Mark Zuckerberg rompe il silenzio e chiede scusa per lo scandalo Cambridge Analytica

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica scoppiato domenica, Zuckerberg non aveva ancora parlato. Lo ha fatto ora chiedendo scusa e spiegando che oltre a una indagine interna, il gruppo sta collaborando con le autorità per comprendere meglio quanto successo.

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Dopo giorni di silenzio, il CEO di Facebook dice finalmente la sua in seguito alla bufera che ha coinvolto la sua azienda e Cambridge Analytica. Il social, lo ricordiamo, è accusato di aver condiviso con l’azienda britannica i dati di 50 milioni di utenti finiti alla società – arruolata tra gli altri da Trump – che li ha usati per fare pubblicità elettorali mirate sul social network. Ci sono inchieste in corso negli Stati Uniti e in Regno Unito e anche il Parlamento europeo ha chiesto chiarimenti. Quanto accaduto non è piaciuto nemmeno al cofondatore di WhatsApp (società di Facebook) al punto che questo ha inviato gli utenti a cancellarsi dal social.

Zuckerberg ha chiesto scusa con un post sul suo profilo Facebook: “Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge Analytica – compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quello che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo”.

“Nel 2007” dice ancora Zuckerberg, “abbiamo lanciato la piattaforma Facebook con la visione che più app dovevano app dovevano essere social. Il vostro calendario doveva essere in grado di mostrare i compleanni dei vostri amici, le vostre mappe dovevano essere in grado di portarvi dove vivevano i vostri amici, e la vostra rubrica indirizzi mostrare le loro foto”. “Per fare questo, abbiamo permesso alle persone di eseguire il log dalle app e condividere con i loro amici alcune informazioni su di loro”.

“Nel 2013 un ricercatore della Cambridge University, Aleksandr Kogan, ha creato un’app-quiz per la personalità. È stata stata installata da circa 300.000 persone che hanno condiviso i loro dati e alcuni dei dati dei loro amici. Considerando come funzionava allora la nostra piattaforma, significava che Kogan era in grado di accedere a decine di milioni di dati dei loro amici”.

“Nel 2014 per impedire abusi da parte delle app, abbiamo annunciato cambiamenti all’intera piattaforma per limitare drasticamente i dati a cui potevano accedere. Cosa più importante, app come quella di Kogan non potevano più chiedere dati sugli amici di una persona a meno che i loro amici non avessero autorizzato l’app. Abbiamo anche richiesto agli sviluppatori di ottenere un’approvazione da parte nostra prima che potessero richiedere dati sensibili alle persone”.

“Nel 2015 abbiamo appreso dai giornalisti di The Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge analytica. È contro le nostre politiche che gli sviluppatori condividano dati senza il consenso delle persone, e abbiamo quindi immediatamente cancellato l’app di Kogan dalla nostra piattaforma, chiedendo che Kogan e Cambridge analytica certificassero formalmente l’eliminazione di tutti i dati acquisiti in modo improprio. E le certificazioni sono state fornite”.

WhatsApp e Messenger zuckerberg

“La settimana scorsa – continua ancora Zuckerberg – abbiamo scoperto dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge analytica potrebbe non aver cancellato i dati come da loro certificato. Abbiamo immediatamente vietato loro di usare i nostri servizi. Cambridge analytica ha affermato di aver già cancellato i dati e accettato una perizia forense da parte di uno studio che abbiamo assunto per le verifiche. Stiamo inoltre lavorando con le autorità di regolamentazione che stanno indagando su quanto è accaduto”.

“È stata infranto il rapporto di fiducia tra Kogan, Cambridge analytica e Facebook. Ma anche tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e che si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo sistemare questa cosa”. A un certo punto, ricostruisce anche la storia del gruppo e gli sforzi fatti per proteggere i dati degli iscritti e aggiunge: “Sono responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma.

Faremo ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente il social e rendere la nostra comunità più sicura per tutti. Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. So che ci vuole più tempo di quello he cvorrei per risolvere questi problemi, ma prometto che ce la faremo e costruiremo un servizio migliore a lungo termine”.