Recensione di Markdown, l’ebook per diventare maghi del linguaggio di scrittura testuale

La recensione di Markdown, l'ebook auto-pubblicato con iBooks Author di Apple, spiega perché si tratta dell'unico libro consigliato agli utenti Mac che desiderano diventare ninja del linguaggio di scrittura testuale più sexy del momento. L'ebook Markdown costa 7,49 euro su iBookstore

Recensione di Markdown, l’ebook per diventare maghi del linguaggio di scrittura testuale

In questa recensione di Markdown scopriamo perché si tratta dell’unico ebook da leggere per gli utenti Mac che desiderano imparare il linguaggio di scrittura testuale più gettonato del momento. L’ebook guida passo a passo anche chi comincia da zero, fino a diventare un mago di Markdown. Ancora, l’ebook Markdown è anche un ottimo esempio di come si possono fare i libri per la piattaforma di Apple, iBooks, che con Mavericks sbarccherà presto anche su OS X.

Quando John Gruber ha creato il Markdown, aveva in mente di realizzare una sintassi per formattare documenti di testo semplice (TXT) in HTML. Era pensato per chi scrive per il web, ed era implementata come plug in per sistemi online (Movable Type e Bloxsom) e app per la scrittura (BBEdit). L’obiettivo era dare la possibilità a chi scrive in Markdown di creare documenti facili da scrivere e facili da leggere, capaci poi di essere convertiti in pagine HTML/XHTML strutturalmente corrette. Con il tempo, l’obiettivo è cambiato e la comunità in rete ha adottato il progetto open source di Gruber (uno dei più autorevoli blogger del mondo Apple, tra le altre cose), utilizzandolo come motore per una serie piuttosto ampia di app e generando anche una versione “estesa” del Markdown, chiamata MultiMarkdown, capace di aggiungere una serie piuttosto ampia di funzionalità.

A cosa serve il Markdown
Lo scopo del Markdown è diventato così quello di funzionare da sintassi unica per creare documenti in formato di testo semplice (TXT) e poterli poi esportare in miriadi di altri formati: dalle pagine HTML/XHTML a RTF, DOC e DOCX, PDF, LATEX e via dicendo. Perché? La risposta è semplice: generiamo tantissimo testo in “contenitori” (il tipo di file in cui salviamo il documento e il software che ci consente di farlo) che oggi sono validi, ma domani? Pensate a chi ha scritto tutti i suoi testi con il vecchio software di videoscrittura WordPerfect. Oppure, per andare ancora più indietro nel tempo: WordStar. Ci sono decine e decine di scrittori famosi che hanno abbracciato quello che negli anni Ottanta era il principale avversario di Microsoft World, non ultimo George R.R. Martin. Ebbene, dalla seconda metà degli anni Novanta WordStar è scomparso: non è più sviluppato o supportato, non è un software open source, il formato non è aperto e quindi richiede un agente e un interprete proprietario. Con il tempo, cambiando i computer, diventa molto difficile se non impossibile installare il software o riuscire ad aprire i documenti di testo salvati in quel formato. Si chiama obsolescenza ed è il principale problema per il futuro delle memorie elettroniche.

La risposta non è mettere tutto in rete ma, secondo un crescente parte di chi utilizza strumenti informatici soprattutto nell’ecosistema Apple, è invece ricorrere ai documenti di testo semplice. Si può dare per inteso che il testo semplice (TXT) possa venir trasportato e “aperto” utilizzando gli standard universali per la codifica dei caratteri. E per quanto riguarda la possibilità di dare struttura e formattazione, ecco che arriva la necessità di ricorrere a un sistema condiviso, open e al tempo stesso facile da utilizzare e sul quale non sia difficile “posare gli occhi”. Se si prova a leggere il codice sorgente di una pagina HTML di media complessità probabilmente all’occhio del lettore medio è molto difficile seguire se non addirittura capire cosa c’è scritto con precisione.  Il Markdown si picca di riuscire a far capire anche al profano, a patto di conoscere pochissime regole. E il libro eponimo, Markdown su iBookstore,  scritto dagli autori di self-publishing David Sparks ed Eddie Smith si pone esattamente lo stesso obiettivo. Trasformare i lettori in ninja del Markdown!

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