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I migliori libri per viaggiatori incalliti o aspiranti tali

Ah, il viaggio. Bellissimo, fondamentale, eppure trasformato in una specie di esercizio del consumo. C’è tutto quel che si vuole, nel viaggio, eppure viene trasformato in una forma di esperienza ad alta intensità e di breve durata, usa e getta. Peccato.

Per fortuna possiamo sempre contare sulla introduzione al viaggio che viene fatta da autori più o meno importanti, che ci portano con loro alla scoperta del viaggio e di quello che rappresenta.

Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.

migliori libri guida

Il milione

Il libro per eccellenza del viaggio. Ha definito il nostro immaginario. Nel 1271 il giovanissimo Marco Polo partì da Venezia per la Cina, dove divenne uomo di fiducia dell’imperatore del Catai. Per lui viaggiò attraverso l’Asia, terra piena di storie e leggende. Quando, vent’anni dopo, fece ritorno in Europa, venne catturato dai Genovesi, e in carcere conobbe il poeta Rustichello da Pisa, cui dettò il resoconto dei suoi viaggi. Nacque così un’opera unica in cui si fondono l’amore per il fiabesco e il gusto per l’osservazione precisa, quasi scientifica.

Secondo Maria Bellonci la testimonianza di Marco Polo «rompe i limiti dello spazio e del tempo: ma ancora di più, ci libera dai limiti che abbiamo dentro di noi e quasi rende reale l’utopia della fratellanza».

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Una specie di paradiso. La straordinaria avventura di Antonio Pigafetta nel primo viaggio intorno al mondo

Una incredibile testimonianza di cosa voglia dire viaggiare. Siviglia, 1519. Più uomo di penna che di spada, Antonio Pigafetta, vicentino di nascita, decide di prendere parte alla straordinaria impresa di Ferdinando Magellano che si appresta a salpare con cinque navi cariche di provviste, armi, specchietti e cianfrusaglie da baratto. Ai suoi ordini, tra marinai e soldati, duecentosessantacinque uomini, di cui ventisette italiani. Scopo della missione è raggiungere le Molucche, isole delle spezie, in senso contrario alle rotte usuali su cui il Portogallo esercita una pericolosa concorrenza.

Per arrivare al Pacifico bisogna però trovare “elpaso”, mitico stretto che non è riportato sulle approssimate carte nautiche, ma ben definito nella mente del caparbio comandante. Ostacolato da infidi sottoposti, che mal tollerano l’autorità di Magellano, il viaggio sarà irto di pericoli ed eventi drammatici, sorprendenti scoperte e amare sconfitte, qui ripercorsi sulla falsariga del diario di Pigafetta, coraggioso cronista. Superando inaudite difficoltà, la spedizione, decimata da perdite di uomini e navi, si concluderà con un successo. Ma la gloria, come la fortuna, si rivelerà cieca?

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I viaggi

Da una parte c’è Marco Polo. Dall’altra c’è Ibn Battuta, il grande viaggiatore del mondo islamico. Nel 1325 Ibn Battuta, partito da Tangeri 28 anni prima, torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora in uso, dal cavallo al dromedario, dal carro ai più svariati tipi di imbarcazione. Secondo un odierno atlante geografico, ha attraversato l’equivalente di quarantaquattro stati moderni dall’Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall’India alla Cina, incontrando migliaia di persone e prendendo nota dei loro usi e costumi.

Tre anni dopo il suo ritorno, un giovane letterato di origine andalusa, Ibn Juzayy, inizia per ordine del sultano ad annotare i ricordi di Ibn Battuta e le sue osservazioni di viaggio, scrivendo cosi uno dei libri più famosi della letteratura araba medievale.

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Un indovino mi disse

Il grande giornalista, viaggiatore e filosofo italiano nel suo libro più famoso. Nella primavera del 1976 un vecchio indovino cinese avverte Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni il grande giornalista non dimentica la profezia, ma anzi la trasforma in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere aerei per un anno, senza tuttavia rinunciare al suo mestiere di corrispondente.

