Manager Apple: Cook facilita, Schiller parla come al bar

Un articolo di The Information prova a delineare una carta di identità del sistema di governo di Apple, mettendo in luce le differenze tra i vari vertici aziendali. C'è chi come Cook facilita i rapporti e chi come Schiller taglia le discussioni, senza ricorrere a mezzi termini. Ma senza Jobs tutto è più difficile

Phil Schiller

C’è il mediatore e c’è l’uomo che taglia angoli e raddrizza curve e parla come al bar. In definitiva però il sistema di governo di Apple è ora più tradizionale e vicino a quello di una normale azienda. Ad occuparsi dei vertici della Mela, per la precisione delle 180 figure che oggi gestiscono Cupertino, è The Information un sito che ha una elevata capacitò di indagine e giornalisti molto abili nel fare inchieste.

In “The People With Power at Apple”, vengono descritte modalità di azione e le politiche aziendali che derivano dai vertici, con alcuni episodi che mettono in luce le differenze caratteriali e di approccio tra i vari manager.

Uno dei più curiosi profili è quello che riguarda Phil Schiller, che viene delineato come il più vicino ai vecchi moduli di relazione aziendale formatisi ai tempi di Jobs. Schiller sarebbe molto potente in seno alla stanza di chi decide quali prodotti, dettagli dei prodotti o servizi hanno dignità sufficiente per arrivare al mondo e sarebbe anche molto sbrigativo. Quando qualche cosa non gli piace viene inesorabilmente abbattuta.

Nel corso delle riunioni non esita ad essere anche esplicito. Una delle frasi preferite è “No F***ing Way”, spesso abbreviato con un NFW, non traducibile in italiano senza ricorrere a termini non del tutto urbani, ma che approssimativamente significa “manco per il cavolo”

E’ difficile sapere se si tratta di una storia vera, ma nel 2014 non mancarono storie simili, come quella narrata dal libro Haunted Empire: Apple dopo Steve Jobs, dove veniva raccontata la storia di quando Jobs gettò una penna sul viso di Eddy Cue, anche se non mancano testimonianze dello stesso Cue in senso contrario.

Phil Schiller boccia idee e progetti con una frase da bar irripetibile

Lo stesso rapporto, comunque, rivela anche le differenze tra Cook e Jobs, Mentre quest’ultimo veniva considerato un maniaco del controllo, Cook utilizza un approccio completamente differente, senza troppe ingerenze nelle decisioni dei prodotto sfornati dalla società. Il suo ruolo sarebbe quello del mediatore e del facilitatore dei rapporti tra le varie componenti dell’azienda. Jobs, si legge nell’articolo, amava prendere posizione quando si delineava un conflitto tra dirigenti, Cook appiana le divisioni e cerca una mediazione, acme e resta molto esigente.

Un vantaggio che deriva dall’approccio di Cook è nelle relazioni tra i dirigenti, meno instabili di quanto non lo fossero in epoca Jobs, almeno a giudicare da quanto riferirebbero gli attuali, e gli ex, dipendenti.

Lo rapporto fornisce qualche dettaglio numerico sul numero di dipendenti, e prende atto degli attuali 132.000 dipendenti, un numero più che raddoppiato dal 2011, quando Tim Cook ha iniziato il suo ruolo di amministratore delegato.

La conclusione dell’articolo è che Apple, una azienda che si reinventa ogni dieci anni e che ora è nel corso del suo processo di ristrutturazione seguito al lancio di iPhone, è più tradizionale di quanto non lo fosse in precedenza in fatto di struttura di management. Ci sono molti livelli decisionali e questo rende il cambiamento più complesso.

Nel passato c’era Jobs, il cosiddetto “arbiter of cool”, chi decideva che cosa fosse “figo” o non lo fosse e questo ha portato ad alcuni scivoloni importanti e abrasivi, dal punto di vista dell’immagine, bug e problemi nella qualità del software.