Mini-prova della nuova Fujifilm X-H1

recensione Fujifilm X-H1

Abbiamo passato un giorno e mezzo a Lisbona con la nuova ammiraglia X-Trans. Fuji fa sul serio con il video ma il vero punto di forza è la fotografia a mano libera

[banner]…[/banner]

Fujifilm ha presentato a Lisbona la sua nuova macchina fotografica mirrorless del sistema X: la X-H1. È il nuovo apparecchio di punta per la serie basata su sensori APS-C X-Trans. Macitynet era a Lisbona con un gruppo di giornalisti da tutta Europa (analoghi eventi erano in corso in Giappone e negli Stati Uniti) per provare l’apparecchio. Sono state 36 ore passate con la X-H1 sempre in mano. Avevamo una scelta di obiettivi grande quanto tutta la gamma di Fuji ma abbiamo scelto di ruotare tre obiettivi: il tele 16–55mm F2.8, il tele-wide 10–24mm F4 e soprattutto lo strepitoso 56mm F1.2 Apo, un sorta di Noctilux giapponese, una bomba per i ritratti e per cercare dettagli in città come un cecchino.

Vi abbiamo già presentato su questas pagina le specifiche della macchina sulle quali è inutile tornare. Il sensore APS-C X-Trans da 24 megapixel è quello degli ultimi apparecchi Fuji ed è il punto forte di diversificazione delle mirrorless della casa giapponese, perché segue una logica diversa da quella dei tradizionali filtri di Bayer, dando una “impronta” alle immagini molto particolare.

I punti forti che caratterizzano questa nuova macchina: la forte propensione al video (4K 60 e 120 fps), l’ergonomia rivista con un battery grip PowerBoost (da 300 euro) che a nostro avviso non è un optional visto soprattutto il consumo di batteria: meno di 340 scatti con una batteria, il Boost ne ha altre due), nuovo autofocus rivisto e potenziato che rende molto bene soprattutto nel seguire soggetti in movimento con grazia e senza “salti”, come deve essere per una ripresa video, stabilizzazione su cinque assi sempre attiva nel corpo che fa guadagnare circa 5 stop, nuova simulazione di pellicola (adatta al video) cioè la Eterna 500.

recensione Fujifilm X-H1

Video a 4K

Impressionante la resa video: chi scrive è relativamente meno esperto di riprese video con video-fotocamera, ma la Fuji qui fa veramente alcune cose interessanti. Lo slow-motion 4K con 120 fps è spettacolare, le ottiche rendono molto bene e nel complesso si lavora molto bene grazie anche a una resa del sistema di ripresa F-Log che permette di comprimere la gamma dinamica dei colori lungo una scala logaritmica la cui resa poi è davvero notevole.

Fuji ha una tradizione di lavoro con le pellicole chimiche che anche qui viene esaltata da un filtro appositamente studiato per emulare la resa cinematografica della Fortuna 500 (grande avversaria della Kodak in campo cinematografico, con resa luminosa e colori lucidi e vivaci molto anni 80–90) oltretutto resa ancora più interessante dal nuovo formato di rirpesa 17:9 con 4096 per 2160 pixel.

Vediamo i difetti: la ripresa 4K senza PowerBooster dura 15 minuti, che si estendono a 30 con il grip capace di dare più batteria e potere di calcolo al corpo macchina. Il quale tende comunque a consumare molto (tre batterie per fare 20–25 minuti) e a scaldare, sia per il video che per il sistema di stabilizzazione a cinque assi sempre acceso. Questo è un difetto anche per la parte fotografica, tanto che non solo Fuji ha reso più che tropicalizzata questa macchina e l’ha irrobustita con una scocca rivettata, ma ha anche aggiunto una ben più ampia piastra di dissipazione del calore.