Il 1993 diventa così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria: spostandosi in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi, Terzani si trova a osservare paesi e persone della sua amata Asia da una prospettiva nuova, e spesso ignorata. Dopo oltre vent’anni di «viaggio» e oltre un milione di copie vendute, lette, rilette, prestate e regalate, questo libro continua a parlarci con voce sempre nuova e avvincente.

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Ore giapponesi

L’amore per il Giappone, la furia, la rabbia, il dolore, la passione. Fosco Maraini al suo massimo. Per molti aspetti il Giappone di oggi somiglia alla Svizzera: due paesi nei quali tutto, dai treni alle poste, dagli alberghi ai negozi, dalle fabbriche, alle banche, alle università, funziona come un’orologeria mirabilmente oliata, che non conosce inceppi. Resta solo una grossa differenza: che la Svizzera non offre misteri, mentre il Giappone è misteriosissimo.

In un certo senso il Giappone guerresco e aggressivo degli anni Trenta e Quaranta era abbastanza trasparente e comprensibile; ma i giapponesi dei giorni nostri, i quali, dopo essere rimasti stesi a terra nel ’45, finiscono in meno di mezzo secolo per costruire una delle maggiori potenze industriali, commerciali e finanziarie del globo, pur non vantando il possesso di vasti territori né avendo a disposizione materie prime – ecco qualcosa che sfiora l’enigma, cha ha sapore di magia e d’occulto! Soprattutto quando vediamo che gli artefici della straordinaria cavalcata ci si presentano in genere come individui anonimi, confusi nella folla con un fare spesso impacciato.

Cosa li anima? Quali sono i loro segreti? Come conoscerli davvero? Come capirli? L’asse portante del libro è costituito dal racconto di una lunga e lenta peregrinazione attraverso il Giappone, effettuata in macchina a metà degli anni Cinquanta, in compagnia di giapponesi e di stranieri.

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L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là

Una strana idea di viaggio e il modo per realizzarla: il blog era fantastico, il libro è una vera rivelazione. Questa è la storia di un ragazzo che, a poco più di trent’anni, ha già raggiunto traguardi che sfuggono a tanti suoi coetanei: una laurea in un’università importante, un impiego di responsabilità, uno stipendio fisso che gli consente di vivere da solo e di circondarsi del più desiderabile superfluo. Un ragazzo che, nonostante questo, non ha paura di guardarsi dentro e farsi la domanda più importante: sono davvero felice?

Di fronte ad aspettative che non sente come sue, a tragitti sempre identici che non aprono nuove prospettive, a una routine che stritola tempo, energia e passione, non può che rispondersi di no. Finché un giorno, davanti a un tramonto, la consapevolezza si accende in lui: i sogni non possono aspettare. E, con quella luce, il coraggio di dare un taglio netto a tutto per inseguire la sua più grande passione: viaggiare.

Viaggiare per allargare gli orizzonti di quel mondo che si sta facendo sempre più stretto e soffocante intorno a lui. Viaggiare per sfidare i limiti del corpo e le barriere della mente. Viaggiare con lentezza, senza aerei, per toccare con mano i confini, per «il gusto stesso del viaggio, degli imprevisti, delle scoperte e delle sorprese, delle correnti dell’universo a cui abbandonarsi.»

Questa è la storia di un sogno diventato realtà, di un’avventura che ha portato a una nuova vita. Un viaggio lungo mille giorni, attraverso cinque continenti e quarantaquattro Paesi. Ma anche un viaggio dentro di sé, a stretto contatto con le proprie paure, debolezze, risorse inaspettate. In dialogo profondo con quella voce intima e nascosta che, quando accettiamo di ascoltarla, sa sempre indicarci la direzione.

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Fuga sul Kenya

La generazione perduta, quella che ha fatto la guerra e che è tornata per non parlarne mai più. Salvo che quando ne parla, si aprono straordinari orizzonti.

Nel 1943 tre prigionieri di guerra italiani, Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti evasero dal campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruire ramponi, piccozze, corde. Non avevano carte topografiche e quasi alla cieca attraversarono la foresta equatoriale per giungere ai piedi della montagna.

