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Recensione Parrot Jumping Race Max, il drone corridore

In un momento in cui i Droni volanti non se la passano molto bene in senso mediatico abbiamo avuto la possibilità di passare un po’ di tempo con il nuovo Parrot Jumping Race Max, parte della famiglia Minidrones di cui avevamo già parlato su Macitynet la scorsa estate, che arriva dopo il Jumping Sumo che è stato un modello ad oggi classificato come la prima generazione di questa categoria di droni e il nuovo Parrot Airborne Night (recensito qui), drone volante.

La botte piccola

Fuori dalla scatola, il Jumping Race Max è un ovetto di forma irregolare da 7×10 centimetri di vari colori che contiene il Core del drone, con ai lati due enormi ruote da corsa che portano la larghezza totale a circa 19 centimetri. Le ruote possono essere compresse verso il corpo con una semplice manovra di schiacciamento e stringere il tutto sino a 12,5 centimetri, senza compromettere le prestazioni. Sul dorso, in alto, trova posto l’alloggiamento della batteria (la stessa per tutta la serie Minidrones) con un connettore frontale per la ricarica Micro USB (il cavo è incluso nella confezione). Non ci sono pulsanti sul drone: dopo una carica (da presa d’alimentazione, da computer o da Battery Pack) di circa 25 minuti la luce rossa sul retro diventa verde e, una volta scollegato il cavo basta attendere una decina di secondi affinché il Jumping Race si avvii con un segnale sonoro e un piccolo (ma evidente) movimento.

Recensione Parrot Jumping Race Max

In quanto giocattolo, non ci sono molte opzioni di sicurezza: il network wireless a cui è necessario connettersi con lo smartphone o il tablet è libero, e subito dopo basta aprire l’App gratuita FreeFlight per iPhone o iPad oppure per Android per iniziare subito a guidare in remoto. In pratica, il primo che si connette e avvia l’App ne prende il comando, ma è un prezzo piccolo da pagare per un prodotto pensato per essere semplice e diretto più che blindato.

L’autonomia è di circa 20 minuti, nei quali potete dare sfogo a tutte le peculiarità del Jumping Race senza remore: è un peccato che il connettore di carica sia presente sul Drone invece che sulla batteria, perché così non è possibile caricare e giocare il drone contemporaneamente (se fosse sulla batteria, basterebbe acquistarne una di scorta). Nella parte frontale è presente una piccola videocamera che permette sia di “vedere” quello che vede il drone direttamente sullo schermo del device (con i comandi in sovraimpressione). Oltre a questo, sempre dalla consolle è possibile anche registrare video a risoluzione 640×480 pixel: la qualità della videocamera non è elevatissima, va dett, ma rientra nella classe del prodotto ed è pensata più che altro per la cattura di immagini da guardare con un sorriso, ben lontano dalle fotocamere professionali o quelle, comunque sofisticate, degli smartphone.

Velocità doppia

Il Jumping Race Max eredita tutte le caratteristiche del Sumo, ma si atteggia come un prodotto “da corsa” con ruote più larghe e un motore più potente; raggiunge infatti la ragguardevole velocità di 13 Km/h. Non abbiamo potuto misurare le veridicità del valore dichiarato da Parrot, tuttavia è chiaro che è molto più veloce del Sumo (il doppio teoricamente parlando) e la cosa appare ben evidente per chi li ha provati entrambi. Sia chiaro, a causa della limitata portata del segnale wireless (circa una quindicina di metri di distanza o poco più, senza muri nel mezzo) e della conformità del terreno medio la velocità appare chiara più negli scatti che nel normale funzionamento, che invece rimane molto buono in quanto a guidabilità.

Imparare a guidare è operazione da una decina di minuti: i comandi sono semplici e le operazioni più complesse, come la ruota, il giro continuo e altre che vedremo a breve sono tutte automatizzate. L’App rispetto al Sumo è cresciuta parecchio e molti parametri possono essere personalizzati, ma generalmente c’é un potenziometro per definire la velocità da zero al 100% e l’inclinazione del device per la direzione: nella parte destra del display sono presenti delle scorciatoie per virare di 90 o 180° in un solo movimento, ma il sumo può girare anche da fermo della quantità richiesta o capovolgersi e guidare sottosopra.

La particolarità del salto, punto di forza della prima versione, è stata mantenuta intatta e rappresenta ancora oggi forse l’elemento più distintivo del prodotto. Per saltare il Race ritrae il piccolo perno metallico posteriore e poi lo rilascia sfruttando la molla, che lo fa letteralmente schizzare in aria. Il salto può essere diretto verso l’alto (per salire su di un divano o gli scalini di una scala) o verso il lungo (per “balzare” contro qualcuno) o districarsi da una situazione sgradevole del terreno, cosa tutt’altro che rara. Quando fa un balzo verso l’alto, il Jumping Race Max arriva sino a 80 centimetri. Grazie alla gomma presente nelle ruote, molto morbida, il Race non teme le cadute, per cui dopo poco si impara subito a non lesinare l’azzardo.

Ultima novità di questa versione, ma forse è un più un vezzo, è la capacità di utilizzare il Sumo per ricevere l’audio in cuffia e inviare il parlato al drone, che lo fa sentire dal microfono con un filtro che ricorda, non a caso, il megafono della polizia (serve una cuffia con microfono). Questa funzione ha una utilità molto limitata nonostante sia carina e funzioni correttamente, a causa della limitata portata del segnale wireless è difficile che qualcuno senta il drone senza aver prima sentito la nostra di voce.

Da terra è meglio

Per quanto abbiamo potuto provare, di tutti i Minidroni di Parrot, questo è senza dubbio il migliore: senza nulla togliere all’Airborne Night, che è interessante per molti motivi, il Jumping Race Max è più divertente, seppure ovviamente più limitato. Forse è una questione di guisti, ma il piccolo due ruote va praticamente ovunque, non ha paura di cadere, funziona sempre e comunque e lo si può guidare con molta meno ansia di un oggetto volante, perché non può fare danni e non sarà mai in pericolo di fracassarsi al suolo (a meno di usi sconsiderati).

La velocità è impressionante e le manovre, alla seconda ricarica, diventano più naturali e dopo quattro o cinque volte ci si può anche considerare degli esperti: nonostante tutto, il salto rimane ancora il movimento per eccellenza, grazie anche al fatto che il drone non teme nessuna botta, come nessuna strada. Se volete sperimentare un drone classico per scoprire le particolarità della guida, qualsiasi Minidrones andrà benone, ma se avete uno spirito ribelle e volete dar libero sfogo alla vostra anima selvaggia, in sicurezza, l’Airborne Night darà fuoco al vostro lato oscuro.

Il Parrot Jumping Race è in vendita anche su Amazon ad un prezzo di partenza di 149,25 euro. Lo trovate anche in molti negozi Apple. La distribuzione italiana è affidata ad Attiva.

[usrlist Design:4 Facilità-d’uso:4 Prestazioni:3.5 Qualità/Prezzo:4]

Pro

– Molto divertente e facile da guidare
– Design aggressivo ed originale
– Buon materiali e costruzione
– La funzione salto vale il prodotto

Contro

– Portata ridotta del telecomando

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