Ancora: non c’è uscita audio sul corpo macchina ma solo sul grip, e l’uscita dati è una micro Usb anziché una Usb-C (come fa Panasonic, ad esempio). Questo e alcuni altri particolari rendono secondo chi scrive l’utilizzo video un primo passo nel tentativo della casa giapponese di aggredire un mercato controllato da altri. Un tentativo interessante ma non ancora definitivo. Tanto da far chiedere come mettere in relazione questa macchina con la X-T2 della quale, entro la fine dell’anno, probabilmente vedremo un aggiornamento alla versione 3.

recensione Fujifilm X-H1

Fotografare a tutta manetta

Nonostante la principale indicazione pubblicizzata dal marketing di Fuji sia il video, la macchina sembra invece essere ideale per la fotografia. Il corpo ha un grip sulla scocca rivisto e miglorato, più adatto a chi ha le mani grandi, e l’oculare allungato e con gommino più ampio è comodo e piacevole.

Rimane il problema dell’impostazione con oculare così ravvicinato allo schermo che, se non si disattiva il puntamento dell’autofocus sul display, sposta costantemente il punto con il naso. Inoltre, il display adesso ha due assi di movimento, ma non si gira a 180 gradi per far vedere a chi sta riprendendo in “modalità selfie” come procede la ripresa: per quello serve sempre un piccolo monitor esterno o un cameraman.

Abbiamo provato la macchina fotografica in cinque set diversi: simulazione di un servizio fotografico matrimoniale, foto di coppia in esterna, ripresa di due ballerini classici, ritratto classico, suonatrice d’arpa. Poi abbiamo fatto due photowalking per Lisbona, di giorno e di notte. In questi ultimi due abbiamo spaziato di più con gli obiettivi includendo anche l’ottimo tele-wide 10–24mm F4. Riprese ampie e gustose, con la qualità alla quale siamo abituati per quanto riguarda la resa dei colori e il bilanciamento dell’esposizione.

Invece in interno, dopo aver lavorato un po’ con lo zoom 16–55mm F2.8 per vederne la resa e la comodità di questo obiettivo (ottimo: veramente un mulo adatto a tutte le situazioni, soprattutto per portare a casa gli scatti ai matrimoni o reportage dove non c’è tempo di cambiare obiettivo) ci siamo rilassati per gli scatti posati concentrandoci sull’obiettivo più pregiato di Fuji: il mitico Fujifilm XF 56mm f/1.2 R APD, il Noctilux con gli occhi a mandorla, che ha prestazioni ottiche eccezionali ma non ha la stabilizzazione interna OIS e quindi “gode” ad essere coniugato con il corpo macchina dotato di stabilizzazione interna IBIS.

La prima cosa che emerge è la natura fortemente fotografica della Fuji X-H1. In attesa che arrivono gli obiettivi zoom dedicati al video annunciati per questa estate, MKX 18–55mm T2.9 e MKX 50–135mm T2.9, entrambi focus shift e iride seamless con gear pitch da 0,8mm per ambito professionale, dobbiamo dire che il matrimonio con gli obiettivi da fotografia classica è eccezionale. I colleghi che hanno privilegiato l’obiettivo da reportare classico, ovverosia l’ottimo XF 23mm f/2, hanno trovato il kit estremamente leggero ma, dal punto di vista dell’ergonomia complessiva e anche degli ingombri, ben più pesante rispetto alla X-T2 soprattutto con grip PowerBoost. Invece, la coppia X-H1 con 56mm f/1.2 è eccezionale: il bilanciamento è ottimo, l’ingombro più importante ma assolutamente giusticato, e il lungo paraluce cilindrico rende il look assolutamente equilibrato, molto meglio che non con X-T2 o X-Pro2.

