di ecommerce alle password per entrare dentro altri tipi di servizi (treni, compagnie aeree etc).


Come vedete, le opportunità di usare un sistema che permetta di creare una “cassaforte” dentro la quale mettere tutte queste informazioni in digitale sono tantissime. E l’idea di avere una password molto forte che ci aiuti a proteggerle senza dovere ricordare tutte le cose contenute nel dettaglio, è molto interessante. Anche perché permette di creare password “impossibili” da ricordare che si possono comunque recuperare facilmente alla bisogna. Talmente interessante come opzione e talmente tante le possibili evoluzioni che quelli di AgileBits hanno fatto crescere ed evolvere organicamente il loro software in quella direzione.
Apple ha scelto una strada simile ma anche parzialmente diversa. Il Portachiavi/Keychain è in grado di contenere solamente login, certificati digitali e da poco anche dati di carte di credito. La cosa interessante è che lo fa tramite iCloud, rendendo trasparente e ottimamente funzionante il sistema per chi possiede più di un apparecchio: la password di un sito salvate sul Mac passano all’iPhone senza problemi.

1Password invece fa molto di più: permette di salvare tutte le tipologie di dati che abbiamo detto prima e anche note, aggregare delle immagini (ad esempio la foto dei codici a barre delle carte fedeltà o dei documenti), salvare i codici di tutti i software che abbiamo comprato e registrato, renderli disponibili assieme al sito di download, con i dati della licenza. È un po’ quello che ci diceva la mamma da bambini: cerca di essere ordinato, vedrai che ti serve. E in effetti, con 1Password si può essere straordinariamente ordinati e anche sicuri, se si sceglie una password giusta Ed ora si controlla pure da Apple Watch (sotto)

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