Il triestino Benuzzi era un alpinista esperto, così come il genovese Balletto, mentre il camaiorese Barsotti era alla sua prima esperienza, tant’è che fu costretto a restare al «campo base» quando, stremati e malnutriti, dopo due settimane e varie peripezie, Felice e Giovanni tentarono infine con successo l’assalto alla vetta raggiungendo la cima della Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore, i due si riunirono a Vincenzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono alle autorità.

D’altronde non sarebbe stato possibile per loro fuggire: il paese neutrale più vicino era il Mozambico che distava più di mille chilometri. Agli inglesi, comunque, toccò organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni.

Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi direttamente in inglese e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947. L’edizione francese uscì nel 1950 e nel 1952 finalmente apparve l’edizione inglese col titolo No Picnic on Mount Kenya, il cui straordinario successo garantì nel tempo a questo libro la meritata fama di «classico dell’avventura».

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Il sentiero degli dei. Un racconto a piedi tra Bologna e Firenze.

Curiosi, affascinati dalla storia e dalla cultura ma anche dal racconto popolare, le entità che conosciamo come collettivo Wu Ming fanno anche esperienze e scrivono in solitudine. È il caso di Wu Ming 2.

Questo libro è un intreccio di scrittura e cammino. Percorre e racconta un sentiero che va da Bologna a Firenze, da piazza Maggiore a piazza della Signoria, conosciuto come “Via degli Dei”. Nel 2010, quando uscì la prima edizione, si era appena conclusa la guerra tra l’Appennino e l’Alta Velocità. La nuova ferrovia prometteva di avvicinare i capoluoghi di Emilia e Toscana come se fossero due fermate di una metropolitana. Oggi possiamo dire che quelle parole erano solo propaganda. I treni veloci fanno risparmiare una ventina di minuti di viaggio, ma dietro di sé hanno lasciato un inutile sacrificio di esseri umani, paesaggi, fiumi e sorgenti. L’Alta Velocità avrebbe dovuto spostare sulle rotaie parte del traffico dell’Autostrada del Sole. Invece di autostrade ne è arrivata un’altra, e la storia si è ripetuta.

Dieci anni dopo, la Via degli Dei è diventata uno dei cammini più frequentati d’Italia e questo testo un piccolo classico della narrativa di montagna. L’autore torna sui suoi passi e aggiunge alle vecchie pagine il racconto di quel che è accaduto nel frattempo: i luoghi che sono cambiati, quelli che sono rimasti intatti, le nuove storie che si sono depositate sul sentiero, le riflessioni imposte dalla sua notorietà, ma anche le sentenze per i disastri ambientali e le morti sul lavoro, i danni compiuti e mai più sanati. Perché il passato non si può cambiare, e nemmeno il futuro, ma bisogna sforzarsi di educare il presente. Crescerlo con più cura.

Seguire per cinque giorni i segnavia biancorossi, tra incontri e leggende, per arrivare a Firenze a forza di gambe, scoprendo così quale mostruosa Entità minaccia boschi e vallate. Per poterla riconoscere, la prossima volta. Cioè adesso. “Queste storie sono fatte di tronchi e di pietra, prima che di parole”. Cinque giorni di cammino da Bologna a Firenze, fra incontri inattesi e disastri ambientali, per conoscere le verità e gli spettri che plasmano il paesaggio. Per ascoltare senza fretta la voce dei luoghi e imparare a capirli.

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L’inchino del gigante. Cinque brevi libri di viaggi e metamorfosi

Un libro straordinario di un autore che cambia per sempre il modo di vedere il viaggio. Che si tratti di un palcoscenico a picco sul mare d’Irlanda o di una baia di Hong Kong dove grattacieli vertiginosi affondano divorati dalle fiamme, Christoph Ransmayr ha sempre un luogo da raccontare.

Scrittore e viaggiatore instancabile, ha navigato su una rompighiaccio tra le banchise artiche, passeggiato sui pendii himalayani in compagnia di Reinhold Messner e ha saputo rintracciare nei suoi vagabondaggi il filo di un tempo che va «dal passato più profondo al futuro più lontano», il tempo della narrazione. Le storie di questo libro gettano una luce inedita e sorprendente sugli angoli più inaccessibili e disparati del pianeta Terra e su uno degli animali più strani che lo abitano: l’homo sapiens.