Scatti sempre a mano libera anche con aperture importanti, tempi lunghi, situazioni di equilibrio scomodo, grazie alla stabilizzazione interna IBIS, che rende “nuova vita” all’obiettivo 56mm, in precedenza difficile da gestire con tempi che siano sotto il 1/125. Adesso, come per magia, si brandeggia con semplicità, ben bilanciato anche con il grip, e scatta tutto aperto in situazioni di pochissima luce senza tentennamenti o micromosso anche a 1/30, permettendo di avventurarci anche a 1/15 e – tenendo il fiato – a 1/8. Soprattutto per il ritratto in ambiente non controllato, questo permette di lavorare senza ansia con IS0 200, che è quello di base, anziché tenere tempi alti e far salire gli ISO, permettendo di muoverci con libertà, lavorando la scena e cercando l’angolo migliore senza bisono di un cavalletto. La resa ISO comunque è più che buona e fino a 3200 totalmente accettabile per qualsiasi uso.

La macchina è in pre-produzione e c’è ancora qualche problema con i file Raw che su Photoshop vanno ma su Lightroom danno alcuni problemi, così come nel Finder con macOS aggiornato. Abbiamo scelto di scattare la quasi totalità delle foto in Jpg e i video in clip rapide da 4K. La macchina ha due slot compatibili entrambi con UHD-II, che abbiamo messo in modalità sequenziale (senza backup e senza dividere Jpg da Raw). Purtroppo le clip 4K e i Raw si sono bruciati assieme a una delle due SD, che ha ceduto. Invece, l’altra SD, che conteneva un buon 70% delle fotografie, non ha avuto problemi. In queste pagine vedete quindi alcune foto scattate direttamente in Jpg utilizzando i differneti preset di Fuji, incluso il nostro preferito, l’Acros ad alto contrasto con filtro giallo per il bianco e nero.

Crediti: gli abiti da donna sono di Miguel Vieira mentre quelli da uomo di Oficina Mustra

In conclusione

Fuji ha rimesso assieme tecnologie note, sensori già usati, processori e algoritmi sempre più raffinati, facendo un gioco di costante integrazione e miglioramento dell’esistente. La nuova X-H1 ha caratteristiche interessanti che la rendono più flessibile nell’impiego di quello che la precede. Non è la macchina di elezione per il reportage (quella resta la X-Pro2), non è la mirrorless leggera che fa concorrenza a una reflex per impostazione (quella è la X-T2) ma è una avversaria seria, che cresce ed arriva ad avere una impostazione molto solida e robusta, paragonabile alle reflex alto di gamma. Rispetto alla concorrenza delle mirrorless come le Sony a6500 e le Panasonic GH5, la macchina evidenzia qualità di flessibilità maggiore: non è migliore in assoluto ma riesce comunque a proporsi come alternativa vincente rispetto ad entrambe. È insomma più equilibrata.

Secondo chi scrive il tentativo di Fuji di aprire al mondo del video professionale non è al top ma piuttosto comincia qui: vedremo come e quanto riuscirà ad andare avanti (la casa giapponese comunque sembra decisamente intenzionata ad aprire una breccia anche in questo settore). Invece, la sensazione è che la X-H1 sia una eccezionale macchina per la fotografia tradizionale, liberata dalla necessità di un cavalletto a tutti i costi e molto “leggera” anche per uso di studio oltre che all’aperto. Nell’offerta commerciale fatta da Fuji il battery grip viene venduto in kit a 300 euro in più incluse le due batterie supplementari, che invece non sono presenti se si compra il battery grip a parte allo stesso prezzo. Visto che questa macchina si mangia le batterie a colazione e a pranzo in insalata, consigliamo l’acquisto se non altro per avere fin da subito, oltre al battery grip (che magari è utile solo in poche situazioni), le due batterie supplementari in tasca.

Pro
Stabilizzazione nel corpo notevole
Tropicalizzazione e robustezza notevoli
Ergonomia molto migliorata
Matrimonio sensore X-Trans e processore ancora migliorato

Contro
Scalda molto sia la stabilizzazione che per il video
Video limitato come resa
Niente uscita audio sul corpo macchina ma è sul grip
Pulsante di scatto molto morbido e a corsa breve