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Microsoft: “L’iPhone? Lo stiamo brevettando noi…”

Ricordate quella pubblicità  affissa da Apple un paio di anni fa durante il Macworld di San Francisco? Diceva: Redmond, riscalda le fotocopiatrici. Faceva sorridere i “soliti” maniaci della mela, era una strizzata d’occhio. Dietro c’era il solito luogo comune: quella copiona di Microsoft…

Sono cose da stigmatizzare, lo stesso Steve Jobs nel 1997, rientrando ad Apple, aveva passato parecchio tempo a ribadire che non è vero che per far vincere di nuovo Apple (allora in profonda crisi) bisognava che Microsoft perdesse. Invitò addirittura Bill Gates, a quel Macworld del 1997, che comparve via video. Ebbene, smettiamola di prendere in giro Microsoft o, peggio ancora, di demonizzarla, avevano detto da allora i più saggi e prudenti tra tutti noi.

Dopotutto, Microsoft è il primo sviluppatore di software per Apple, dopo Apple stessa. àˆÂ una grande società  che ha prodotto ricchezza in tutti i paesi in cui è presente (questo è vero, ci sono i numeri: occupazione, giro d’affari, partner e tutto quanto).

Eppure, qualcosa non deve girare per il verso giusto. Se è vero, come ha riportato Wired, che quelli di Microsoft pochi giorni dopo la presentazione di iPhone si sono tuffati verso l’ufficio brevetti cercando di registrare tutti gli elementi dell’interfaccia realizzata da Apple. Una copia plateale. Perché?

La strategia soggettiva di Microsoft è chiara: se quelli di Apple non hanno già  “blindato” tutto, vuol dire che Microsoft può vincere il brevetto anche se l’idea è palesemente non sua. Negli scenari che ne sarebbero seguiti, o Apple avrebbe pagato per evitare un eccesso di spese legali (pratica molto diffusa anche quando si ha ragione, per non rischiare di pagare agli avvocati più di quel che l’altro pretende) oppure Microsoft avrebbe potuto segnare il colpaccio e pretendere il pagamento di royalties da parte di Apple su ogni iPhone venduto.

Ovviamente, come commenta Wired, tutto ciò non solo non ha per niente a che fare con l’innovazione e la competizione sul mercato, ma neanche con gli scherzi goliardici che ci si potrebbe aspettare tra amici. Questo è un atteggiamento, ispirato probabilmente da qualche manager di Redmond in cerca di successo, che andrebbero valutati seriamente da un punto di vista etico. In questo modo, infatti, ci si fa solo del male e si mostrano le proprie, profonde debolezze “caratteriali”. Povero Bill: chissà  se 30 miliardi di dollari in opere di bene basteranno a farlo ricordare come una persona migliore di come sta diventando la sua azienda…

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