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Così mi sono convertita alla Religione di Cupertino. Intervista all’autrice Arianna Cherubini

– Quali caratteristiche ha la religione di Cupertino? Perché può definirsi una “religione”? I fedeli di Apple, in che cosa credono? Che cosa li accomuna? 

I fedeli di Apple condividono una fede, un credo e una comunità, esattamente come i fedeli di una religione. Nelle società contemporanee le religioni stanno attraversando una fase di difficoltà perché la loro funzione di offrire punti di riferimento e di rappresentare i valori fondamentali dell’individuo deve confrontarsi con la tecnologia. Nella nostra società si sono sviluppati percorsi di vita sempre più individuali e meno collettivi: è un’epoca di abbondanza di culti e nuove forme religiose ed è possibile che parte dell’anelito religioso si trasferisca su prodotti, marche e simboli capaci di catalizzare i nostri stili di vita e le nostre identità.

Ogni religione fonda tra i suoi adepti una comunità e così fa anche il brand della Apple: c’è un forte senso di appartenenza che definisce ancora di più il “sé”. I fedeli di Apple condividono anche lo “Story telling”: Steve Jobs ha sempre raccontato storie come se fossero delle parabole in cui viene smossa l’immaginazione e si incoraggia ad acquistare e a consumare. Non è un caso che i fedeli della Mela ricordino a memoria le campagne pubblicitarie del passato! Steve Jobs è considerato un profeta. Quando Apple presenta un prodotto, schiere di fedeli affollano il luogo della presentazione, condividendo nottate e ovviamente le passioni.

È azzardato definire la religione di Cupertino una religione. Piuttosto, è una religione materiale. Ci sono elementi che richiamano la religione e il brand oggi ha degli approcci profondi, emozionali e spirituali (si dice che brand come quello di Apple stimolino le stesse aree del cervello attivate dai simboli religiosi) e, se consideriamo la vita di Steve Jobs, dobbiamo ammettere che era un genio che ha dedicato la sua vita ad un sogno tecnologico, ha invaso la nostra vita ma era pur sempre un uomo normale. Considerare Apple una religione è azzardato se consideriamo la religione un rapporto personale tra un essere trascendente e l’uomo: la religione ci tenta di spiegare la struttura dell’universo cosa che Apple non fa.

– Steve Jobs e Steve Wozniak che ruolo hanno in questa religione? Ci sono altre figure di rilievo o dei miti per gli adepti di Apple?

Steve Jobs, è chiaro, è l’unico profeta di questa religione. Ovviamente un mito importante per i fedeli è il simbolismo della Mela morsicata e tutte le storie che sono nate intorno al logo di Apple.

– Dal movimento dei Mac Evangelisti di Guy Kawasaky ad oggi, che cosa è cambiato? Quali sono secondo lei le differenze tra gli adepti del Mac degli anni Ottanta e i fedeli di oggi affascinati dai prodotti glamour, ma non tutti “esperti” Mac user?

Apple nasce in un momento storico segnato da protesta politica, uso di droghe, musica rock e soprattutto nasce in un periodo storico caratterizzato dalla diffusione della tecnologia. Mettiamo che sia stato tutto un caso: è evidente che è nata nel periodo perfetto. Apple è stata un’impresa tipica della controcultura di quel periodo; ne abbracciava e ne condivideva tutti i valori. Gli utenti di quel periodo erano i veri spiriti liberi con vere personalità creative ed eccentriche che esaltavano il significato del personal computer e vedevano in Apple qualcosa di adatto alla controcultura. Oggi, secondo me, siamo molto più affascinati dal prodotto glamour e di moda anche se rimane sempre l’esperto Mac user che crede fino in fondo ai pilastri di Apple.

La religione di Cupertino è disponibile su iBookstore a 3,99 euro.

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