Da Steve Jobs a Tim Cook i ritardi dei prodotti Apple sono più che raddoppiati

Tim Cook e Steve Jobs
Tim Cook e Steve Jobs

L’analisi del Wall Street Journal è impietosa: i ritardi dei prodotti Apple sono più che raddoppiati con il passaggio della guida da Steve Jobs a Tim Cook, frustrando gli utenti e avvantaggiando la concorrenza. Ma ora l’universo Apple è molto più esteso e i risultati danno ragione a Cook

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Sotto il regno di Steve Jobs solo un prodotto è arrivato con oltre 3 mesi di ritardo, invece con la guida di Tim Cook cinque prodotti sono arrivati con 3 o più mesi di ritardo e ben 9 con ritardi compresi tra un mese e tre mesi. Numeri alla mano, l’analisi del Wall Street Journal è impietosa: i ritardi dei prodotti Apple sono più che raddoppiati con il cambio del CEO.

È aumentata anche l’attesa tra un annuncio di novità Apple e la sua effettiva disponibilità: negli ultimi 6 anni con Tim Cook al comando la media è di 23 giorni, invece questa attesa era solamente di 11 giorni nei sei anni precedenti con a capo Steve Jobs. Gli indiziati principali sono il primo Apple Watch, anche se in realtà è stato rilasciato secondo le tempistiche annunciate da Cupertino, mentre AirPods nel 2016 e ora HomePod nel 2017 hanno entrambi mancato il rilascio in tempo per le festività di Natale.

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I commenti di ex dipendenti Apple e analisti concordano: i ritardi nei prodotti Apple possono avere diversi costi per Cupertino. Oltre ad offrire più tempo ai concorrenti per reagire e rispondere, tempi di attesa più lunghi possono frustrare gli utenti e i fan, infine incidere negativamente sulle vendite di Apple. Ma anche se medie e numeri non possono essere contestati, occorre rilevare che la Apple di oggi è molto diversa da quella dell’era Steve Jobs, soprattutto per quanto riguarda il numero più grande di prodotti a listino e in generale per la portata del business.

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Innanzitutto Apple non ha mai mancato di lanciare e rendere disponibili con puntualità i suoi prodotti più importanti: nonostante le previsioni catastrofiche di diversi analisti, gli iPhone sono sempre arrivati puntuali, con costanti miglioramenti nelle stime di spedizione. La Apple di oggi conta su un catalogo prodotti molto più esteso dell’era Jobs, con un volume di vendite significativamente superiore, da qui anche la necessità di anticipare i concorrenti. Mentre in passato Cupertino poteva affidarsi a un singolo fornitore per una componente, ora deve gestire un maggior numero di partner, costruttori e assemblatori, una imponente catena di approvvigionamento globale che Apple gestisce magistralmente con tutte le conseguenze del caso, eventuali ritardi e problemi inclusi.

Infine e soprattutto i risultati danno ragione a Tim Cook: nonostante 2 anni di relativo stallo ormai alle spalle, vendite e fatturato di Apple sono raddoppiati, mentre la quotazione delle azioni AAPL è più che triplicata. Tutto questo senza contare il trimestre di Natale 2017 per cui la società prevede un altro record di vendite e di fatturato. Il compenso record di Tim Cook dimostra che gli azionisti hanno apprezzato il suo operato e i risultati conseguiti: è praticamente certo che il posticipo di HomePod passerà completamente in secondo piano quando a febbraio verranno annunciati i risultati del trimestre di Natale.