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A margine dei meridiani

George Simenon era una persona curiosa che curioso voleva esplorare il mondo, oltre che raccontarlo bulimicamente. C’era qualcosa che Simenon cercava quasi ossessivamente, nei suoi viaggi. Storie, atmosfere, personaggi lontani da lui, certo. Ma non solo. E forse a metà del suo giro del mondo, nel 1935, quel qualcosa – il segreto per passare dalla magnifica narrativa in bianco e nero dei primi anni a quella che sarebbe venuta dopo, in cui il colore avrebbe finito per prevalere – lo trovò dove nemmeno lui avrebbe creduto: negli orizzonti perduti di quelli che ancora si chiamavano mari del Sud. Di cui questi testi, e queste fotografie, raccontano tutto l’incanto, e la malattia.

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Come girare il mondo gratis. Un giornalista con la valigia

Non sarebbe una raccolta dei migliori libri di Macity se non ci fossero un paio di fuori sacco. Ecco subito il primo clandestino che si insinua nella rete. Tre continenti, cinque capitali, venti traslochi e mai il tempo di annoiarsi. Enrico Franceschini riassume così quarant’anni come corrispondente di un grande giornale in giro per il mondo: dagli Stati Uniti alla Russia, dal Medio Oriente all’Europa, passando per Centroamerica, Afghanistan, Cina, Giappone e Nordafrica, per scrivere di elezioni e terremoti, di Olimpiadi e colpi di Stato, di Hollywood e terrorismo, di notti folli alla Trump Tower di Manhattan in compagnia di Federico Fellini e banchetti in frac a Buckingham Palace ospite della regina.

Ma cosa significa cambiare per tutta la vita case (una ventina), città (New York, Washington, Mosca, Gerusalemme, Londra) e competenze? Com’è veramente, dietro le quinte, il mestiere di corrispondente dall’estero? E si può ancora sognare di farlo, nell’era del web, dei social media, della rivoluzione digitale?

Raccontando la sua personale storia di reporter, in una galleria di personaggi che includono i grandi della terra, da Ronald Reagan a Mikhail Gorbaciov, da Shimon Peres a Yasser Arafat, da Tony Blair a Elisabetta II, dal primo uomo sulla luna, Neil Armstrong, all’uomo più veloce sul nostro pianeta, Usain Bolt, e molti grandi del giornalismo, a cominciare dal suo primo direttore Eugenio Scalfari, l’autore offre uno sguardo appassionato, ironico e istruttivo sulla grande avventura del giornalismo e sui Paesi in cui ha vissuto. Ci sarà sempre bisogno di giornalisti con la valigia pronta. Il prezzo è non fermarsi mai. Il premio è «girare il mondo gratis».

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I viaggi di Gulliver

Quando il viaggio diventa un modo per raccontare una storia. Il romanzo allegorico-avventuroso narra i viaggi di Lemuel Gulliver, nelle sue quattro tappe: dopo aver fatto naufragio a Lilliput, si ritrova tra i giganti di Brobdingnag e infine raggiunge, dopo molti paesi, Amsterdam e l’Inghilterra. Il traduttore G. Celati, oltre a dar conto nelle note delle informazioni indispensabili per la comprensione dei riferimenti storico-culturali, con la sua traduzione mira a riprodurre, il più possibile, lo stile settecentesco dell’originale per far sentire l’eccezionale fluidità della prosa swiftiana.

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Robinson Crusoe

Viaggiare porta i suoi rischi. Ad esempio, naufragare. Alberto Cavallari, un grande giornalista traduce, rispettando finalmente la stesura originale, e commenta, mostrandone la deflagrante attualità, l’opera letteraria del suo illustre collega degli inizi dell’era moderna Daniel Defoe. L’isola dove si svolgono le avventure del naufrago Robinson rappresenta tutti i problemi e le contraddizioni di quel mondo moderno che, agli inizi del XVIII secolo, si andava delineando nel confronto tra l’Europa e le nuove terre scoperte. Il romanzo può essere quindi considerato una sorta di “Odissea semplificata” degli albori della nostra epoca, con la stessa carica simbolica, la stessa ricchezza di allegorie.

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