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Lo Zen di Jobs, la storia a fumetti è ora anche in Italiano

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«Steve, non ho potuto fare a meno di notare la tua vettura parcheggiata nello spazio per gli handicappati». «Non lo usa nessuno e io risparmio tempo». «Quel chip di cui ti preoccupi tanto perché è tanto brutto, non lo vedrà nessuno». È in questo dialogo, surreale apparentemente erratico, tra Steve Jobs e Kobun Chino Otogawa uno dei centri di gravità di “Lo Zen di Steve Jobs”.

La storia a fumetti  sul rapporto tra il prete zen e il fondatore di Apple, edita a fine maggio anche in Italiano da Rizzoli Etas (vendita su Amazon a 12,75 euro in edizione cartacea e su iBooks Store a 8,99 euro) è infatti la storia di due personaggi vicini ma anche molto distanti uno dall’altro, ciascuno rivoluzionario e oltre le regole a modo suo, che si parlano ma senza avere apparentemente risposte coerenti dall’interlocutore, una storia che per esplicita dichiarazione degli autori Caleb Melby e Jess3, uno studios specializzato in visual storytelling, è in gran parte immaginaria, ma che va al cuore di uno degli aspetti più noti ma anche meno esplorati della vita di Jobs: l’influenza di Kobun Chino Otogawa sul pensiero inconscio di chi ha cambiato la vita di tante persone con il design e l’elettronica.

La graphic novel è sintetica, essenziale nel tratto e nei colori (le tavole sono monocromatiche, differenziate per tinta a seconda delle scene), scarna nei dialoghi e nei protagonisti, costruita non in maniera lineare ma intorno ad una serie di flash back e flash forward.

Incontreremo Jobs alle prese con il concetto del Ma, il concetto dello spazio negativo, e il Kinhin, la meditazione in movimento, passeremo ad alcune tavole in cui lo si descrive nel momento della semplificazione, presentata in maniera molto ruvida, della gamma Mac; seguiremo Jobs goffamente alle prese con la calligrafia giapponese e poi con la nascita della rotella dell’iPod; lo vedremo incontrare per la prima volta Kobun e poi presentare iPhone; assisteremo ad un dialogo su Pixar fino ad arrivare alla parte finale, dopo la tragica e quasi emblematica, morte di Kobun Chino Otogawa, annegato nel tentativo di salvare la figlia caduta in acqua, in un lago in Svizzera dove si era recato per insegnare il Soto Zen, in cui vedremo Jobs davanti ad una scritta giapponese dire «È perfetto».

lo zen di steve jobs

Questo movimento costante avanti e indietro nel tempo non genera un vero e proprio racconto, ma un intreccio di sensazioni che ricostruiscono nella nella mente del lettore una interpretazione personale su come il pensiero Zen e soprattutto quello del monaco giapponese che aveva a suo modo rotto con gli schemi, abbandonando alcune delle tradizioni della filosofia Zen, hanno inciso sulla storia più recente di Apple e sul design dei suoi prodotti. Saremo spinti a chiderci se anche nel rapporto con  Kobun Chino Otogawa e lo Zen, Jobs non ha avuto lo stesso atteggiamento utilitaristico che ha avuto con molte delle persone e delle cose che hanno segnato la sua vita, prendere da essi quel che è utile, o meglio strumentale, a consolidare la propria visione e le proprie convinzioni, lasciare tutto il resto, amicizia compresa. Concluderemo che forse vale la pena di rileggere da capo questa storia a fumetti che come lo Zen appare inizialmente semplice nella sua struttura ma spinge a ragionare e alla fine si comprende solo facendo tacere la mente.

Lo Zen di Steve Jobs, con prefazione di Luca Sofri, postfazione e intervista con l’autore, tavole finali con esperimenti sul design della figura di Jobs e making of del volume, è in vendita su Amazon a 12,75 euro in edizione cartacea. Lo si può acquistare anche su iBooks Store a 8,99 euro in versione elettronica e anche in edizione in lingua originale (su iTunes e Kindle Store). Una versione light con solo alcune tavole si scarica gratuitamente.

 

 

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